

di Nicola Tranfaglia
Il discorso di Fini a Nocera Umbra ha rotto in maniera irreversibile l’alleanza con Berlusconi e il PDL. Dopo diciassette anni di collaborazione con il Cavaliere, il presidente della Camera ha presentato un manifesto politico che disegna con chiarezza le caratteristiche di una destra europea e occidentale che soltanto in Italia non è mai esistita, se si esclude il primo quindicennio della nostra unità. Ha richiamato la necessità di un partito che abbandoni gli affari e la mafia e sia in grado di attrarre tutti quelli che in Italia ne hanno abbastanza del berlusconismo. Ma questo non significa che nel nostro paese il fenomeno sia finito. Tutt’altro. La coda sarà ancora più velenosa.
Già il Cavaliere ha detto di non volersi dimettere e di attendere in parlamento un voto contrario per decidere che cosa fare. E non c’è dubbio sul fatto che il Capo dello Stato di fronte a un atto di sfiducia della Camera o del Senato provi a trovare un’altra maggioranza prima di indire le elezioni. Staremo a vedere. Ma la svolta di ieri è stata in ogni caso importante perché pone tutte le forze politiche di fronte a un bivio di cui capiremo l’esito nei prossimi mesi.
UN GOVERNO tecnico o istituzionale che avrà il compito di varare una nuova legge elettorale in grado di far scegliere agli italiani i propri deputati e senatori. Ma che rischia di voler terminare la legislatura piuttosto che andare in tempi brevi alle elezioni. Ma questo è accettabile dopo una legislatura che ha collezionato una serie di leggi-vergogna che si sono succedute nei primi due anni? A prima vista, sembra proprio di no. Ma sarà già importante capire se in quel governo siederà lo stesso Berlusconi o ci saranno i suoi avversari degli ultimi anni. Nel secondo caso, il rischio evidente è quello di far considerare il Cavaliere come un martire dei suoi nemici e, quindi, dargli la possibilità mediatica e politica (grazie anche al conflitto di interessi sempre in piedi e al suo dominio dei mezzi di comunicazione) di riemergere ancora prima delle elezioni o subito dopo lo scontro elettorale. La situazione è dunque assai difficile. Il berlusconismo è un fenomeno che in Italia si è realizzato grazie alla conquista negli anni novanta di una effettiva egemonia culturale e antropologica che ha sostituito nel nostro paese la precedente egemonia delle forze di sinistra e non è destinata a sparire di incanto. Al contrario ha coinvolto anche ceti sociali che, nei quartieri operai del Nord, in precedenza avevano sempre votato per i partiti della sinistra e che, dagli anni novanta, hanno deciso di pronunciarsi per la destra berlusconiana. Ora il problema che si evidenzia dopo la svolta di Fini è quello di capire se nel paese ci sono le condizioni per la nascita e lo sviluppo di una destra democratica e occidentale che abbia caratteri di massa o se invece tenda ad essere soltanto una formazione di elite chiusa in percentuali minime. L’affluenza di molte migliaia di giovani a Nocera Umbra sembrano dire il contrario e dare a Fini la possibilità di pescare in una larga parte dell’elettorato della destra e perfino in parti dello schieramento che sono tradizionalmente lontane da lui. Certo non c’è dubbio sul fatto che permangano contraddizioni nel manifesto, e più ancora nel discorso di Fini ,come quando il leader di Futuro e Libertà ,da una parte, sottolinea a ragione l’importanza delle trattative tra le parti sociali sulla crisi economica dell’Italia e, dall’altra, elogia apertamente un disegno di legge come quello del ministro Gelmini sull’università che parla in astratto di merito e di riordino degli atenei e poi va avanti nei tagli e disegna una università governata in modo sempre più gerarchico e piramidale, senza nessun posto per gli studenti come per i ricercatori. Così il presidente della Camera cade in contraddizione quando parla, come fa sempre, della necessità di una lotta efficace contro la mafia e poi con Futuro e Libertà e il Partito democratico siciliano appoggia a Palermo il governo di Raffaele Lombardo sempre più inguaiato per un’inchiesta giudiziaria su Cosa Nostra che lo toccherebbe da vicino.
FINI, peraltro, ha ragione quando sottolinea la necessità della pulizia morale e della fede costituzionale della classe politica ma ha torto quando non si rende conto della persistente gravità della crisi economica che attanaglia l’Italia e della necessità di coniugare una scelta meritocratica con un piano per eliminare il precariato e lottare contro la disperazione di tanti che perdono il lavoro. E’ in grado, insomma, una destra come quella nata negli ultimi tempi a delineare un programma di governo per l’Italia di domani? Mi sembra di poter dire di no. C’ è oggi la necessità di porre al centro della crisi in corso la centralità da una parte del lavoro umano nella politica di governo, dall’altra di una strategia che si preoccupi dell’avvenire delle nuove generazioni che in questo momento hanno una grande difficoltà di orientarsi di fronte alla politica economica neoliberista che sembra preoccuparsi soltanto di chi fa parte delle caste e delle cricche che prosperano nell’Italia berlusconiana.

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