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di Luigi Zoja (*)
Il giornalismo scritto si è ormai riempito di sigle ed acronimi. È uno dei modi per distinguersi da quello televisivo, più veloce ma meno approfondito: dietro brevi iniziali sta infatti concentrato tutto un ragionamento. Una formula usata per descrivere i paesi che hanno messo in crisi l’Euro è PIGS (Portogallo, Italia, Grecia, Spagna), in inglese: maiali. Si sottintende così che i meridionali dell’Euro si sono comportati da suini (o da “cicale”, le cui iniziali però non si prestano), mangiandosi subito quanto era a tiro, senza pensare al domani. Di fronte alle devastazioni prodotte dal libero mercato molti hanno invocato un ritorno a Marx. Ma la crisi dell’Euro rende ancor più attuale l’altro grande teorico della società capitalista, Max Weber. Per Marx l’economia è la struttura – latente anche quando non visibile – della società: il resto, religione inclusa, è sovrastruttura, formazione secondaria. Per Weber, al contrario, è in gran parte la religione a determinare la cultura su cui cresce l’economia. Nell’Europa ricca ha apparentemente perso gran parte del suo ruolo. Eppure, anche la società postmoderna viene da lontano e il ragionamento di Weber rimane assolutamente attuale. Persino quello che possiamo vedere in paesi precapitalisti ce ne offre conferma. Da molti anni leggiamo che
Le cose che hanno in comune
TORNIAMO ai quattro “paesi maiali”. Cos’hanno in comune? Tre sono mediterranei, ma anche il Portogallo atlantico costituisce un prolungamento di questa unità. Un grande storico, Fernand Braudel, ha studiato proprio il Mediterraneo come un unico paese, che contiene infinite ricchezze culturali insieme a invincibili tradizionalismi e “inamovibilità”. Tre dei paesi sono cattolici, mentre
Tra calcolo ed emozione
E’ EVIDENTE come l’etica delle convinzioni sia centrale nella fede dell’Europa mediterranea: e, non a caso, anche dei partiti marxisti-monoteisti (impostati proprio sul modello della verità assoluta) che ne sono stati spesso un prolungamento. Come Sant’Agostino, l’etica delle convinzioni esorta ad amare appassionatamente una verità e non fare troppi calcoli sul futuro. Questo atteggiamento racchiude una intuizione psicologica forte. Infatti, tenendo troppo in conto quel che accadrà nel futuro e spingendo le previsioni sempre più lontano, l’uomo rischia di perdere in emozione ciò che acquista nel calcolo: e la ricerca di giustizia dovrebbe sempre combinare razionalità e passione. Per questo noi europei del Sud ci sentiamo spesso irritati di fronte ai puntigliosi ammonimenti dei parenti del Nord. Non in-fondatamente, vi avvertiamo segni di arroganza, di moralismo, di avarizia. Temiamo che il primato del futuro renda troppo pronti ai compromessi nel presente, e che questo indebolisca i valori fondamentali. Il protestantesimo, dominante nell’Europa del Nord, ha invece insegnato per secoli ad assumersi le responsabilità personalmente: la confessione non si fa con un sacerdote (che di regola assolve) ma è un dialogo diretto con Dio. Questo ha predisposto a scelte variabili senza dogmi, a politiche laiche, a forme di socialismo pragmatiche. Di fatto, la programmazione, l’economia, la reciproca dipendenza finanziaria sono la spina dorsale del mondo in cui viviamo: queste condizioni premiano proprio quella pedanteria che ci irrita, che ci produce quasi un fastidio estetico. La sopravvivenza dei figli e dell’ambiente è affidata sempre più alla formica che dorme in noi. In passato, un re poteva trascinare un paese nella guerra per una questione di orgoglio dinastico. Poiché la massa umana è limitatamente saggia e illimitatamente emotiva, era spesso più facile convincerla allora a seguirlo nel precipizio che indurla oggi ai sacrifici imposti da istituzioni finanziarie.
La cosmesi finanziaria
TUTTI sanno che i politici tendono a limitare i loro programmi a un futuro in cui sperano di essere rieletti e non più in là. Proprio per superare questo limite temporale,
Anche con l’Euro, l’inconscio collettivo mediterraneo ha continuato a usare la lira italiana , la dracma greca, la peseta spagnola. I cittadini (soprattutto i ceti medi e alti) hanno continuato a evadere il fisco molto più che nel Nord Europa. I governanti, a tappare i conseguenti buchi con prestiti e acrobazie. E tutti, abituati a lasciarsi portare dalle spirali dell’inflazione, ad arrotondare al rialzo i prezzi appena possibile. L’esperienza diceva che, un giorno o l’altro, i conti tornano: prima o poi, nei decenni passati, si produceva infatti una svalutazione, detta anche “tassa sui poveri” perché riduce il valore reale dei salari fissi. Attraverso di essa tutti i prezzi di un paese (espressi in monete stabili) si abbassavano: per gli europei del Nord, un prodotto italiano o una vacanza in Grecia tornavano ad esser convenienti. Ora, le monete nazionali sono scomparse nell’Euro: non si può più svalutare. Far vacanza in Grecia può costare quanto in Svizzera. Le fabbriche italiane faticano a competere da una parte coi prezzi dell’Asia, dall’altra con la qualità della Germania (dove i prezzi non crescono: per il trauma della svalutazione degli anni trenta che portò al potere Hitler e addirittura per costituzione, la lotta all’inflazione è una “pratica religiosa di bilancio”). La nuova “tassa” scaricata sui ceti deboli si chiama chiusura degli impianti. Per affrontare questo squilibrio economico – e diffondere nel meridione d’Europa un’etica della responsabilità – sarebbe necessaria una lunga educazione. Si dovrebbe iniziare dalla base: per esempio, con campagne contro i “piccoli” aumenti dei prezzi da parte di commercianti, professionisti, artigiani. Ma non si vede niente di simile. Gli uomini della strada, e i populisti che li assecondano a circolo vizioso, sono pronti ad accusare le norme di Bruxelles o di Francoforte. L’attribuzione delle responsabilità è una parte naturale dei processi mentali: ma in società in cui manca da secoli l’etica corrispondente la soluzione più facile è proiettarla all’esterno, e il più lontano possibile.
(*) psicoanalista e scrittore

6 commenti:
Bene, ora siamo pure Pigs.. passi da gigante stiamo facendo.. nella direzione opposta!
Religione e maschilismo sono da sempre la rovina del mondo, e pensare che la natura non necessita di molti maschietti, colpa della meidicina se fra gli esseri umani ce ne sono così tanti.
La natura sa quanto sono malefici, se le si desse retta per una volta :DDD
Ora? da mo' che siamo in questa prestigiosa classifica, da almeno un anno! Tremorti e B. dicono che ne siano fuori, poi ci ritroviamo sempre dentro.
Quanto ai maschietti, una difesa d'ufficio: 50anni fra la proporzione era 1 maschietto a 7 donne. Poi vi siete geneticamente indebolite e le distanze si sono accorciate! ;-)
:DDDDDD.. colpo basso, Direttò!
Lo sai meglio di me che la storiella del maschietto per sette femminucce è tratta dalle antiche e sacre scritture. Mai censimento mondiale fu fatto in tal senso.. non esisteva, e in molti Paesi non esiste ancora, l'anagrafe.
Tsèèèèèèèèèè Lui!
IO RICORDAVO NEL MONDO OCCIDENTALE!
Posso solo dirTi che è solo una bella favola :)
elargita nel tempo a maschietti e femminucce, ai primi per farli sentire più machi, alle seconde per spingerle ad "accapparrarsi" un marito.
In Italia, pensa Te, per ogni uomo c'è 0,9 di donna.. Dai censimenti mondiali statunitensi il risultato è di uno a una, è un dato di fatto per quel che riguarda i Paesi Occidentali da oltre mezzo secolo, nonostante madre natura dia alle donne più longevità.
Ricordo d'averlo letto in un articolo di giornale qualche anno fa, se non erro su Repubblica, dopo l'ultimo censimento fatto in Italia.
Pazienza.. i sogni sono fatti per svanire all'alba :DD
SONO SCETTICO.
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