

La vicenda dell'appartamento monegasco approda oggi in Senato quando Frattini risponderà all'interrogazione urgente presentata da senatore Pdl Luigi Compagna. Il finiano Della Vedova: "Mai successo prima"
“È un inedito assoluto, siamo curiosi anche noi di capire che potrà mai dire al Senato un ministro degli Esteri sull’attività svolta dalla Presidenza del Consiglio in merito a un’indagine della magistratura: un unicum nella storia d’Italia”. Benedetto Della Vedova, deputato finiano, sarà tutt’orecchie stamattina alle 10 quando Franco Frattini risponderà all’interrogazione urgente presentata dal senatore Pdl Luigi Compagna.
La domanda, in sintesi, è questa: visto che nelle cronache dell’affaire Montecarlo – ovvero lo scoop lanciato a luglio e rinfocolato dal Giornale nei giorni caldi di Ruby – si è arrivati a ipotizzare “un complotto ordito da settori deviati dei servizi segreti allo scopo di favorire politicamente il governo italiano”, adesso che Santa Lucia ha inviato documenti importanti alla Farnesina si chiede “se e quali atti” abbia compiuto il governo italiano “al fine di verificare la proprietà dell’immobile situato a Montecarlo e se detti elementi siano sufficienti a chiarire definitivamente l’intera vicenda”.
Insomma un senatore (Pdl) vuol sapere dal ministro degli esteri (Pdl) se il governo abbia lavorato su Montecarlo così che il presidente della Camera (ex Pdl e attuale antagonista del premier) possa fare quanto promesso: dimettersi nel caso fosse dimostrata l’effettiva proprietà dell’immobile da parte del cognato Giancarlo Tulliani.
“Ribadisco: siamo fuori dall’ordinamento italiano – riprende Della Vedova –. Sul fronte istituzionale è una scelta penosa, su quello giudiziario siamo tranquilli e attendiamo le decisioni dei magistrati. Come sempre”. Ma che diranno i documenti gelosamente custoditi nella cassaforte della Farnesina prima di essere ceduti alla procura di Roma (che non li aveva chiesti tramite rogatoria, come pure era nelle sue possibilità)? Finora le carte scovate da Valter Lavitola, giornalista-editore de l’Avanti, assai considerato da Berlusconi, dicono che le due società off-shore attraverso cui l’appartamento è passato (Printemps e Timara) per poi finire in affitto a Tulliani sarebbero intestate proprio a lui. Il plico inviato dal governo di Santa Lucia, quattro fogli all’attenzione del procuratore Giovanni Ferrara, dovrebbe confermare l’informazione.
“Una volta tradotto il documento faremo le nostre deduzioni, che saranno sottoposte al vaglio del gip – ha detto ieri una fonte della Procura di Roma –. Ferma restando la nostra impostazione, giacché nessun artifizio o raggiro si rilevava nella condotta di alienazione dell’immobile”. Impostazione che resta dunque favorevole a Fini: archiviazione per il reato di truffa, eventuale virata sul civile per la cessione dell’immobile (un lascito ad An) a un prezzo troppo basso rispetto al valore di mercato.
Intanto la polemica continua. Ieri pomeriggio davanti a Montecitorio Daniela Santanchè ha organizzato una manifestazione per chiedere a Fini di andarsene subito, e anche Umberto Bossi ha ribadito il concetto: “Mi sembra che Fini debba dimettersi”. Risposta secca di Adolfo Urso, altro finiano doc: “Basterebbe ascoltare RadioPadania o leggere i commenti on line degli elettori: la base cattolica e imprenditoriale della Lega chiede un governo decente, capace di gestire il Paese. Le dimissioni necessarie sono quelle del premier, altro che Fini. E Bossi lo sa”.
Insomma “la minestra riscaldata” di Montecarlo, come l’ha definita lo stesso Fini, sarebbe solo un diversivo mediatico per distrarre l’elettorato dal caso Ruby. In effetti gli inviati del Tg1 sono subito tornati in azione intervistando un vicino di casa Tulliani: “Ho visto anche una signora bionda”, ha confidato Fabrizio Torta da Rue Charlotte 14, già sentito a suo tempo dal Giornale e da Porta a Porta. Ma il terzo polo, al debutto nel gestire su fronte comune le conseguenze del dossieraggio, rispedisce il colpo al mittente. “Se Berlusconi affida a Lavitola i propri destini vuol dire che questo è un Paese molto, molto singolare”, ha detto Casini, mentre i rappresentanti dei gruppi parlamentari del Nuovo Polo, i senatori Gianpiero D’Alia (Udc), Riccardo Milana (Api), Giovanni Pistorio (Mpa) e Pasquale Viespoli (Fli), hanno diffuso una nota comune: “Si tratta di un atto di vera e propria indecenza istituzionale – dicono a proposito dell’interrogazione – che compromette il ruolo di garanzia del presidente del Senato e quindi i rapporti tra i nostri gruppi parlamentari,
Cicchitto e Gasparri garantiscono che è tutto a norma di regolamento, ma non certo è tempo di bon ton istituzionale. Il pericolo vero è che qualcuno nelle fila Pdl cominci a pensare davvero a un dopo Berlusconi con l’appoggio del terzo polo. Un Fini dimissionario bloccherebbe sul nascere pensieri proibiti.
Dal Fatto Quotidiano del 27 gennaio 2011

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