

«Presidente ora e per tutta le legislatura». Gianfranco Fini chiarisce che il presidente della Camera non si può licenziare e che la maggioranza non può disporre a suo piacimento delle istituzioni parlamentari. Se si potesse dare un titolo alla giornata politica, aggiunge, sarebbe «tanto rumore per nulla». La previsione di Fini è questa: Berlusconi e Bossi non chiederanno un incontro a Napolitano per porre la questione delle sue dimissioni perchè, se lo facessero, sarebbero due «analfabeti» della Costituzione.
Il presidente della Camera derubrica come un’irricevibile pretesa, non contemplata dalla Costituzione, la richiesta del premier e del Senatur che ieri si erano rivolti al Quirinale chiedendo un colloquio per mettere il problema-Fini di fronte a Napolitano che, fanno invece sapere dal Colle in modo informale, non ha ricevuto alcuna richiesta ufficiale di incontro. Nel fixing della giornata politica restano alte le quotazioni delle elezioni anticipate (nuovamente evocate da Bossi e non escluse da
A dispetto delle convinzioni di Bossi che vorrebbe «spostarlo» dallo scranno più alto dell’assemblea di Montecitorio, Fini ricorda che «
«Andare a votare adesso -ribatte Fini- è da irresponsabili. Il governo non deve cercare il modo per andare a votare ma deve governare, occuparsi dei problemi dell’economia, dei problemi della sicurezza dei cittadini. Siamo in una condizione sociale estremamente preoccupante, i deputati di Futuro e libertà sono pronti a discutere con Forza Italia allargata, perchè il Pdl non c’è più e con
Parere diametralmente opposto, invece, è quello del Senatur che insiste sul voto in autunno. «Tutto si può fare in questi giorni sapremo cosa fare dopo aver incontrato il presidente Napolitano» e rinviando quindi all’incontro con il capo dello Stato ogni decisione sul futuro della coalizione. «Stare nel pantano -spiega il leader della Lega- non serve a nessuno, più passa il tempo e peggio è. C’è una finestra per l’economia tranquilla, la situazione è ferma e si può andare alle elezioni». «Dipende se Berlusconi vuole andare a votare», taglia corto lasciando intendere che il Cavaliere continua a frenare sull’ipotesi di un voto anticipato.
Resta fermo invece il proposito di salire al Quirinale. Sono già stati presi contatti? «Bisogna prima vedere quando siamo liberi, io e Berlusconi. C’è un giro di contatti», risponde il leader del Carroccio. Quando gli chiedono come si possono creare le condizioni per le urne, Bossi replica: «La strada va studiata con Napolitano». Come Bossi anche
«Credo che rimanere presidente della Camera -afferma il coordinatore pidiellino riferendosi in prima battuta alla posizione di Fini- sia obiettivamente una decisione che la nostra Costituzione riserva solo a lui». Il premier salirà al Quirinale «per rappresentare le nostre difficoltà -spiega
«Io non vedo le elezioni nè più vicine nè più lontane. Sta maturando nella maggioranza di governo la convinzione che non basti una maggioranza numerica ma che occorra una maggioranza politica e sincera che faccia rispettare gli impegni che abbiamo preso con gli elettori. Se avremo questo tipo di maggioranza non ci sarà bisogno di chiedere le elezioni al presidente della Repubblica e andremo avanti, altrimenti -conclude il coordinatore del Pdl- chiederemo con forza al presidente della Repubblica di ridare la parola agli elettori».
Prima dell’intervista serale, l’opposizione si era già schierata a difesa del ruolo che
«Bossi e Berlusconi -mette in chiaro il segretario del Pd, Pierluigi Bersani- non hanno a disposizione le istituzioni e questo devono metterselo in testa. Quando avremo
«L’ipotesi di far dimettere Fini -dichiara il vice presidente del Senato, Vannino Chiti- non sta in cielo nè in terra, nè nella Costituzione. Se Pdl e Lega hanno la maggioranza e i numeri per governare lo facciano. Altrimenti si facciano da parte e il presidente della Repubblica verificherà se ci sono le condizioni per un governo che affronti il problema della legge elettorale, restituisca ai cittadini la possibilità di scegliere le maggioranze di governo e i loro rappresentanti in Parlamento» .
«Noi dell’Italia dei valori -chiosa Antonio Di Pietro- vogliamo che Silvio Berlsuconi salga al Colle per rassegnare il proprio mandato e andare a votare al più presto perchè il Paese si deve liberare non del presidente della Camera, ma del presidente del Consiglio».

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