sabato 16 ottobre 2010

COTA PREPARA LA FUGA NELLA CAPITALE



Sorpassato nel riconteggio passa più tempo a Roma che a Torino

di Stefano Caselli

Roberto Cota (Lega) rischia di perdere la poltrona di governatore, dopo il riconteggio dei voti che registra il sorpasso di Mercedes Bresso (Pd), intanto sempre più spesso è a Roma, sempre meno a Torino, forse per abituarsi.

La sala del Consiglio regionale del Piemonte a Palazzo Lascaris è solitamente un’aula compassata, ma qualche giorno fa si è sfiorata la rissa. Durante i lavori, il consigliere del Pd Mino Taricco si è intrufolato tra i banchi della giunta issando sulla sedia vuota del presidente una gigantografia di Roberto Cota, incorniciata da un video. Il presidente dell’assemblea Cattaneo è stato costretto a interrompere i lavori: “Visto che non possiamo mai vederlo nella realtà – ha spiegato Taricco – almeno vediamo la sua immagine”. Già, perché Roberto Cota – a quanto pare – è di gran lunga il più “romano” dei “governatori” leghisti del Nord. Fedele pretoriano di Umberto Bossi, lo si è visto anche davanti a Montecitorio durante l’ormai storico “pranzo della pajata”, la riconciliazione con la Capitale dopo la libera interpretazione dell’acronimo Spqr (“Sono porci questi romani”) fornita dal Senatùr: “Dal 3 maggio – spiega il capogruppo Pd in Regione Aldo Reschigna – Cota ha partecipato a sole 8 sedute su 36, disertando tutte le riunioni di commissioni consiliari. In compenso ha preso parte a più di 15 trasmissioni televisive, in cui ha parlato solo di problemi politici nazionali”. Cota si difende, sostenendo di essere il presidente della Regione , non un consigliere e di andare in aula “solo quando si discutono provvedimenti strategici”. E se molto del suo tempo lo passa a Roma, è per “tutelare gli interessi del Piemonte”. Tuttavia secondo i maligni, l’assenteismo del presidente è un modo per prepararsi al rischio che quella poltrona (conquistata a marzo con uno scarto di appena 9.372 voti su Mercedes Bresso) gli venga sottratta. Il riconteggio dei voti, infatti, va piuttosto male.

Battaglia all’ultima scheda elettorale

IL 15 LUGLIO scorso, il Tar del Piemonte ha accolto due ricorsi presentati da Bresso, più uno sparuto gruppo di compagni di viaggio(tracuiiVerdiel’Udc,ma non il Pd) per irregolarità nella presentazione di alcune liste a sostegno del centrodestra. I giudici amministrativi hanno stabilito che le liste “Al Centro con Scanderebech” e “Consumatori” si erano presentate senza averne titolo, avendo evitato la necessaria raccolta delle firme dichiarando un apparentamento fasullo con liste già presenti in Consiglio. In pratica Deodato Scanderebech ha creato la sua lista dichiarandola collegata con l’Udc (che sosteneva Bresso), ma dal partito di Casini, di cui era addirittura capogruppo, era già stato espulso. Alla fine Deodato ha raccolto oltre 12 mila voti che, uniti a quelli dei Consumatori, fanno quasi 15 mila schede che il Tar ha stabilito di ricontare: bisogna stabilire quanti abbiano votato soltanto la lista illegittima (voti annullabili) e quanti abbiano crociato il nome di Cota (voti validi). Ebbene, dopo un’estate passata a discutere su chi avrebbe dovuto pagare le spese, il riconteggio volge finalmente al termine. Tutte le Province hanno finito le operazioni, mentre Torino (dove si concentra oltre la metà dei voti) avrebbe dovuto terminare ieri, ma è stata concessa una proroga di 25 giorni.

In ogni caso i risultati definitivi delle province e quelli ufficiosi del torinese sembrano assai sfavorevoli alla Lega: la maggior parte degli elettori (e non è una sorpresa, Scanderebech a Torino è un autentico ras delle preferenze) ha votato solo la lista. Il risultato è che lo scarto minimo si sarebbe ribaltato a favore di Mercedes Bresso.

Sull’esito del riconteggio il Tar dovrebbe deliberare il 4 novembre (me è possibile un ulteriore rinvio), annullando le elezioni e riportando il Piemonte al voto, oppure restaurando la “zarina” in piazza Castello.

Ma le vie della giustizia amministrativa sono infinite e la parola fine e ben lontana.

Il prossimo appuntamento, infatti, è a Roma, al Consiglio di Stato il 19 ottobre (ma è quasi certo che anche questa udienza sarà rinviata). A palazzo Spada si dovrà decidere sul riconteggio (nonché sulle modalità di valutazione dello stesso) disposto dal Tar e, soprattutto, sul ricorso su cui i giudici piemontesi non hanno mai deliberato, quello della lista “Pensionati per Cota” del professionista delle liste civetta Michele Giovine, che – tra l’altro – sarà giudicato con rito immediato dal Tribunale di Torino il prossimo 15 dicembre.

Secondo la Procura, infatti, è evidente che le firme della quasi totalità dei candidati dei Pensionati siano false e apposte all’insaputa degli stessi (tra cui una prozia di Giovine, classe 1919). Un “vizietto” in cui il nostro era già inciampato nel 2005, ma allora se la cavò con una modesta oblazione grazie a una legge (poi dichiarata incostituzionale) che di fatto depenalizzava il falso in materia elettorale. Giovine ha raccolto 27 mila preferenze (quattro volte tanto lo scarto tra Cota e Bresso) che, se i giudici daranno ragione ai ricorrenti, scomparirebbero in quanto dati a una lista “inesistente”. Insomma, se anche Bossi si è accorto che in Piemonte c’è un problema, ha i suoi buoni motivi. Intanto Cota (come riporta il sito lospiffero.com ) è impegnato ad allestire la nuova sede distaccata della Regione Piemonte a Roma, molto comoda, a due passi da Palazzo Madama. Non si sa mai.

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