

di Carlo Antonio Biscotto
Last, but not least è arrivato persino il paludatissimo, serioso, a volte persino noioso “Times” di Londra. Il quotidiano che un tempo – almeno così si favoleggiava – veniva venduto solo a chi portava la bombetta e che sbucava sotto il braccio di tutti i banchieri della City, si è unito al coro di scherno che ormai sale da ogni angolo del mondo e che assume sempre più il suono sinistro del leggendario “pernacchio” di Eduardo De Filippo. La stampa internazionale quando deve parlare del nostro presidente del Consiglio sembra ormai ispirarsi più a “Zelig” o a “Colorado” o magari ai cinepattoni che ai maestri del giornalismo. Evidentemente ai lettori inglesi, francesi, americani, tedeschi, spagnoli, di Berlusconi interessa il gorgo di escort, di danzatrici del ventre, di nipotine di Mubarak, di massaggiatrici vere o presunte, di igieniste d(m)entali rigorosamente 90-60-90, di aspiranti veline, di aspiranti attrici, di aspiranti fotomodelle, insomma di aspiranti. Per chi ci osserva da lontano è la patetica riedizione della “Dolce Vita”, con un clown ipercinetico e triste al posto di Mastroianni e una squillo minorenne al posto di Anitona.
Il “Times” in edicola ieri ricostruisce la settimana di “duro” lavoro del nostro premier-operaio. In pochissime righe sono sintetizzati tutti i tic verbali, le clamorose gaffe, le vanterie maschiliste, le sbruffonerie da caserma che hanno contrassegnato il “regno berlusconiano”. Persino il più autorevole quotidiano britannico ha deciso di gettare le metafore e le allusioni nel cestino e di abbracciare il vernacolo di un Alvaro Vitali in salsa british.
“Vieni amica mia, sì, sì... sulle mie ginocchia”. Comincia così il lunedì mattina la settimana del capo del governo che riceve una immaginaria giornalista. “In Italia abbiamo un detto: Bunga Bunga, hai un culo come una pesca. Sì! Noi italiani siamo molto romantici”. “No, tranquilla” – prosegue imperterrito Silvio – “non è niente. È solo la vibrazione del cellulare. Tutte le storie che raccontano su di me sono panzane. Certo se ti tirassi su la camicetta ti nominerei ministra dell’Agricoltura! Ma no. Che hai capito? Scherzo, naturalmente. Non è necessario che telefoni al tuo avvocato”. A questo punto qualche anziano lettore del “Times” avrà strabuzzato gli occhi. Non osiamo nemmeno pensare alla reazione di Sua Maestà Elisabetta II che qualche mese fa in occasione di un ricevimento a corte chiese al suo maestro di cerimonie chi era quell’ometto buffo e bassino che urlava, saltellava a destra e a sinistra e dava di gomito agli ospiti.
Martedì mattina l’addetta stampa fa notare a Berlusconi che le ragazze che frequenta sono sempre più giovani. “Sei solo gelosa, vecchia strega!”. Ma l’addetta stampa risponde che ha solo 22 anni e che sotto il vestito ha un bikini di lamé dorato.
Mercoledì il premier deve fare una telefonata importante. Dall’altro capo della linea c’è il presidente Obama: “Barack!” – esordisce Silvio – “Amico mio abbronzato! Eh queste elezioni, ma non pensarci. Siamo tutti sulla stessa barca”. Il presidente degli Stati Uniti si schermisce e fa notare che la situazione non gli sembra simile. “Perché tu non hai la barca e io ne ho diverse?”, chiede Silvio apparentemente confuso.
Il giovedì si scaglia impavido contro la mafia e le femministe. “È tutta colpa loro. Bunga Bunga in piscina? Ma sono scemi? Possibile che non capiscano che era una riunione del Consiglio dei ministri? Escort? Ma quali escort? Sono i miei consiglieri. Tutte esperte di diplomazia, di finanza e di massaggi intimi. Però per mettere fine a tutte queste chiacchiere forse dobbiamo smettere di usare il baby oil”.
È venerdì. “Mamma mia, che settimana! Sono il più gran burino del mondo seguito a una incollatura da quell’imbecille di Stephen Fry che sostiene che alle donne il sesso non piace. Forse perché non le paga abbastanza”. Poi mentre se ne torna a casa nella sua auto blindata dopo una settimana dedicata agli affari di Stato, all’improvviso urla all’autista di fermarsi: “Quella è perfetta come ministro degli Esteri”!, dice agitando il braccio fuori del finestrino “Quale?” – risponde l’autista – “La bambina che salta alla corda o quella con la bambola in mano?”. Sipario.

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