

CARLO BERTINI
Pier Luigi Bersani è pronto a tutto pur di togliere di mezzo il Cavaliere: a un governo di transizione breve con chi ci sta, che «non sarebbe affatto uno strappo costituzionale», a un’Alleanza Democratica per una legislatura costituente aperta a tutti, in teoria da Fini a Vendola, passando per Casini e Di Pietro, se la crisi precipitasse il Paese alle urne. Ma se i tempi si allungassero, il segretario rilancia la formula di un Nuovo Ulivo che superi l’esperienza fallimentare dell’Unione e che possa essere il perno di una coalizione vincente. «La nostra non è un’ammucchiata, sono loro che si insultano ogni giorno», replica al premier. «Prendo atto che Bersani è sulla mia stessa linea, sono stato io a rilanciare un’alleanza di questo tipo per difendere la democrazia visto che siamo in piena emergenza», si limita a dire Dario Franceschini, raggiunto al telefono nell’eremo dove sta seguendo un corso intensivo di inglese.
Ai suoi uomini che vogliono sapere che linea assumere dopo la lettura del lungo intervento di Bersani su Repubblica, Franceschini dà questa indicazione. Tradotta nelle parole del suo fedelissimo Giacomelli: «Da Bersani una riflessione importante e condivisibile in cui il Pd rimane l’asse portante di qualunque alternativa alla destra in una fase in cui molti sembrano candidarsi solo a titolo personale». E le reazioni a Bersani sono positive con qualche distinguo: Verdi, Socialisti, prodiani e dalemiani promuovono lo scongelamento dell’Ulivo, i vendoliani mettono davanti al carro le ineludibili primarie, Di Pietro le urne. I comunisti di Ferrero poi benedicono solo l’Alleanza anti Berlusconi bocciata però di nuovo da Fioroni e dagli ex Ppi.
E come da copione i commenti dei veltroniani sono tiepidi se non freddi. Nel giro di tre giorni le truppe dei Democrats si sono riposizionate sul campo e l’ex segretario, a leggere le reazioni al suo intervento sul Corriere e quelle riservate a Bersani, è rimasto in uno splendido isolamento. Una condizione vissuta in queste ore anche da Sergio Chiamparino, dopo le sue reiterate dichiarazioni di disponibilità a mettersi in gioco per un ruolo di leadership.
Nella nuova geografia dei Democrats è utile sentire dunque cosa dice Walter Verini, che di Veltroni è il braccio destro e sinistro: «Bene nelle parole di Bersani i riferimenti al bipolarismo e al Nuovo Ulivo, che altro non era che il Pd del 2007 che oggi si è rimpicciolito. Per il resto, una cosa sarebbe un governo di transizione breve, ben altra cosa andare alle urne con sante alleanze che rischiano solo di fare un favore al Cavaliere». Verini non a caso usa le stesse parole di Chiamparino, sulla politica «che non va confusa con l’aritmetica, perché il nostro problema non è un risiko di alleanze, ma saper parlare al Paese. Quindi se vogliamo ripresentarci con un Nuovo Ulivo ok, ma se fossimo andati avanti sulla strada iniziale del Pd oggi l’alternativa sarebbe più credibile, evitiamo in ogni caso un rassemblement indistinto».
E a precisa domanda se Veltroni intenda appoggiare una candidatura di Chiamparino in caso di primarie: «È sicuramente una personalità innovativa che ha creduto fin dall’inizio nel progetto del Pd; una risorsa di primo piano». Se non è un via libera ufficiale, suona come tale, soprattutto se associato alla smentita che dietro la lettera «agli italiani» vi fosse l’intenzione dell’ex leader di ricandidarsi. In più Veltroni e Chiamparino si vedranno a Torino a tu per tu il 3 settembre per fare il punto sullo stato dell’arte. E se allo stop alla candidatura di Chiamparino da parte di Bersani si associano quelli di personalità come Fassino e degli uomini di Franceschini, si vede come il quadro del Pd sia in evoluzione. «In fondo - osserva Antonello Soro - il Nuovo Ulivo di Bersani non indica una prospettiva diversa dall’idea del Pd di Walter e Dario. Il problema è che va ripristinato prima un regime di legalità che oggi non c’è più».

Nessun commento:
Posta un commento