
5 Novembre 2010
Gioacchino Genchi è il consulente informatico più temuto d'Italia per essere entrato in possesso - nello svolgimento delle sue funzioni - di tabulati con nomi eccelenti nell'ambito dell'indagine Why Not. Attaccato da ogni parte politica - meno che da l'Italia dei Valori - ha svolto con rigore e grande senso delle istituzioni il suo ruolo di funzionario dello Stato.
Ha scritto sul blog del "Il Fatto Quotidiano" questa interessante riflessione che mi sembra utile condividere con voi.
Col cambio di guardia al vertice del COPASIR adesso è D’Alema ad avere convocato Berlusconi.
Ironia della sorte, a distanza di meno di due anni Berlusconi dovrà sedere nella stessa sedia dove hanno fatto sedere me, in fondo al tavolo ovale del COPASIR, al sesto piano di Palazzo San Macuto.
In quella stanza decorata con seta celeste alle pareti, da allora è cambiato solo il presidente.
E’ bastata la convocazione di D’Alema per spostare l’attenzione dei media sui presunti rischi alla sicurezza del premier.
Non si parla più di escort, di minorenni, di prostituzione, di droga e di interessate telefonate, perché a quanto pare è altro che il COPASIR vuole chiedere a Berlusconi.
Della crisi economica, della disoccupazione, dei precari della scuola, delle leggi ad personam e dell’immondizia di Napoli era già da tempo che non si parlava più.
L’assassinio della povera Sarah, con tutto quello che ne è seguito, è stato dato in pasto ai famelici professionisti della disinformazione che non hanno trovato nulla di più utile per non parlare delle malefatte del Premier.
Con il calo della pressione mediatica si sono pure attenuati i mal di pancia nella maggioranza e le colombe dei finiani sono riuscite a prevalere sulla decisione nel voto per salvare Lunardi, grazie anche all’interessato intervento del doppio lavoro di uno dei tanti avvocati che siedono in Parlamento, che ormai si è ridotto al festival del conflitto di interessi.
Adesso, però, l’attenzione delle Istituzioni è tutta rivolta ai problemi della sicurezza di Berlusconi.
Si potrebbe obiettare che il vero problema delle Istituzioni è Berlusconi e non la sua sicurezza, ma ancora in Parlamento la maggioranza non la pensa in questo modo (speriamo per poco).
E così ci tocca occuparci della sicurezza del Premier.
Certo Berlusconi in fatto di sicurezza è stato sempre molto originale.
In molti ricordano ancora quando si portò Vittorio Mangano ad Arcore per sentirsi più sicuro, fino alla scorta fatta in casa che non è nemmeno riuscita ad impedire che lo colpissero con un souvenir del Duomo di Milano.
Sorvoliamo sulla facilità con cui nelle sue ville e persino nelle residenze di Stato siano stati eseguiti riprese audio, cortometraggi e book fotografici persino delle parti intime degli ospiti, che nell’occasione di corto avevano ben poco.
Possiamo quindi affermarlo senza tema di smentita, che in fatto di sicurezza Berlusconi non è stato sempre accorto.
Se a questo aggiungiamo che gli uomini impegnati alla sua tutela debbono pure eseguire i trasbordi delle escort e gestire il call center con le questure e i questurini, è naturale che rimangono loro poche possibilità di occuparsi della sua sicurezza.
Bene quindi ha fatto D’Alema a convocarlo al COPASIR, a meno che la seduta non si concluda con la degustazione di una ulteriore crostata.
Infatti, se le preoccupazioni di D’Alema fossero più dirette ai rischi della sicurezza politica di Berlusconi ed alla tenuta del governo, a nulla vale rivedere le sue misure di protezione e rinforzargli la scorta.
Forse per risolvere i veri problemi di Berlusconi, più che arruolare altri poliziotti e carabinieri per rinforzargli la scorta, serve qualche puntello parlamentare, magari da reperire al mercato delle vacche che, come sappiamo, è sempre aperto e non chiude neanche nei festivi.
Se poi vogliamo essere onesti e dire le cose come stanno, gli unici rischi concreti alla “sicurezza” di Berlusconi provengono solo dalle sue sregolatezze.
In questo di scarso aiuto può essergli D’Alema con tutto il COPASIR.
Quando analizzeranno le sue condotte e il suo tenore di vita, non potranno che concludere con me che gli unici rischi concreti che corre Berlusconi, esclusi (per tante ragioni) quelli di gravidanze indesiderate, sono solo quelli di contrarre delle malattie veneree.
Per evitare questi ed altri rischi Berlusconi è già ben assistito dalle sue igieniste e non credo che il COPASIR, nonostante le buone intenzioni di D’Alema, riuscirà ad eguagliarle.

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