martedì 24 agosto 2010

"La regola è distruggere chi dissente" Famiglia Cristiana attacca Berlusconi


La regola del «berlusconismo»? Per Famiglia Cristiana è indicativo il «metodo» seguito con l’ex direttore di Avvenire Dino Boffo: «Chi dissente, va distrutto». Il settimanale dei paolini lo scrive nell’editoriale del prossimo numero, nel quale tra l’altro si osserva come di fronte all’ipotesi di elezioni anticipate, il mondo cattolico si ritrova spaccato in due, non per proprie colpe, ma quale effetto della discesa in campo di Berlusconi.

Il settimanale dei Paolini risponde all’invito espresso da Gian Enrico Rusconi su La Stampa ai cattolici a «fare autocritica». «Su che cosa, in particolare? - chiede Famiglia Cristiana -. La discesa in campo di Berlusconi ha avuto come risultato quello che nessun politico nel mezzo secolo precedente aveva mai sperato: di spaccare in due il voto cattolico (o, per meglio dire, il voto democristiano). Quale delle due metà deve fare “autocritica”- si chiede il settimanale dei paolini: quella che ha scelto il Cavaliere, o quella che si è divisa fra il Centro e la Sinistra, piena di magoni sui temi “non negoziabili” sui quali la Chiesa insiste in questi anni?».

L’affondo di Famiglia Cristiana agita la vigilia del vertice tra il Cavaliere e Bossi, seconda tappa del chiarimento di mezza estate per il rilancio della maggioranza, dopo il summit del Pdl a Palazzo Grazioli la scorsa settimana. Dal Governo, in ogni caso, il ministro per l’Attuazione del programma di governo, Gianfranco Rotondi, avverte: «Sia chiaro: se cade questo governo ci sono solo le elezioni». Resta intanto la tensione tra Lega e Udc, così come quella tra Pdl e finiani. Il coordinatore Pdl, Sandro Bondi, torna a chiedere le dimissioni del presidente della Camera: «Oggi sono ancora più necessarie. Prima lo farà meglio è. Sia per il Paese che per la piena agilità politica dello stesso Fini». Dalla Lega il messaggio è chiaro: «Dagli anni ’80 è in atto una rivoluzione copernicana - afferma il senatore, Piergiorgio Stiffoni -,che ha visto Bossi combattere contro il sopruso, il malaffare, l’inciucio e la distruzione del Nord».

Tra i finiani il capogruppo Fli alla Camera, Italo Bocchino, difende la sua idea di un governo nuovo e allargato a tutte le forze moderate: «La mia è la riproposizione della teoria tatarelliana di “oltre il polo”. È stato Berlusconi prima di me a chiedere a Casini e Rutelli di entrare in maggioranza, così com’è Berlusconi a ricevere a Palazzo Grazioli parlamentari eletti nel Pd e delusi dal centrosinistra. La mia, pertanto, è una proposta tatarellian-berlusconiana». Intanto un nuovo affondo arriva da Farefuturo che, in una lettera aperta ai "berlusconiani moderati", ovvero i «non custodi del culto berlusconiano, non pasdaran, non addetti al massacro del dissidente», chiede notizia della "rivoluzione liberale". «Ve la ricordate? - scrive Federico Brusadelli - Bei tempi». Ma adesso, prosegue la lettera, «siete così convinti, cari pidiellini "moderati", che la Rivoluzione liberale possa avere il volto di Vladimir Putin, e possa davvero consumarsi sotto il tendone di Gheddafi? Davvero credete che la Rivoluzione liberale possa essere cantata da Vittorio Feltri e dal suo Giornale? Davvero pensate che la Rivoluzione liberale possa affidarsi alle mani di Cosentino e di Verdini?

Poi c’è il capitolo Lega: «Davvero pensate - incalza Ffwebmagazine - che la Rivoluzione liberale possa essere appaltata alla Lega Nord? A Umberto Bossi, Roberto Cota, Roberto Calderoli? Siete sicuri che la rivoluzione liberale sia fatta di medici e presidi spia, di respingimenti in mare, di conflitti con le Nazioni Unite, di schedature? E poi di "culattoni!" e di maiali al guinzaglio? Davvero volete che le vostre idee e i vostri progetti (ma anche, soprattutto, i vostri seggi, parliamoci chiaro....) si tingano di verde padano?». La risposta è secca: «No. Ci avete (ci abbiamo) provato, ci avete (ci abbiamo) creduto. La strada che doveva trasformare l’Italia è cambiata, passo dopo passo, sotto i nostri occhi. Si è snaturata. E da liberale è diventata populista (e leghista). Non c’è niente di male ad ammetterlo. E non c’è niente di male a provare a cambiare strada, per provare a ricominciare, per non tradire se stessi, quello in cui si è creduto. Ci sono nuovi percorsi possibili. Niente è sicuro nella vita. Ma - conclude Brusadelli - vale la pena di provare, almeno. Un saluto e (speriamo) a presto».

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