
UNA PERIZIA DIMOSTREREBBE CHE
Il Giornale intanto continua l’offensiva su Montecarlo e apre l’edizione di ieri con il titolo: “La perizia dei pm che inchioda Fini”, accusando Report di voler “spacciare Berlusconi per il presidente della Camera”. “Ok, il prezzo (non) è giusto – scrive il quotidiano di Vittorio Feltri in prima pagina – La perizia chiesta dai magistrati di Roma ai loro colleghi monegaschi confermerebbe che la casa di Montecarlo abitata da Tulliani vale almeno tre volte tanto quanto incassato dal partito di Fini: più o meno un milione contro 300 mila euro”.
A RIVELARLO, secondo quanto scrive il Giornale, è stato Luciano Garzelli, costruttore monegasco dell’impresa Engeco, perché dalle autorità di Montecarlo c’è solo il silenzio sul prezzo di vendita dell’appartamento di Boulevard Princess Charlotte 14. Secondo Garzelli la perizia del presidente delle agenzie immobiliari del Principato, Michel Dotta, stimerebbe tre volte superiore (circa un milione di euro) la cifra del valore dell’immobile, rispetto alle 300 mila euro pagate dalla società offshore di Saint Lucia ad Alleanza nazionale nel luglio 2008: “Che cosa mi ha detto Michel? – dice Garzelli al Giornale – Che ha riferito al procuratore di Monaco, interessato a trasferire a sua volta l’informazione a Roma, che nel ‘99 il prezzo della casa era un po’ sottostimato, tutto sommato poteva anche andare, mentre per il 2008 il valore dell’appartamento era minimo minimo di un milione di euro (...). Io ho ribattuto che secondo me era almeno quattro volte di più, e non tre volte di più come diceva lui (...). Ma Dotta è il presidente di tutte le agenzie di Monaco, meglio di lui non può sapere nessuno il valore esatto”. Lo “scandalo” della casa monegasca abitata da Giancarlo Tulliani, il “cognato” di Gianfranco Fini, è esploso sulle pagine del quotidiano della famiglia Berlusconi lo scorso 27 luglio, mentre si stava consumando la rottura tra i finiani e il resto del Popolo della libertà.
IL 26 SETTEMBRE scorso Fini, in un video-messaggio registrato ha negato di avere qualsiasi responsabilità rispetto alla vicenda, assicurando di esser anche pronto alle dimissioni: “Se dovesse emergere con certezza che Tulliani è il proprietario e che la mia buona fede è stata tradita, non esiterei a lasciare la presidenza della Camera”. g. cal.

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