

EDERICO GEREMICCA
Chiederà al governo e ai partiti di pensare agli interessi del Paese; ascolterà propositi, progetti e recriminazioni; suggerirà vie e toni per cercare di evitare che lo scontro in atto (viste le premesse) arrivi a far tremare le colonne portanti dell’intero sistema istituzionale.
Giorgio Napolitano, insomma, è pronto a rimboccarsi le maniche e a fare la sua parte, se la crisi della maggioranza dovesse precipitare in crisi di governo. Ma sarebbe un’inutile bugia dire che lassù, dalle parti del Colle, ci si culli nell’ottimismo. «I margini sono stretti», sussurra uno dei consiglieri del Presidente. E quando si parla di margini, si intende la possibilità di evitare le elezioni anticipate: anticipate addirittura a prima di Natale...
Cos’è, infatti, che potrebbe arrestare quella che ormai pare una corsa inarrestabile allo scontro e al voto? Da una parte, il rientrare della violenta polemica che divide Fini e Berlusconi, un colpo di spugna, insomma, una qualche forma di armistizio tra i due leader del centrodestra: ma l’ipotesi è remota, per usare un eufemismo. Dall’altra - a crisi di governo eventualmente aperta - la possibilità che i partiti contrari a tornare alle urne con il «porcellum» raggiungano tra loro (in tempi brevi) un’intesa sulla nuova legge elettorale, premessa indispensabile perché si possa pensare alla formazione di un qualunque altro governo: e anche qui, considerate le rilevanti differenze di posizione (perfino all’interno degli stessi partiti) le possibilità che questo avvenga sembrano ridotte al lumicino.
Stando così le cose, nessun ottimismo che sia fondato sulla ragione - oltre che sulla volontà - pare giustificato: il che spiega a sufficienza il crescere delle preoccupazioni nelle stanze del Quirinale. In attesa degli eventi, però, si prova almeno a fare un po’ di chiarezza: dividendo il possibile dall’impossibile. Alla categoria dell’impossibile, per esempio, appartiene la volontà di Berlusconi e Bossi - ventilata l’altra notte dal leader leghista - di salire al Quirinale per chiedere a Napolitano di convincere Fini alle dimissioni: l’annunciata richiesta di incontro non è mai giunta al Colle, e il Presidente - in verità - spera che non arrivi affatto, considerato che non ha né i poteri per costringere il presidente della Camera alle dimissioni né l’intenzione di entrare in quello che - a giudizio del Colle - è null’altro che uno scontro interno a un partito.
Alla categoria del possibile (e forse addirittura del dovuto...) appartiene, invece, l’ipotesi che il premier chieda un incontro al Capo dello Stato per informarlo della situazione determinatasi e chiedergli lumi e consigli sulle possibili vie da seguire. In questo caso Giorgio Napolitano spiegherà a Berlusconi quel che è possibile, Costituzione alla mano. Prima di tutto ribadirà il concetto che l’eventuale crisi di governo non potrà essere che parlamentare: cioè con un dibattito alla Camera (stamane si riunisce la conferenza dei capigruppo di Montecitorio per decidere tempi e iter) seguito da un voto che certifichi il venir meno di una maggioranza. A quel punto...
A quel punto, il Quirinale non nasconde di temere nuove tensioni con Palazzo Chigi: che, sulla base della cosiddetta «Costituzione materiale», ritiene da tempo che - caduto Berlusconi - l’unica via percorribile sia il ritorno alle urne. Sono settimane, se non mesi, che Giorgio Napolitano è impegnato a spiegare al premier che così non è, e che anche in caso di crisi c’è
Ma al Colle, per ora, si fermano qui. Precorrere i tempi è inutile. Ciò di cui sia la maggioranza che l’opposizione dovrebbero esser infatti certi è che Napolitano non devierà - in alcun senso - dal percorso tracciatogli dalla Costituzione. Non accadrà non solo per i trascorsi dell’attuale Capo dello Stato (inappuntabile, in passato, sia come ministro dell’Interno che come presidente della Camera), ma anche per lo scrupolo che il Presidente avrà nel tentare di tener fuori il Quirinale dallo sport preferito in questo declino di Seconda Repubblica: e cioè il «tiro alle istituzioni».
Parlamento, Corte Costituzionale, presidenza della Camera, magistratura... Nessuno si è salvato dagli strali del premier. Ed è anche per questo che il Quirinale, cocciutamente, tenterà di restar fuori da una guerra senza senso. La fine di un governo, in fondo, è la fine di un governo: non precisamente gli ultimi giorni di Pompei...

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