

Il giallo intorno alla ragazza marocchina che partecipò alle feste di Arcore continua: sotto la lente, le telefonate che la notte del 27 maggio sarebbero partite da Palazzo Chigi quando Ruby venne trattenuta e poi affidata alla consigliera regionale Nicole Minetti. Questa mattina il procuratore aggiunto di Milano Ilda Boccassini ha sentito come testimone l’ex questore Vincenzo Indolfi. Oggi la ragazza è diventata maggiorenne, e per tutti è diventata Karima El Mharoung, suo vero nome.
A favore della questura di Milano si schiera il ministro Maroni: gli uomini turni, ha detto il ministro, hanno gestito la vicenda Ruby seguendo «tutte le regole, le norme e le prassi» e, dunque, «non c’è nulla da eccepire».
Per il ministro però è tutto chiaro. «La questura - dice Maroni - ha fatto ieri un comunicato in cui ha ribadito che non ci sono censure da muovere nei confronti del comportamento tenuto dagli agenti». E i rapporti inviati da Milano al Viminale «confermano che in questura si sono comportati applicando tutte le regole, le norme e le prassi: quindi nulla da eccepire».«Questa è per me la cosa più importante - conclude il ministro - Il resto sono valutazioni che si possono fare». Valutazioni che non si risparmia il leader della Lega, Umberto Bossi che ieri sera ha invitato il premier a farsi «più furbo» spiegando che forse era meglio non farla quella telefonata lì. Decisamente meno bonarie le valutazioni del presidente della Camera Gianfranco Fini che ha parlato di una vicenda «imbarazzante per l’Italia», augurandosi che le cose «non siano andate così come sono state raccontate» e cioè che quella telefonata del premier non ci sia stata. Perché altrimenti, dice chiaro e tondo il leader di Futuro e Libertà, si configurerebbe un «uso privato di incarico pubblico».
E, se qualcuno ha interpretato l’affondo di Fini come un’apertura ad un governo tecnico, subito arriva la levata di scudi della Lega. «Macché Governo tecnico, macché Lega interessata ad un Governo tecnico! Io sono preoccupato che qui, profittando delle vicende personali di Berlusconi, sia in atto un colpo di Stato, ma sarebbe il golpe dei fighetta, di quelli che frignano e che non hanno voce e voti. Ma se c’è colpo di stato la rivolta del popolo è legittima», va all’attacco Calderoli. «Sento in giro ipotesi di fantapolitica e ne leggo altrettante sui giornali - dice il responsabile delle segreterie federali della Lega Nord - ma tutto ciò ha una spiegazione molto semplice: c’è una coalizione tra alcuni giornali, referenti dei potentati economici del Paese, e alcuni politici sognatori che non hanno un voto proprio ma che sperano di ribaltare la situazione uscita dalle urne. Insomma spingono e provocano per cercare di fare un colpo di Stato vero e proprio per riportare l’Italia nella Prima Repubblica, un intento che qualcuno ha anche esplicitamente dichiarato».
«L’unica cosa che non si devono scordare, questi signori - conclude Calderoli - è che

1 commento:
PARLA IL DENTISTA!
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