giovedì 9 settembre 2010

Il leader della Cisl: "Ci hanno provato. Volevano farmi male"


ROBERTO GIOVANNINI

«Ci hanno proprio provato a farmi male. Se mi prendevano in faccia, con quel bengala, mi ammazzavano». Raffaele Bonanni è arrabbiato: con i contestatori, con la Fiom, con la polizia che non c’era. Ma anche con chi vorrebbe andare ad elezioni anticipate.

Segretario, com’è andata?
«È successo che per fortuna c’erano 500 militanti della Cisl, che hanno bloccato i violenti. Era appena cominciato, loro erano fuori, appena entrato sul palco hanno fatto irruzione nel tendone. Sono volate sediate, erano armati di candelotti fumogeni, e uno me lo hanno tirato addosso».

È stato colpito?
«Eccome. Mi ha fatto un bel buco nel giubbotto. Se mi prendevano in faccia o sui capelli, mi rovinavano. Quelle non erano parole, era violenza. Per fortuna la gente ha fatto barriera».

Chi erano i contestatori?
«Erano giovani, dei centri sociali. Non erano lavoratori. È la gente che va a fare violenza allo stadio, professionisti della violenza, che naturalmente di fronte ai toni esagitati degli ultimi tempi trovano spazio per inserirsi. Per questo alcuni farebbero bene ad abbassare i toni. Un conto è la dialettica, un conto è non essere d’accordo, un conto parlare di “soprusi”, di “tradimento”. E voglio avvertire alcuni...»

Facciamo nomi. Chi?
«Non ce l’ho con la Cgil. Epifani mi ha chiamato, mi ha espresso solidarietà. Ce l’ho con la Fiom, con certi ambienti di sinistra. Ce l’ho anche con coloro che in questi giorni stanno rincorrendo le elezioni politiche. Questa mistura pestilente porta un messaggio di violenza e irresponsabilità».

Le tensioni politiche alimentano la violenza?
«Sì. Il ricorso alle elezioni, con questa confusione che c’è tra le forze politiche alimenta questi ambienti minoritarissimi, irresponsabili e violenti».

Cosa auspica che faccia la politica?
«Che i toni si abbassino, che si torni alla normale dialettica, e soprattutto che non si vada alle elezioni. Che aprirebbero una fase di grave difficoltà per l’economia. Abbiamo una crisi economica che rischia di distruggere le condizioni delle famiglie e delle imprese. Non servono certo ulteriori ed esaltati litigi tra le forze politiche, ma serve una forte corresponsabilità nel governo dell’economia. Altrimenti, la politica a che serve? È solo il teatrino delle invettive. Sono molto preoccupato».

Lei ce l’ha con la Fiom, che ora si trova fuori dal contratto nazionale e forse dal sistema di rappresentanza.
«Ma non discutono con nessuno, non rispettano mai l’opinione della maggioranza dei lavoratori. Questo è il punto vero. Ma se c’è una maggioranza che si esprime...»

La Fiom dice che non avete fatto votare i lavoratori sul contratto, che avete fatto un sistema di rappresentanza per tagliarli fuori.
«Ma che dicono... o si fa come vogliono loro o non sono d’accordo mai su niente. Ma ormai, con gli altri sindacati, siamo maggioritari. C’è un problema politico che deve risolvere la Cgil: se quel sindacato di categoria sta nelle regole democratiche e nel solco del sindacalismo occidentale o se sta a Cuba».

1 commento:

LUIGI A. MORSELLO ha detto...

Il degno corollario è il piagnucolio di questo sindacalista, che ha provato un grande spavento che non si aspettava. Sono disgustato.