

di Telespettatore
Ingiustamente sottovalutato, “Matrix”, nella notte di Canale 5, rappresenta uno straordinario esempio di trasmissione incasinata. Nel senso che tutti fanno come gli pare, strillano come aquile e (fortunatamente) non si capisce niente. Una sorta di happening anni '60 in cui si da libero sfogo alla confusa spontaneità dei partecipanti. Una volta a guidare “Matrix” c’era Enrico Mentana. Anche adesso un conduttore c'è ma è come se non ci fosse. Alessio Vinci, questo è il suo nome, dopo una non ingloriosa carriera giornalistica asseconda la creatività degli ospiti seguendo i tafferugli con una costante espressione catatonica (come se qualcuno lo cazziasse continuamente all’auricolare). L'altra sera si parlava (per modo di dire) del caso Ruby-Berlusconi. Presenti all'alterco, tra gli altri, un ex prefetto all'oscuro di tutto, un onorevole del bunga bunga, un giornalista predicatore e la Santanchè che è tutto dire. C'era anche Sgarbi immerso nella lettura di un giornale e poi assopitosi. Piatto forte non erano le frequentazioni puttanesche del premier bensì le colpe del “Fatto” per averle svelate. Quel giornale ha fatto lo scoop, viene spiegato, solo perché è vicino alle procure. Questo è il vero scandalo, insorge l'onorevole del bunga. L'ex prefetto non capisce ma si adegua. Pistolotto del predicatore: signora mia dove andremo a finire. Sgarbi ronfa. Seguono urla non identificate. Segue intervista a Emilio Fede rigorosamente senza domande. Cala il sipario. Ormai albeggia. Vinci ha centrato ancora una volta l'obiettivo. Fare dire a Vespa: lui è peggio di me.
Ps. Trattandosi di un varietà non giornalistico eviteremo di protestare per l’assenza di qualsiasi contraddittorio sulle menzogne scagliate contro il Fatto.
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