lunedì 1 novembre 2010

"Fini confermi l'appoggio al governo o abbia il coraggio di aprire la crisi"


Se non ci appoggi abbi il coraggio di aprire la crisi. Dal Pdl arriva un messaggio per Fini che ha tutta l’aria di un ultimatum: dopo le frasi del presidente della Camera sul caso Ruby, i coordinatori del partito chiedono un gesto di chiarezza. «L’onorevole Fini dovrà fare le sue valutazioni: o confermare l’appoggio al governo o prendersi la responsabilità di una crisi», scrivono Gasparri, Cicchitto e Quagliariello in una nota. «Al punto in cui siamo arrivati, è indispensabile la più assoluta chiarezza da parte di tutti perchè ognuno deve assumersi le sue responsabilità davanti alle istituzioni e al popolo italiano».

Un aut aut secco. «Berlusconi non intende compiere alcun passo indietro perchè non esiste alcuna ragione per farlo», scrivono i coordinatori Pdl. Si tratterebbe solo di una fuga dalle responsabilità, che invece impongono di procedere senza indugi nell’attività di un governo voluto dalla maggioranza degli elettori e al quale il Parlamento ha recentemente rinnovato la sua fiducia». La linea è sempre quella: nessun passo indietro. E Berlusconi lo conferma: non è il momento di lasciare la guida del governo perchè «una mia defezione procurerebbe danni seri al centrodestra e a tutta l’Italia». Avanti, allora, con «l’alleato solido e leale» che per il Cavaliere è Bossi e magari anche con un ritorno alla base dell’Udc. Ci spera Berlusconi che invita i centristi a «valutare a fondo la possibilità di appoggiare la nostra maggioranza e il governo» «nell’interesse del Paese».

Un governo tecnico? Per la Lega, risponde Calderoli: «Macchè Governo tecnico, macchè Lega interessata ad un Governo tecnico! Io sono preoccupato che qui, profittando delle vicende personali di Berlusconi, sia in atto un colpo di Stato, ma sarebbe il golpe dei fighetta, di quelli che frignano e che non hanno voce e voti. Ma se c’è colpo di stato la rivolta del popolo è legittima»:

Udc, Pd e Idv continuano a chiedere a Berlusconi di lasciare. «Bisogna che il premier dia le dimissioni - osserva il centrista Rocco Buttiglione -, è solo riconoscendo che c’è una crisi e aprendola che si potranno trovare le soluzioni».

Per il democratico Walter Veltroni Silvio Berlusconi «è ai titoli di coda» e «deve dimettersi subito». Ma votare ora sarebbe «un suicidio», si deve, invece, dare vita a un governo di «responsabilità nazionale che lasci decantare la fase di barbarie politica, riscriva la legge elettorale e affronti le nuove scadenze europee di cui nessuno parla». Insomma, un esecutivo che nelle intenzioni di Veltroni, sia sul modello del governo Ciampi «uno dei migliori, insieme al primo Prodi, della storia repubblicana».

Il leader dell’Italia dei Valori Antonio di Pietro, da parte sua, continua a sfidare Fini e Fli sulla «coerenza». «Visto che siamo al capolinea della democrazia - dice l’ex pm - credo che sia necessario consentire a chi vuole scendere di poterlo fare. E l’occasione, l’ultima ormai, Fini ed i finiani l’avranno alla riapertura del Parlamento, quando nel prossimo question time, sollecitato dall’Italia dei Valori, interpelleremo il ministro dell’Interno Maroni sul caso Ruby». L’Idv è pronta a lanciare una mozione di sfiducia a Berlusconi e alla prova della firma saranno valutati anche i finiani.

1 commento:

LUIGI A. MORSELLO ha detto...

SI DICA CIO' CHE SI VUOLE, MA GIANFRANCO FINI NON E' UN FESSO.