

Fini alla Convention di Fli: “Nessun traguardo è precluso”. Bocchino: “Oltre l’appoggio esterno”
di Alessandro Ferrucci
inviato a Bastia Umbra
Tre minuti, a braccio. Poche parole, decise, tanto chiare quanto enigmatiche. Ma perfette per fare crescere la tensione, l’attesa: “Nessun traguardo può esserci precluso, ogni obiettivo può essere raggiunto e abbiamo, lo dirò meglio domani (oggi, ndr), obiettivi ambiziosi”, urla Gianfranco Fini agli oltre seimila presenti a Bastia Umbra per la prima convention di Futuro e Libertà. E parte il boato dalla platea. Standing ovation sulla fiducia: tutti in piedi ad applaudire, urlare, scandire il nome del loro leader. E chiedersi cosa avrà voluto dire: dimissioni dalla presidenza della Camera? Appoggio esterno? La richiesta di un passo indietro a Berlusconi? Certo è, che questa due giorni è stata organizzata come fosse un’investitura forte nei confronti dell’ex co-fondatore del Pdl: il simbolo con la scritta Fini è ovunque sulla scenografia del palco, il suo libro sparso per tutte le sale; sulle sedie i cartelloni stile “presidenziali statunitensi” con tanto di stellette. In platea poi, troneggiano sia Elisabetta Tulliani che la ex moglie Daniela Di Sotto, come a dire: io riesco a tenere uniti il passato, il presente e a costruire il futuro. Altri meno. Quindi le parole di Italo Bocchino all’apertura dei lavori: “Tu hai certificato la fine della Prima Repubblica, oggi sei sempre tu a certificare il percorso fatto dal bipolarismo che si conclude in modo irreversibile. Sei stato protagonista della Seconda Repubblica e sarai il protagonista principale della terza”. “Sul nome di Fini - continua - costruiremo il vero centrodestra. Questa gente ti chiede di costruire una nuova destra, come quella che c'è in Francia, Germania, Inghilterra. Devi avere coraggio, lo stesso coraggio che hai avuto quando hai osato alzare il dito contro una ingiustizia”. E ancora: “Appoggio esterno al governo? Andremo ben oltre”. Non solo. Un altro dato significativo è l’intervento di Pasquale Viespoli, da sempre dato come uno dei più moderati, come uno dei più attenti a non strappare definitivamente con Silvio Berlusconi. Ebbene, anche lui, alza i toni e dà l’estrema unzione al Popolo delle libertà; anche lui delinea la strada del non ritorno e parla alla pancia e al cuore della platea, tanto da “sanare” la (presunta?) divisione tra “falchi” e “colombe”. Anche lui, quindi, investe Fini di un ruolo superiore a quello di semplice leader di un futuro partito.
Il manifesto per l’Italia
NON SOLO. Come “antipasto” alla convention, viene presentato il “manifesto per l’Italia”: un documento letto da Luca Barbareschi e accompagnato dalle musiche struggenti di Ennio Morricone e dalle immagini evocative del nostro Paese. Dei veri paletti per ricordare quali sono i valori, quindi le differenze con i berluscones. “Noi amiamo l'Italia, la nostra Patria e la vogliamo orgogliosa – scandisce l’onorevole-attore - e consapevole, unita nelle sue differenze, civile e generosa, tollerante e accogliente; una Nazione di cittadini liberi, che credono nell'etica della responsabilità”. Così “noi vogliamo un'Italia intransigente contro la corruzione e contro tutte le mafie, che promuova la legalità, l'etica pubblica e il senso civico”. Queste ultime sono le parole centrali, quelle decisive. E’ qui che vengono proiettate le immagini di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino e subito dopo quelle del giudice Giorgio Ambrosoli; è qui che la platea di politici e partecipanti si alza in piedi in un lungo applauso. Con Adolfo Urso che subito dopo sottolinea: “Li abbiamo inseriti perché sono i nostri eroi. I nostri…”. A sottintendere: altro che lo stalliere Mangano.
Così torna alla mente l’articolo di venerdì del direttore di Fare-Futuro, Filippo Rossi, quando ha scritto: “Punto e a capo”, una fase è finita verso un’altra. Sì, Fini parla oggi. Oggi scioglie le riserve e “deve andare oltre rispetto al discorso di Mirabello dello scorso cinque settembre”, spiega uno dei parlamentare a lui più vicini.
Il momento di diventare grandi
“

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