

UGO MAGRI
Non fosse per l’enorme macigno dell’inchiesta Ruby, che gli vacilla sul capo, Berlusconi sarebbe in rimonta. Perché l’opposizione non ha dato il meglio sé nell’assalto a Bondi; e poi perché stamane lui potrà gettare fango sul suo peggior nemico, cioè Fini. Lo farà tramite il ministro degli Esteri, complice l’inerzia (accusa il Terzo Polo) del presidente del Senato Schifani. Napolitano si preoccupa, a ragione.
Segreto di Pulcinella
Con la scusa di rispondere a un’interrogazione del senatore Compagna (Pdl), il rappresentante del governo spiattellerà in Aula quanto tutti sanno: proprietario della casa di Montecarlo risulta Giancarlo Tulliani, cognato di Fini. Così attestano, pare, le carte appena recapitate alla Farnesina dal primo ministro di Santa Lucia senza che
Bocciata la sfiducia
Parlano i numeri: 292 per mandare a casa il ministro dei Beni culturali, 314 per tenerlo. La differenza fa 22 voti. Un mese fa lo scarto era di 3, da allora lo «spread» è andato aumentando. Non perché la maggioranza sia cresciuta, ma perché si sfarinano certe frange all’opposizione. Al netto degli assenti per motivi di salute (un’epidemia), sembra quasi si stia formando una zona grigia di «peones» con la valigia in mano, in attesa di capire che cos’altro tirerà fuori dal suo cilindro la pm Boccassini. Se estrae la prova decisiva, restano, altrimenti bye-bye. Guarda caso, dopo giorni di silenzio fanno di nuovo capolino i «Responsabili», con Calearo (passato da Veltroni a Berlusconi) che annuncia arrivi imminenti dal Pd dove la battaglia delle primarie mette a dura prova Bersani.
Casini mette l’elmo
Autentico furbacchione, il leader terzopolista si atteggia come se la sconfitta su Bondi fosse preventivata. E allora perché dare battaglia? «Si fa quel che si ritiene giusto». Privatamente i centristi danno la colpa a Rutelli, ha voluto lui la sfiducia. Fatto sta che sempre più spesso l’Udc sale sulle barricate. In qualche caso trascinata dagli alleati, altre volte per resistere al federalismo di stampo padano. Già promesso un «no» all’ultimo decreto attuativo perché, insiste Casini, «rischia di dare il colpo finale all’autonomia impositiva dei Comuni». I quali Comuni lavorano con Tremonti a un compromesso che peraltro non basterà a spianare gli ostacoli. Allarga le braccia il ministro dell’Economia: «L’iter del federalismo è condizionato dal clima complessivo». Che rimane pessimo proprio per l’incognita Ruby. Bossi lancia segnali a Casini e Bersani: «Se uno vota contro il federalismo, poi come fa a chiedere di fare accordi con noi?». Accordi dice, in cambio del federalismo. Il dopo-Berlusconi è dietro l’angolo.

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