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di Caterina Perniconi
Scorte, ragazze, auto blindate. Il mix esplosivo che ha portato i Carabinieri che tutelano Silvio Berlusconi a denunciare al Fatto Quotidiano una situazione di disagio, giunta ormai al limite della tollerabilità, ha scatenato le reazioni del mondo politico.
“Molte persone scambiano la scorta per l’autista personale – commenta Fabio Granata, esponente di Futuro e libertà – sta alla sensibilità di ognuno capire la differenza tra i due ruoli. Le scorte hanno già problemi gravissimi di mancanza di soldi e strumenti, che abbiamo aggravanti di questo genere è indecente. L’ennesimo tassello del quadro generale di degrado dell’Italia e dell’immagine della Presidenza del Consiglio”.
PER IL PARTITO democratico se ne deve occupare il ministro della Difesa, Ignazio
E il ministro, raggiunto telefonicamente dal Fatto Quotidiano, fa orecchie da mercante: “Non sono mica un esperto di scorte io!”. E se gli facciamo notare che a chiamarlo in causa sono richieste formali dei parlamentari, nega di conoscerne il contenuto: “Non so niente, non ho ancora visto nulla in merito”.
Sarà costretto a informarsi perché l’Italia dei Valori ha presentato un’interrogazione parlamentare urgente rivolta proprio a lui. “
NELL’INTERROGAZIONE parlamentare l’Idv spiega che “il servizio scorte è certamente utile e in alcuni casi (come per esempio la tutela dell’incolumità personale del presidente del Consiglio) estremamente necessaria, ma tale necessità non può fungere da paravento per far svolgere al personale compiti impropri rispetto al loro ruolo. Pertanto è opportuno verificare in concreto sia l’uso effettivo che viene assegnato ai vari servizi scorte sia l’esistenza e la persistenza della necessità di ricorrere a tale tutela”.
Per il partito di Di Pietro è urgente intervenire per limitare il servizio solo ai casi effettivamente necessari e soprattutto “è utile diramare ulteriori direttive (oltre a quelle già esistenti che evidentemente vengono disattese) al personale e alle personalità scortate, al fine di inquadrare esattamente i compiti istituzionali del servizio e il divieto assoluto di utilizzarlo per finalità e personalità diverse da quelle a cui è stato assegnato (prevedendo anche – in caso di inosservanza – la rimozione del servizio e il pagamento del danno erariale)”.
“Voglio farmi portavoce dell’appello accorato della scorta di Silvio Berlusconi – ha concluso Di Pietro – e lo faccio per difendere le istituzioni e l’Arma, quell’organo che è stato onorato da tanti Carabinieri caduti mentre erano in servizio per lo Stato. Sono gli stessi che oggi sono costretti a fare da autisti alle escort e alle ‘poco di buono’ che vanno a trovare il premier”.

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