giovedì 3 febbraio 2011

PER “LEGITTIMA DIFESA”


Il 13 febbraio in piazza con le donne, poi entro poche settimane una giornata per la Costituzione

di Caterina Perniconi

La manifestazione prevista per il 13 febbraio davanti al tribunale di Milano confluirà in quella delle donne. Ad annunciarlo i tre organizzatori, Michele Santoro, Barbara Spinelli e Marco Travaglio.

In poche settimane, poi, sarà organizzata un’iniziativa pubblica maggiormente strutturata per dar voce alla società civile “in vista delle elezioni più drammatiche dell’ultimo quindicennio”. La decisione è stata presa ieri in seguito alla ritirata del premier dal proposito di marciare contro i giudici. Dopo una telefonata collerica di Giuliano Ferrara, infatti, Silvio Berlusconi è stato costretto a commissariare le due “primedonne” Michela Vittoria Brambilla e Daniela Santanchè, preoccupate di non accontentarlo abbastanza da proporre una manifestazione anti-pm, definita dal direttore de Il Foglio una “trappola ” dello staff lanciata con un “comunicato politicamente criminale”.

Sotto più miti consigli, il premier ha seppellito l’ascia di guerra. Spinto anche dalla reazione di una vasta opinione pubblica che gli ha lasciato intendere con determinazione che non gli sarà più consentito aggredire le istituzioni.

Gli organizzatori del presidio sotto la Procura di Milano hanno quindi deciso di dare la precedenza alla protesta femminile, evitando due mobilitazioni sovrapposte.

“Invitiamo dunque tutti i cittadini – hanno scritto i tre giornalisti in una lettera – soprattutto quelli che avevano accolto con entusiasmo il nostro appello, a confluire nella grande manifestazione delle donne. Quanto a noi, la nostra iniziativa è soltanto spostata di qualche settimana”. Michele Santoro ha chiarito la necessità che “in Italia sorga e si organizzi un movimento di ‘Legittima Difesa’ dei principi che sono alla base della nostra Costituzione: un movimento che reagisca con tutte le forze disponibili a ogni tentativo di mutilare ulteriormente i poteri di controllo, a cominciare dalla magistratura e dall’informazione”.

I tre giornalisti hanno spiegato che la loro richiesta è quella “che tutti, dai magistrati ai giornalisti, possano svolgere il proprio lavoro senza subire ingerenze da parte del governo. Perché vogliamo vivere in un Paese civile dove sia bandita qualunque impunità per i potenti e la giustizia sia eguale per tutti. Vogliamo debellare il conflitto d’interessi perché è una epidemia che paralizza l’Italia, corrode la democrazia, promuove le cricche, altera i valori del libero mercato e ci allontana dai paesi più evoluti e competitivi; e perché l’attuale centrosinistra, su questa battaglia cruciale, ha sistematicamente alzato bandiera bianca”.

Una piattaforma sulla quale tutti i cittadini che non si sentono rappresentati dalla politica saranno chiamati a confrontarsi entro poche settimane, in un evento pubblico del quale potrete seguire ogni passo organizzativo sul sito del Fatto Quotidiano nonchè sul “giornale di carta”.

“Vogliamo una classe dirigente rinnovata – scrivono ancora i tre giornalisti, cercando un’alternativa politica – per rompere il blocco che impedisce ai giovani di prendere in mano le redini della politica, di accedere alla ricerca e all’università, di avere il lavoro e il futuro che meritano in una società fondata sulle capacità e le pari opportunità”.

Salvo sorprese dell’ultimo minuto. Perché gli organizzatori avvertono: “Se il presidente del Consiglio dovesse tornare sui suoi passi, riproponendo iniziative che calpestano principi costituzionalmente garantiti, risponderemo con tutte le nostre forze. Per Legittima Difesa”.

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