venerdì 4 febbraio 2011

Carcere, servono dieci agenti in più


«Siamo in pochi, irresponsabile aprire altre due sezioni»

Ampliare, sì, ma il personale. È quello che torna disperatamente a chiedere per il carcere della Cagnola il sindacato di polizia penitenziaria Alsippe, che alla luce degli ormai annosi problemi che affliggono la casa circondariale e della prossima riapertura di due sezioni attualmente oggetto di ristrutturazioni ha deciso di scrivere a prefetto, questore, presidente della Provincia, sindaco di Lodi e parlamentari lodigiani per chiedere aiuto.

«Nel giro di pochi mesi, presso la Casa Circondariale di Lodi, si assisterà al completarsi dei lavori di ristrutturazione, al termine dei quali una sezione detentiva e l’infermeria con annesse sale degenza saranno aperte, in assenza di garanzie circa l’assegnazione di una congrua aliquota di personale di polizia penitenziaria necessaria alla loro gestione», recita un passaggio della lettera firmata dal segretario dell’Alsippe, Francesco Ricciardi. Il quale reputa «irresponsabile», la prospettiva, indicando anche il numero, dieci, di unità minime necessarie per coprire non solo i futuri servizi, ma anche quelli attuali. Che restano, va da sé, drammaticamente esposti al precariato più volte denunciato dai sindacati attorno alle attività del carcere.

Al cronico problema del sovraffollamento delle celle (con detenuti, ricorda l’Alsippe, obbligati a occupare in otto spazi studiati per la metà degli ospiti, e dormendo talvolta su materassi a terra e brande da campeggio) si contrappone infatti il sovraccarico di lavoro che affligge il personale, che tra distaccamenti e aspettative conta di fatto su 38 elementi, già inferiori a quanto previsto dal pure “scellerato” decreto ministeriale del 7 settembre 2001: un organico, insomma, gravemente esposto all’emergenza.

L’elenco dei disagi legati è lungo.

Affollamento delle celle, turni prolungati oltre le 8 ore, doppi incarichi e sacrifici per garantire a se stessi e ai colleghi di usufruire di ferie e riposi: e ancora i nuclei piantonamento e traduzioni in carcere in costante carenza, e affanno, nel garantire la sicurezza delle scorte e dei trasferimenti dei detenuti, per un disagio psico-fisico che l’apertura delle nuove sezioni, destinato a portare «un carico di lavoro almeno triplicato» non potrà che esasperare.

Dunque? Troppe volte evasi o ignorati, gli appelli dei secondini e dei sindacati passano per le massime autorità del territorio. Il direttore del carcere, Stefania Mussio, dal canto suo non entra nel merito della missiva, mai arrivata sul suo tavolo. Ma una volta sottolineato come «quando i lavori saranno ultimati i nuovi spazi andranno utilizzati», conviene sulla necessità di ragionare anche sul capitolo-risorse: «Se si pensa di aumentare un carico di lavoro, è logico che per essere effettivamente efficaci e efficienti si debba pensarlo a trecentosessanta gradi – spiega -. Vedremo: da sempre cerchiamo di fare il meglio con forze esigue, le risorse vengono assegnate da fuori e mi auguro che chi ragiona in un ottica di ampliamento lo faccia anche in questi termini». Al.Be.

1 commento:

LUIGI A. MORSELLO ha detto...

Sono in pensione dal 1° febbraio 2005, l'iniziativa di ristrutturazioni edilizie in modo di rendere disponibili altre due sezioni (un già esistente) e l'infermeria detenuti (che non esisteva) è del sottoscritto, che era il direttore 'pro tempore' ma naturalmente, l'attuale direttore si è guardata bene, per mera avversione personale, di farlo presente. Quanto all'organico agenti, questo nuovo sindacato, che io non conosco, ha ragione nel merito ma ha sbagliato nei destinatari, se è vero che il direttore del carcere non ha la lettera sindacale sul suo tavolo.