sabato 6 novembre 2010

I TORMENTI DEL PD SICILIANO



Da Catania altre accuse di rapporti con la mafia per leader dell’Mpa

di Giuseppe Giustolisi

Ruota intorno a una macchina la ricerca dei riscontri sul coinvolgimento del Governatore Raffaele Lombardo con Cosa Nostra siciliana. Secondo il pentito catanese Maurizio Avola, Lombardo era infatti in possesso di una Lancia Evoluzione a trazione integrale di colore blu. La stessa di cui era proprietario il pentito e che Avola un giorno stava per rubare, quando fu bloccato dal boss Marcello D’Agata, il quale gli disse che si trattava dell’auto un “amico”. Per i pm catanesi, però, le dichiarazioni di Avola, finora, non hanno trovato i necessari riscontri. Da accertamenti presso la casa automobilistica, infatti, risulterebbe che due sole macchine di quel tipo sono state immatricolate a Catania ed entrambe dopo l’arresto di Avola, avvenuto nel febbraio 1993. Non ci sta l’avvocato difensore di Maurizio Avola, Ugo Colonna, il quale al Fatto Quotidiano rilascia una dichiarazione che farà sicuramente rumore: “ Leggo da alcune notizie di stampa che Maurizio Avola non è stato ritenuto credibile dai Pm catanesi perché il tipo di auto che egli ha riferito essere stato in uso nel 1992 al presidente Raffaele Lombardo, sarebbe stata immatricolata a Catania soltanto dopo l’arresto del pentito. Avola ha riferito invece che a Catania nel 1992, circolavano almeno due auto Lancia Delta HF evoluzione, acquistate presso la concessionaria Lancia di Ognina (quartiere di Catania, ndr). E quella usata da Avola, personal-mente, venne più volte fermata dalla Polizia etnea in occasionali controlli. Avola stesso l’ha utilizzata il 10 settembre 1992 per recarsi a Prato, dopo avere eseguito l’omicidio dei fratelli Marchese. L’accertamento eseguito su delega dei Pm, pertanto, non è veridico o comunque non è esaustivo, basti pensare che la Lancia Delta avrebbe potuto essere stata immatricolata altrove e venduta a Catania”. Conclude con ironia il legale: “La vicenda mi fa venire in mente il commento che mi fece, una volta, un anziano Pubblico ministero, anch’egli catanese, di riconosciuta luciferina malizia: quando gli si toglie le castagne dal fuoco, ai Pm non dispiace essere ingannati”.

Le indagini della Procura

IN ATTESA che la Procura di Catania (dalle dichiarazioni di Maurizio Avola sono ormai trascorsi piu di tre anni senza che i pm siano giunti a una conclusione, a parte una vecchia richiesta di archiviazione respinta dal Gip un anno fa) stabilisca se i rapporti pericolosi del Governatore siciliano integrino il reato di concorso esterno in associazione mafiosi, i resti del Partito democratico siciliano sono divisi in due: da un lato i lombardiani, dall’altro gli antilombardiani. Da un lato, per esempio, una personalità come Anna Finocchiaro, che solo due anni fa sfidava Lombardo nella corsa alla Presidenza della Regione con queste parole: “Con lui in Regione si torna al medioevo”. Mentre oggi, a proposito dell’inchiesta per mafia contro il Governatore, si limita a dire che se, dagli atti, Lombardo dovesse risultare colpevole, il Pd dovrebbe uscire dal governo siciliano. Dall’altro lato, invece, troviamo personaggi come il deputato regionale siciliano Giovanni Barbagallo che dice al Fatto Quotidiano: “La Sicilia ha bisogno di un presidente che non sia delegittimato e non bisogna per forza attendere la verifica penale per condannare politicamente certe frequentazioni che fanno male alla nostra isola”.

Andando indietro nel tempo, nei meandri della politica siciliana, questa spaccatura altro non è che l’atavica distinzione tra quelli che credono (o sperano ) che il fronte progressista siciliano possa arrivare a governare con le proprie forze e quelli che invece ritengono che ci si possa arrivare solo attraverso la strada del ribaltone assieme a quelli che un tempo furono i presunti odiati dell’ex Balena bianca. Come dimenticare a questo proposito il grande ribaltone di fine anni Novanta che portò alla formazione di un governo di centrosinistra con a capo il diessino Angelo Capodicasa grazie ai voti dell’Udeur mastelliana? Era quello il governo con dentro due ex democristiani del calibro di Totò Cuffaro e Giuseppe Castiglione, poco dopo trasmigrati tra le pattuglie del centrodestra.

Tra la Borsellino e Lumia

LA NOVITÀ di oggi, che si potrebbe anche interpretare come il gioco di prestigio di Lombardo, è che sul consociativismo siciliano del Terzo millennio s’è spaccata pure l’antimafia siciliana. Da un lato Rita Borsellino, nettamente contraria a un passaggio politico (ed etico) di questo tipo e dall’altra, il senatore Peppe Lumia, convinto sostenitore della convergenza Pd -Lombardo: “So che ci giochiamo la faccia, ma il Pd deve allargare il suo profilo riformista se no rimarrà spaccato fra una parte che persegue un radicalismo sterile e una parte clientelare”, ha affermato qualche settimana fa nel corso di un dibattito sulla legalità alla Festa democratica catanese. Dando modo a un consigliere comunale di antica militanza progressista presente in sala di dire: “Ma il clientelismo non è proprio lombardo?”. E su questo non dovrebbero esserci divergenze di opinione.

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