sabato 16 ottobre 2010

L'ira del Cavaliere contro la procura


di FRANCESCO BEI

"Una cosa da ridere, se non fosse che hanno tirato in ballo mio figlio". Silvio Berlusconi, impegnato in ogni modo a puntellare il governo e la sua maggioranza, è finito ieri ancora una volta in un corpo a corpo contro le procure. "Vogliono far saltare la riforma della giustizia, ma non ci riusciranno", ha urlato al telefono da villa Certosa. I pubblici ministeri della Capitale, dopo aver studiato le decine di migliaia di pagine inviate dai colleghi milanesi, hanno deciso di convocarlo per il 26 ottobre (anche se il Cavaliere, a chi lo ha chiamato in Sardegna, ha riferito di non aver ancora "ricevuto assolutamente nulla di ufficiale"). A Palazzo Grazioli danno per scontato che il premier non si presenterà, ma è il "timing" della nuova inchiesta a destare i sospetti maggiori. "Prima delle regionali mi hanno rinviato a giudizio - si è sfogato ieri il Cavaliere - , adesso, proprio mentre stiamo preparando un'epocale riforma della giustizia, i pm alzano di nuovo il tiro". "Non può essere una coincidenza - osserva il vicecapogruppo Pdl al Senato, Francesco Casoli - questa spettacolarizzazione di cose vecchie di anni, in un momento così delicato".

Eppure non è tanto l'inchiesta per frode fiscale sui diritti tv a impensierire Berlusconi. Nel Pdl il vero allarme è per un possibile coinvolgimento di Gianni Letta nell'inchiesta sugli appalti del terremoto in Abruzzo. Quella stessa inchiesta che ha trascinato nel gorgo Denis Verdini, che lunedì è stato convocato per un interrogatorio al quale tuttavia non si presenterà. Sandro Bondi, dando voce ai timori della cerchia stretta intorno al premier, intravede in queste azioni giudiziarie un disegno unico: "È come se ci fosse la regia di un gruppo... i magistrati decidono di intervenire ogni volta che è in corso una mediazione politica. Una parte precisa della magistratura cerca di buttare all'aria tutto radicalizzando la situazione".

La "mediazione" a cui fa riferimento il ministro dei beni culturali è quella in corso sulla giustizia tra Niccolò Ghedini e la finiana Giulia Bongiorno. Un lavoro che dovrebbe produrre quella "grande, grande, grande riforma" su cui il premier ha incentrato il suo discorso in Parlamento e alla quale lega i suoi ultimi anni di impegno politico. "I magistrati - spiega uno degli uomini che si occupano di giustizia per il Cavaliere - si stanno servendo delle inchieste contro Berlusconi per far saltare una possibile intesa con Fini e quindi far cadere il governo".

Che il dialogo con Fli sia concreto lo dimostra del resto anche il freno messo all'iter del disegno di legge costituzionale che dovrebbe rivedere tutto, dal Csm alla separazione delle carriere. Il Consiglio dei ministri l'avrebbe dovuto approvare la prossima settimana e invece ci vorrà più tempo: "Questo slittamento - suggerisce Paolo Bonaiuti - è indice della ricerca di un accordo vero fra Ghedini e la Bongiorno. Comunque Berlusconi resta determinato a raggiungere l'obiettivo". L'invito a prendere tempo, alla ricerca di un'intesa più alta e soprattutto "non punitiva" nei confronti della magistratura, i berlusconiani raccontano sia arrivato direttamente da Giorgio Napolitano. Un invito alla prudenza che il capo dello Stato ha rivolto ad Angelino Alfano due giorni fa, il quale lo ha "girato" al Cavaliere nella riunione a villa Certosa. E così la prossima settimana il Consiglio dei ministri si occuperà, invece che di giustizia, del decreto sicurezza tirato fuori dai cassetti del Viminale. Ieri Berlusconi ne ha discusso a lungo al telefono con il ministro Bobo Maroni: ci sarà un giro di vite contro la violenza negli stadi, per rispondere a caldo alle immagini "devastanti" della furia degli ultras serbi. "Dobbiamo far vedere subito che facciamo qualcosa", ha ordinato il premier a Maroni. E dunque verrà ripresa la vecchia idea di considerare come pubblici ufficiali gli steward negli stadi, consentendo loro di bloccare i tifosi. Possibile anche la reintroduzione della "flagranza differita" per arrestare gli ultras riconosciuti grazie alle telecamere.

(16 ottobre 2010)

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