

di Caterina Perniconi
In aula ci sono poco più della metà dei senatori. Sono quasi tutti seduti nel lato sinistro dell’emiciclo, quello riservato all’opposizione. La maggioranza, per una volta, si disinteressa della diretta televisiva e diserta la relazione al Senato del ministro dell’Interno, Roberto Maroni, sul caso Ruby.
Il caso scotta, meglio non farsi vedere. E allora tocca a lui, suo malgrado, il compito di ricostruire i fatti avvenuti la notte del 27 maggio e confermare il coinvolgimento di Silvio Berlusconi nella vicenda. Maroni ha raccontato della telefonata ricevuta dalla questura di Milano alle ore 23 e partita dalla presidenza del Consiglio. “Il capo di gabinetto della questura ha parlato con uno dei responsabili della sicurezza della Presidenza del Consiglio che gli ha passato il presidente stesso – ha spiegato Maroni – e il premier ha chiesto informazioni sul fermo di una ragazza nordafricana che gli era stata segnalata come la nipote del presidente egiziano Mubarak”.
DOPO ESSERE stato contattato da Berlusconi, il capo di gabinetto della questura “ha chiamato il funzionario di turno raccomandando di svolgere con celerità gli accertamenti” relativi alla minorenne Ruby che era stata portata quel giorno in ufficio, scoprendo che effettivamente nel tardo pomeriggio era stata accompagnata in questura una ragazza straniera priva di documenti e successivamente identificata come la minore in argomento.
“Dopo circa un’ora – ha continuato Maroni – alle 24, la struttura di sicurezza del premier richiamava di nuovo sul cellulare il capo di gabinetto chiedendo ulteriori chiarimenti sulla vicenda. Gli veniva risposto che gli accertamenti erano ancora in corso, come da indicazioni del pm del tribunale dei minorenni”. La situazione poi si è sbloccata con l’arrivo del consigliere regionale Nicole Minetti (che Ghedini ha dichiarato essere stata informata da Berlusconi stesso) alla quale viene affidata Ruby alle 2 del mattino del 28 maggio.
Maroni ci ha tenuto però a difendere le forze dell’ordine e la questura “che hanno confermato doti di professionalità ed equilibrio personale ed ha applicato con assoluta correttezza le procedure di legge”. La colpa non è loro.
Il Partito democratico ha risposto solidarizzando con la polizia e denunciando l’abuso di potere da parte del premier: “Ciò che tutti vedono – ha detto Anna Finocchiaro – è un presidente del Consiglio che comunica al Paese che c’è una minorenne in questura ed è in pericolo ed è in agitazione per le conseguenze di un accertamento della polizia. Un presidente del Consiglio che mente, che abusa del suo potere e che ancora una volta pensa solo a se stesso”.
DURO ANCHE l’intervento del presidente dei senatori di Futuro e Libertà, Pasquale Viespoli che ha richiamato il governo a risfoderare un’etica della responsabilità. L’Aula mormora, per poi arrivare alle urla contro il senatore dell’Italia dei Valori Pancho Pardi che chiede le dimissioni di Berlusconi: “Lei – lo accusa Pardi – non è degno neanche di sedere al posto di presidente del Consiglio”.

1 commento:
già, le verità dell'IDV non sono bene accolte. Come da prassi!
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