
I “falchi” pronti a un’alleanza con il Pd pur di far cadere Berlusconi
di Alessandro Ferrucci
Gira un sondaggio sul tavolo dei finiani secondo il quale il 95% degli elettori di Futuro e libertà è profondamente antiberlusconiano. Tradotto: più siete molli, indecisi, deboli e più perdete consensi. Più siete incazzosi, duri, rivendicativi, pronti a tutto pur di abbattere il Caimano, e più guadagnate decimi percentuali.
Quindi ecco i falchi sventolarlo in faccia alle “colombe”, pronti a gridare ai vari Pasquale Viespoli o Maurizio Saia qual è la strada da percorrere, qual è la strategia per sopravvivere alla batosta presa il 14 dicembre scorso, quando Berlusconi ha ottenuto la fiducia grazie al tradimento di tre futuristi moderati. “Sì, quel giorno è stato un confine per il nostro progetto politico – spiega l’onorevole Luca Bellotti – quel giorno è stato discriminante. Senza dubbio c’è stato uno stop, la sfiducia a Berlusconi avrebbe cambiato la politica italiana, mentre adesso si pensa agli scandali sessuali, ai bunga bunga, per voltare pagina. Però non ci siamo fermati”.
SARÀ. Ma intanto, rispetto a solo due mesi fa, qualcosa è mutato, una sensazione di totale immobilità avvolge il partito. Uno dei grandi teorici finiani, Alessandro Campi, interpellato preferisce non parlare, il direttore di FareFuturo, Filippo Rossi, è molto più pragmatico del solito e parla di “normale passaggio politico”, mentre nelle stanze dei finiani ogni giorno si fa l’appello su chi c’è, chi manca e chi rischia di farsi sedurre dai richiami di Berlusconi. Mentre fino a novembre si convocavano conferenze stampa per annunciare, trionfanti: “C’è la fila per aderire al nostro movimento”.
Altri tempi. “Vede, con le buone o con le cattive gli uomini vicini al premier ci provano sempre a farci cambiare idea – racconta l’onorevole Angela Napoli – Come? Prenda il caso di Agazio Loiero: dal Pdl è uscita la notizia che avrebbe lasciato il Pd per passare a Fli. Una bufala pazzesca! Un attacco diretto a me e alla mia politica di rinnovamento e pulizia in Calabria. Ma non mi fermo, e vedrà al Congresso”. Sì, l’appuntamento è fra pochi giorni a Milano, dall’11 al 13 febbraio, dove prenderà corpo la visione finiana, abbozzata a settembre dal palco di Mirabello e disegnata a novembre a Bastia Umbra.
IN QUEST’ULTIMA occasione fu Luca Barbareschi a salire sul palco e dare il via ai lavori dopo aver letto-recitato, con tanto di lacrime sceniche, il manifesto per l’Italia: “Siamo qui per un paese civile, generoso, tollerante e accogliente – le sue parole –. Per un’Italia senza clientele, di cittadini liberi che credono nell’etica della responsabilità. E tutto questo è dedicato a Gianfranco Fini”.
Del deputato-attore non vi è certezza, alcuni compagni di partito lo danno ancora come fedele adepto, altri sorridono e lo declassano a spirito libero e indomabile. Certo è che il presidente della Camera gli ha chiesto, di persona, di aspettare il Congresso prima di fare qualunque scelta.
Insomma, arrivare a Milano con un’altra defezione non sarebbe il massimo. “Il tutto è figlio di questo clima di incertezza, di attesa – spiega un finiano – che ci ha avvolto dal 14 dicembre. Manca la strategia, manca entusiasmo”. E manca la presenza di Gianfranco Fini, assente, semi-ingiustificato, anche dall’appuntamento organizzato dal Terzo polo sabato scorso a Todi. Ufficialmente sono stati motivi di salute, ma c’è chi ritiene abbia preferito rallentare per non togliere ulteriore visibilità alla sua creatura.
Comunque, nel frattempo alcuni come Bellotti vorrebbero organizzare, da subito, un gruppo unico parlamentare con Udc e Api; altri come Carmelo Briguglio sarebbero per aspettare e dare maggiore consistenza e forza a Futuro e libertà. Altri ancora, invece, vorrebbero radicalizzare lo scontro con Berlusconi, dare sfogo a quel 95% del sondaggio, e percorrere qualunque iniziativa pur di far cadere il governo.
Anche un’alleanza costituzionale con il Pd. Quest’ultima sarebbe eresia pura per le vecchie colombe. La soluzione? Aspettare come sempre il Verbo di Fini. Solo dopo fare i conti su chi c’è e chi ha deciso di defilarsi.

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