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Da Catania altre accuse di rapporti con la mafia per leader dell’Mpa
di Giuseppe Giustolisi
Ruota intorno a una macchina la ricerca dei riscontri sul coinvolgimento del Governatore Raffaele Lombardo con Cosa Nostra siciliana. Secondo il pentito catanese Maurizio Avola, Lombardo era infatti in possesso di una Lancia Evoluzione a trazione integrale di colore blu. La stessa di cui era proprietario il pentito e che Avola un giorno stava per rubare, quando fu bloccato dal boss Marcello D’Agata, il quale gli disse che si trattava dell’auto un “amico”. Per i pm catanesi, però, le dichiarazioni di Avola, finora, non hanno trovato i necessari riscontri. Da accertamenti presso la casa automobilistica, infatti, risulterebbe che due sole macchine di quel tipo sono state immatricolate a Catania ed entrambe dopo l’arresto di Avola, avvenuto nel febbraio 1993. Non ci sta l’avvocato difensore di Maurizio Avola, Ugo Colonna, il quale al Fatto Quotidiano rilascia una dichiarazione che farà sicuramente rumore: “ Leggo da alcune notizie di stampa che Maurizio Avola non è stato ritenuto credibile dai Pm catanesi perché il tipo di auto che egli ha riferito essere stato in uso nel 1992 al presidente Raffaele Lombardo, sarebbe stata immatricolata a Catania soltanto dopo l’arresto del pentito. Avola ha riferito invece che a Catania nel 1992, circolavano almeno due auto Lancia Delta HF evoluzione, acquistate presso la concessionaria Lancia di Ognina (quartiere di Catania, ndr). E quella usata da Avola, personal-mente, venne più volte fermata dalla Polizia etnea in occasionali controlli. Avola stesso l’ha utilizzata il 10 settembre 1992 per recarsi a Prato, dopo avere eseguito l’omicidio dei fratelli Marchese. L’accertamento eseguito su delega dei Pm, pertanto, non è veridico o comunque non è esaustivo, basti pensare che
Le indagini della Procura
IN ATTESA che
Andando indietro nel tempo, nei meandri della politica siciliana, questa spaccatura altro non è che l’atavica distinzione tra quelli che credono (o sperano ) che il fronte progressista siciliano possa arrivare a governare con le proprie forze e quelli che invece ritengono che ci si possa arrivare solo attraverso la strada del ribaltone assieme a quelli che un tempo furono i presunti odiati dell’ex Balena bianca. Come dimenticare a questo proposito il grande ribaltone di fine anni Novanta che portò alla formazione di un governo di centrosinistra con a capo il diessino Angelo Capodicasa grazie ai voti dell’Udeur mastelliana? Era quello il governo con dentro due ex democristiani del calibro di Totò Cuffaro e Giuseppe Castiglione, poco dopo trasmigrati tra le pattuglie del centrodestra.
Tra

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