

di Antonio Padellaro
II racconto (pubblicato ieri dal Fatto) dei carabinieri costretti a proteggere interi convogli di ragazze ospiti del presidente del Consiglio non è passato sotto silenzio.
Da Di Pietro a D’Alema, ci sono le reazioni di una politica ancora capace di indignarsi per un uso così vergognoso dei difensori dello Stato, ridotti “a fare i tassisti durante i festini”.
Parole dure anche dai sindacati di Polizia che l’uso privato delle scorte hanno da tempo denunciato e che ora ritengono non più tollerabile dopo quanto riferito dai colleghi dell’Arma.
In un paese normale non si sarebbe mai arrivati a tanto: a conoscenza di un uso così disinvolto di uomini e mezzi adibiti a così bassi servizi, immediatamente gli organi amministrativi e i comandi preposti avrebbero messo fine allo scandalo dei carabinieri utilizzati come guardia spalle delle “signorine” del premier.
Nell’Italia del bunga bunga può invece accadere il contrario: che, cioè, si apra la caccia a chi ha trovato il coraggio di raccontare lo sconcio, magari per tappargli la bocca con un bel comunicato di smentita.
Ci auguriamo che tutti coloro che si ergono a difensori delle forze dell’ordine, a cominciare dal ministro della Difesa
Nel momento in cui si taglia la sicurezza ad alcuni magistrati siciliani e calabresi, per presunte esigenze di bilancio, non è possibile un uso così umiliante di risorse per il divertimento dei potenti.
Infine, bene ha fatto il Copasir, l’organismo parlamentare di controllo sui servizi segreti, a chiedere l’audizione di Berlusconi. La sicurezza di un premier e, quindi, dell’istituzione che egli rappresenta, può anche dipendere dai possibili ricatti derivanti da certe frequentazioni. Per esempio, col mondo della prostituzione.

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