giovedì 3 febbraio 2011

BUNGA BUNGA, LA FOTO C’È


Nei faldoni della Procura “immagini interessanti”: erano nei pc e nei telefoni di Ruby e delle ragazze dell’Olgettina

di Gianni Barbacetto e Antonella Mascali

Le foto? Sono la mina vagante del caso Ruby. Fin dall’inizio dell’inchiesta si favoleggia di immagini, scatti o video, che potrebbero essere la “pistola fumante” dell’indagine. La prova provata del bunga-bunga. La Procura di Milano ha sempre smentito: non abbiamo foto nei nostri fascicoli, non ne abbiamo neppure bisogno; e ci sono elementi più seri e convincenti per provare i reati che stiamo perseguendo, cioè concussione e prostituzione minorile (per Silvio Berlusconi) e favoreggiamento della prostituzione e concorso in prostituzione minorile (per Nicole Minetti, Lele Mora ed Emilio Fede).

MA LE IMMAGINI sono forti più d’ogni parola, non si possono equivocare, distorcere, interpretare, ridimensionare, negare. Così, malgrado le smentite, continua a circolare la voce delle foto (e video) che starebbero per arrivare a confermare definitivamente l’inchiesta, a inchiodare i protagonisti, a fare da “pistola fumante”.

In realtà qualche immagine nei faldoni c’è. È il materiale sequestrato nei telefoni e nei computer di Karima El Mahroug, in arte Ruby, e delle ragazze di via Olgettina, quelle sempre pronte per le feste di Arcore. Il materiale è tanto ed è analizzato da investigatori e tecnici in grado di recuperare eventualmente anche i file elettronici che fossero stati cancellati. Eppure la procura continua a ridimensionare l’importanza della pista fotografica. È solo un espediente per depistare i giornalisti e per tranquillizzare il fronte degli indagati? Di certo si sa che, a proposito delle foto, più cala la temperatura a Milano, più cresce a Roma. Negli ambienti politici della capitale il pericolo-immagini è temuto fino alla fibrillazione.

UNA VERA ossessione, che spiega anche l’uscita di due giorni fa di Luca Barbareschi. Dopo una lunga altalena tra Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini, il senatore Fli sembra essere tornato nell’orbita del presidente del Consiglio. E proprio di ritorno da Arcore, dopo un lungo incontro col premier, Barbareschi ha lanciato una dichiarazione da brivido: “Ci sono foto fatte con strumenti professionali usati per lo spionaggio”. Immagini realizzate “grazie ad apparecchi che costano più di 25 mila euro”. Altro che telefonini.

È l’evocazione di uno scenario da servizi segreti. O l’accusa che la Procura di Milano sta giocando sporco. A Palazzo di Giustizia fanno spallucce e non vogliono neppure prendere in considerazione l’argomento. Le uniche immagini sicuramente allegate all’invito a comparire per Berlusconi sono quelle di un video non commissionato dai pm, non realizzato dagli investigatori, ma messo online sul sito del settimanale Oggi il 9 novembre 2010: vi si vede Lele Mora partire dalla sua abitazione di viale Monza, a Milano, e arrivare ad Arcore con alcune ragazze.

Per il resto, ripetono in procura, le foto non ci sono, e se ci sono (“interessanti, ma non sconvolgenti”) non aggiungono poi granché alle prove raccolte in questi mesi e ormai pronte per essere inviate al giudice per le indagini preliminari Cristina Di Censo. “Il rilegatore è al lavoro”, ha detto sorridendo il procuratore Edmondo Bruti Liberati. E il viaggio delle carte dal quarto al settimo piano del Palazzo di Giustizia milanese avverrà “al più tardi lunedì o martedì prossimi”. Anche se in realtà da oggi ogni giorno è buono.

MA SE QUESTO è tutto quanto è dato sapere sulle foto “dentro” (Palazzo di Giustizia), più vivace è il panorama “fuori”. Continua a circolare la leggenda dell’esistenza di una gran quantità di foto e video che le numerosissime ospiti di Arcore cercherebbero di vendere. Questo è il momento d’oro, l’ultima occasione per monetizzare le tante “foto ricordo” di feste e festini scattate dalle ragazze.

Gli operatori del settore accennano a richieste di compensi per cifre molto alte. Ma chi è disposto a pagarle? I direttori dei settimanali popolari e di gossip smentiscono. Non c’è alcuna offerta, alcun mercato ufficiale. Anche perché è difficile pubblicare foto scattate all’interno di un’abitazione privata: e anche la mirabolante discoteca bunga-bunga di Arcore fa parte di una residenza privata, oltre a essere “pertinenza” del presidente del Consiglio.

Del resto, è appena iniziato il processo all’ex direttore di Oggi, Pino Belleri, imputato per aver pubblicato nel 2007 le foto del presidente del Consiglio con alcune ragazze (titolo: “L’harem di Berlusconi”), riprese con il teleobiettivo nel parco di villa Certosa dal fotografo Antonello Zappadu.

Se non c’è un mercato ufficiale, potrebbe essere però in funzione, attraverso mediatori molto riservati, un mercato sotterraneo. C’è qualcuno disposto a pagare, e profumatamente, per “ritirare” le immagini compromettenti, come più volte successo in passato e documentato dalle indagini su Fabrizio Corona e sui “foto-ricatti”? Un esempio recente c’è: Emilio Fede paga10mila euro a una ragazza (di cui non fa il nome) per far sparire scatti ripresi da un telefonino durante un festino ad Arcore. L’episodio è documentato da un’intercettazione contenuta nell’invito a comparire per Berlusconi.

Emilio Fede: “Io l’altroieri gli ho dato di tasca mia, senza farlo risultare a lui, diecimila euro! Va bene? Pe... perché aveva delle fotografie scattate col telefonino”. Nicole Minetti: “Ma di quelle che c’erano ieri sera?”. Fede: “No no! Però ti posso dire... siccome io poi so tutto, perché anche... qualcuna che viene con me, va bene?”.

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