lunedì 1 novembre 2010

La grande rivolta della Rete incapace di sopportare il traffico


ANNA MASERA

Per la banda larga in questi giorni si sono mobilitati tutti gli addetti ai lavori: prima l'incontro Aiip (Associazione Italiana Internet Provider), poi la conferenza degli industriali Asstel, dove gli operatori pare condividano il pensiero di Franco Bernabè, secondo cui - mentre il governo non sembra intenzionato a tirare fuori gli 800 milioni di euro che aveva promesso per combattere il divario digitale italiano - il problema non è la mancanza di offerta, ma la mancanza di domanda: «La banda larga c’è, ma è poco usata» ha dichiarato l’ad di Telecom Italia.

Secondo lui perchè mancano i contenuti: «Investiamo tre miliardi di euro all’anno in questo campo, ma saturiamo meno del 50% della capacità della rete».
Invece, in questa seconda puntata della nostra inchiesta sulla banda larga mobile, abbiamo chiesto ai principali operatori di rispondere alle proteste degli utenti che la richiedono eccome (si veda in fondo pagina). Qui a fianco una sintesi delle risposte degli operatori a queste nostre domande:
1. La vostra rete di accesso mobile è dimensionata adeguatamente per sostenere il traffico attuale e futuro? Che tipo di investimenti e di adeguamenti state facendo su tali reti?
2. Quali sono le politiche di «traffic management» che implementate e qual è la banda minima garantita al singolo utente anche in condizioni di elevato traffico? Avete problemi di saturazione della banda? Quanto aderisce ciò che promettete al cliente con ciò che fornite?
3. La rete è adatta a trasportare il crescente traffico? Che tipo di investimenti o di adeguamenti state facendo?
4. Potete fornire statistiche di performance della banda disponibile all’utente finale per aree e fasce orarie?

Alla prima e alla seconda domanda hanno risposto tutti che stanno rincorrendo la crescita di domanda e hanno ammesso che nessuno di loro era veramente pronto, se non Tim che beneficia della rete fissa di Telecom Italia e quindi della possibilità di accedere ai siti radiomobile in banda larga in maniera più capillare degli altri. H3G e Wind hanno detto esplicitamente che limitano l’uso e la banda disponibile anche se con politiche diverse. Questo è un chiaro segno che, soprattutto H3G, ha una rete al momento non adeguata e fa fatica a rincorrere gli altri. Tim ha dato visibilità (anche numerica) del traffico, delle capacità attuali e previste dalla rete. Tutti gli altri si sono limitati a dare una descrizione poco significativa delle evoluzioni tecnologiche previste: sostenere che «fra 24 mesi avremo l’Lte in campo» non vuol dire aver risolto i problemi che oggi tutti lamentano sulla saturazione della rete di accesso e di trasporto. Vodafone ha detto che solo la trasformazione dei collegamenti dei siti in fibra ottica può risolvere il problema. Ma secondo gli esperti mettere l’Hspa+ o Lte nelle condizioni attuali e senza la connessione in fibra (o in ponte radio equivalente) dei siti potrebbe solo peggiorare le cose.

Alla domanda n.3 tutti chiedono maggiori frequenze disponibili. Soprattutto Wind e H3G perché ne sentono la necessità per poter fare un salto di qualità: Wind cita anche limiti nella normativa sulla sicurezza delle radiazioni elettromagnetiche e le restrizioni dei regolamenti comunali rispetto alla possibilità di realizzare siti soprattutto nei centri abitati dove il problema è più sentito (grossi limiti nel posizionare nuove antenne su edifici esistenti). Alla domanda n. 4 in cui si chiedono dati sulle prestazioni, nessuno dà le statistiche richieste: sia per la oggettiva difficoltà di dare parametri omogenei da poter confrontare con gli altri operatori, sia perché è proprio da lì che emergono le difficoltà della rete nelle ore di punta.

Intanto, mentre c’è una mobilitazione bipartisan per la liberalizzazione del wi-fi bloccato dalla legge Pisanu in scadenza a fine anno, Corrado Calabrò, presidente dell’Autorità per le comunicazioni, ha dichiarato che «entro il 2013 le frequenze da 61 a 69 utilizzate dalla tivù dovranno essere destinate in tutta Europa alla larga banda mobile» e «occorrono incentivi alla liberazione dello spettro» se si vuole procedere veramente: «Il percorso è quello delle aste, sulla scorta delle esperienze di altri paesi». Che, si sa, sono più avanti.

L’inchiesta integrale è su www.lastampa.it/masera

1 commento:

LUIGI A. MORSELLO ha detto...

STRANO: NESSUN COMMENTO! DOV'E' IL POPOLO DELLA RETE?