giovedì 27 gennaio 2011

Guerra di nervi con il premier


«La vera opposizione politica si fa a Milano». L’ennesima vittoria ai punti sulla sfiducia a Bondi non rende felice Berlusconi. Certo, gli serve per poter dire che è ancora vivo, che lui a Palazzo Chigi ci rimane. Per il momento. Gli serve per dimostrare che quelli del Pd e del Terzo Polo sono una somma di debolezze. E gli va pure bene rimanere inchiodato a 314 voti (ma è dovuto correre pure lui a Montecitorio per votare, cosa che in un primo momento non era previsto). Tuttavia non riesce ad allargare i confini della maggioranza. E ciò nonostante la nascita del gruppo fidelizzato dei Responsabili e il fatto che ieri sono mancati più di 20 voti agli avversari: un campanello d’allarme che la dice lunga sulla potenzialità di passaggi transfughi nel centrodestra. Ma in questa fase chi rischia di passare con Berlusconi se ancora non si capisce come finisce la vicenda giudiziaria del bunga bunga? I magistrati martellano, demotivano, frenano. E la Lega regge? «Regge fintantoché non esce qualcosa di irreparabile», confida a bassa voce un ministro.

Nel pomeriggio alla Camera si respirava un’atmosfera da processo kafkiano. Una doppia realtà con un governo che tutto sommato si tiene in vita con la maschera d’ossigeno ma poi deve fare i conti con i Pm di Milano e le nuove intercettazioni che hanno trasformato quella di ieri in una vittoria di Pirro. «Avete visto? - ha osservato il premier - le carte sono arrivate due ore prima delle votazioni su Bondi. Sì, l’opposizione la fa la Procura di Milano». Il Cavaliere è amareggiato, scuro, «cotto», precisa un deputato attento osservatore dei movimenti dentro il Pdl. E’ preoccupato il Cavaliere, il quale aveva saputo dal suo avvocato Ghedini che sarebbe arrivato nuovo materiale da Milano. Sapeva della crisi di nervi della Nicole Minetti. E’ rimasto basito per il fatto che le ragazze ospiti alle feste a Villa San Martino parlassero ancora al telefono, ben sapendo di essere intercettate. «Ma sono fuori di testa queste imbecilli...», si è sfogato Berlusconi.

La Minetti, e non solo lei, è diventata una mina vagante, come si evince dalle conversazioni intercettate. E questo spiegherebbe la sfuriata del premier all’Infedele di Gad Lerner in difesa dell’ex ballerina di Colorado Cafè. Berlusconi vorrebbe sbloccare la situazione presentando nuovi provvedimenti. Al vertice dell’altra sera a Palazzo Grazioli si è ipotizzata una riforma fiscale da presentare sotto forma di legge delega come quella sul federalismo fiscale: ciò consentirebbe di fissare gli obiettivi da affidare all’esecutivo e poi i soldi si troveranno con il tempo. Tutto ciò deve ancora essere discusso con Tremonti, che è alle prese con le prove di intese sul federalismo municipale. Ma come si fa ad andare avanti? Nel Pdl è chiaro che tutto rimane bloccato in attesa della decisione del gip sul rito immediato chiesto dai Pm. Con il timore che altri conigli siano nascosti nel cilindro degli accusatori.

Il premier in pubblico ostenta sicurezza, parla di fango («è scandaloso») e fa battute. Come quella di ieri quando è arrivato alla riunione sull’Expo 2015. «Scusate se ho fatto tardi, ero a pranzo con 24 ragazze...». La residua sicurezza gli deriva dalla debolezza dell’opposizione parlamentare e dalla convinzione di poter trascinare tutti ad elezioni a maggio come extrema ratio.

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