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IL PREMIER HA DECISO: NONOSTANTE LE FORTI PERPLESSITÀ DEL QUIRINALE PER IL CONFLITTO D’INTERESSI
di Giampiero Calapà
Paolo Romani, viceministro alle Comunicazioni, presto promosso a titolare del dicastero dello Sviluppo economico. Il cerchio si stringe attorno al suo nome, nonostante le perplessità, il braccio di ferro ingaggiato dal Quirinale sulla sua nomina, fino ad oggi avanzata al presidente Napolitano solo in via informale. Motivo dell’irritazione del Colle il conflitto d’interessi di Romani, impegnato in attività imprenditoriali proprio nel settore della Comunicazione.
OGGI O VENERDÌ. Ieri silenzio, ma non è escluso che la proposta formale al Colle arrivi già dopo il Consiglio dei ministri in programma oggi, anche se in serata i rumors svelavano un ulteriore temporeggiamento da parte di Berlusconi, che starebbe pensando di aspettare venerdì, l’ultimo secondo utile, prima di muoversi. Ma che cosa è cambiato nelle ultime settimane su Romani? Il Quirinale ha preteso che la posizione di Romani, proprio alla vigilia di nuove concessioni di frequenze nazionali (digitale terrestre e telefonini), prima di un’eventuale nomina, fosse chiarita. E Romani avrebbe fatto quanto richiesto, presentando all’Anti-trust tutta la documentazione necessaria, riguardante le sue partecipazioni in aziende che potrebbero implicare l’incompatibilità. Particolare attenzione è stata rivolta a quella nell’emittente Lombardia7 Tv, ma sarebbe stata giudicata alla fine poco rilevante perché la società è in liquidazione. Un conflitto d’interessi che, comunque, riguarderebbe già Romani, in quanto appunto viceministro proprio con delega alle Comunicazioni. Il Quirinale, però, non avrebbe gradito perché mentre viceministri e sottosegretari sono nominati dai ministri, senza nessuna firma richiesta al presidente, i ministri vengono direttamente nominati dal Colle (dopo la proposta di Palazzo Chigi ovviamente). Insomma, Romani viceministro non è responsabilità di Napolitano, mentre un Romani ministro lo sarebbe. Quindi prima di procedere, il presidente non ha voluto sentir ragioni: diradare ogni nebbia e possibile fonte di critica su una nomina delicata, tuttavia retta ad interim da maggio, dalle dimissioni di Claudio Scajola, dallo stesso Berlusconi, paradosso dei paradossi, proprietario di reti televisive interessate direttamente alle concessioni delle frequenze. Si parla di 25 canali del digitale terrestre, con Mediaset già favorita naturale, perché con una posizione di forza sul mercato.
IPOTESI FINIANO. Un braccio di ferro quello con il Quirinale che, in realtà, è anche di natura politica. Perché con la crisi in corso interna al centrodestra, un nome “finiano ” poteva essere presentato al Quirinale come ipotesi costruttiva. Infatti, nei giorni scorsi è rimbalzata più volte l’idea dell’economista Mario Baldassarri, uno dei neofondatori di Futuro e libertà. Dopo il discorso di Mirabello di Fini, però, Berlusconi ha stracciato ogni ipotesi di riconciliazione e sul tavolo del presidente non arriverà il nome di Baldassarri. Così, nelle ultime ore, è ritornata forte la candidatura di Paolo Romani, Napolitano permettendo.

1 commento:
Era scontato. Ma è anche un assaggio, per vedere la reazione di Napolitano.
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