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Eros Maggioni, fidanzato del ministro nominato all’Aci Milano. Senza titoli
di Davide Milosa
Ama le auto d'epoca. Anzi ne possiede addirittura un discreto numero. Tanto vale per progettare ed entrare nel cda di Aci Milano. Eppure, lui, all'Automobile club non era nemmeno iscritto. Almeno era così fino al 14 aprile scorso, quando il suo nome viene messo nell'elenco in tutta fretta. Solo una coincidenza il fatto che due giorni dopo si chiudano le liste per la corsa al consiglio commissariato dal novembre 2009.
Eppure Eros Maggioni, classe '67, originario di Merate, popoloso paesone affondato nella ricca Brianza, non ci pensa. Anzi tira dritto tranquillo. Tanto, oltre alla passione per le auto d'epoca, sul tavolo della partita può mettere il suo rapporto sentimentale con il ministro al Turismo Michela Vittoria Brambilla. La loro storia d'amore dura ormai da 16 anni. "Lui – dice lei nell'occasioni pubbliche – è il mio miglior accompagnatore". A Maggioni però non piacciono i riflettori. Poche le foto in giro. "È schivo", raccontano i residenti di Calolzio, comune dove i due abitano nella casa della famiglia Brambilla. Rapporto d'amore, ma anche d'affari. Senza dire della politica. Assieme sono soci del Centro medico lombardo con sede a Cernusco Lombardone. Normale. Eros fa l'odontoiatra. Mestiere condito da tante passioni. Dalle auto, ovviamente, ma anche dal mattone. Tanto che con la ministra-compagna ha aperto
Pochi sanno chi è l’Eros, come lo chiamano al paese. Tra i tanti anche Paolo Viganò, presidente della Sias, controllata dell'Aci che gestisce il grande business movimentato dall'autodromo di Monza: circa 60 milioni di euro l'anno. E così si torna al punto. L'Aci di Milano. "Un vero centro di potere", come lo ha definito ieri Milena Gabanelli commentando l'inchiesta di Report “Così fan tutti”. Ma Viganò va avanti: "Maggioni? Mai sentito". Dice e conferma quella corsa pazza a farsi tesserare. Dato ribadito nell'esposto scritto dai consiglieri esclusi dalla partita del cda. “Maggioni si associa alla sezione milanese dell’Aci 48 ore prima dell’indizione delle elezioni, anche se risiede a Lecco”.
“Dare l’assalto alla diligenza”
IL PRESIDENTE di Sias riassume così questi singolari interessamenti per l'Aci di Milano. "Dare l'assalto alla diligenza". Viganò non scherza. Perché il pasticciaccio brutto dell'Automobile club mostra la volontà della politica di mettere le mani soprattutto sulla ricca torta del Gran premio. E allora ogni cosa vale. Come nominare commissario dell'Aci, Max Ermolli, figliol prodigo di Bruno, fine lobbista e consigliere di punta di Berlusconi. "È telecomandato", dice Viganò alla giornalista di Report. E come tale sembra comportarsi. Perché da commissario, nominato, guarda un po', dal ministro Brambilla decide di bocciare una delle due liste in corsa. Quindi sceglie di candidarsi. Naturalmente nell'altro schieramento. Un conflitto d'interessi nuovo che ne ingrossa un altro già esistente dal 2008, data in cui Sinergetica, la società della famiglia Ermolli, firma contratti di consulenze per circa 250mila euro con l'Automobil club. Particolare che sorprende anche il presidente di Aci Roma, Enrico Gelpi, il quale, però, liquida la storia con un laconico "Sinergetica lavora con Aci da anni, l'abbiamo ereditata".
Insomma, le cose accadono, ma nessuno sembra accorgersene. E così capita che nella stessa lista di Ermolli jr compaia anche il nome di Antonino
La lottizzazione delle candidature
NESSUNA competenza, solo lottizzazioni. Questo emerge dalla vicenda milanese. E chi doveva controllare si accorge solo ora del cortocircuito. Capita con Carlo Bretzel, avvocato della commissione liste candidature. Dice: "Mentre eravamo in commissione, è arrivato un signore a dirci che aveva telefonato il ministro e che bisognava essere molto scrupolosi". Il signore era Massimiliano Ermolli, ma lui, Bretzel, mica lo sa. Lo apprende solo dai giornali. Di Ermolli, ma anche di
Stesso discorso vale per Carlo Valli, nominato presidente dell'Aci. Un bel tipo, Valli. Simpatico, sempre con la risposta pronta, fa il presidente alla Camera di commercio di Monza e Brianza. "Di auto – racconta Viganò – ci capisce poco". Non a caso, Valli è un neo tesserato. Come Maggioni e come molti altri che si sono ritrovati la tessera spedita a casa con assieme il modulo di voto. Voti singoli, ma anche doppi, oppure lasciati in delega. Tutto, apparentemente, fuori dalle regole. Valli però è convinto. Lui quella tessera l'ha pagata. Ha anche la fattura: 89 euro intestata a Carlo Valli classe '54. Peccato si tratti di un omonimo. Perché quello vero è nato nel '36 e la tessera gli è costata zero euro. Dopo il polverone, però, tutto resta come prima. Solo Ermolli jr ha pensato di dimettersi. Il resto è l'ennesimo brutto racconto da cricca italiana.

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