

"Irricevibile", così il presidente della Repubblica ha bocciato il decreto sul federalismo approvato ieri in fretta e furia dal consiglio dei Ministri dopo la bocciatura nella commissione Bicamerale. "Non ci sono le condizioni per varare il decreto". Il Quirinale fa sapere di non poterlo emanare. Eppure ancora poche ore fa, sbarcando a Bruxelles per il Consiglio Europeo, Silvio Berlusconi aveva risposto a una domanda sui dubbi del Colle: "Spero di non aver problemi con Napolitano". La replica è arrivata in tarda mattinata, affidata a un comunicato: "Il presidente della Repubblica ha inviato una lettera al presidente del Consiglio in cui rileva che non sussistono le condizioni per procedere alla richiesta emanazione.
"Non sussistono - è scritto nella nota - le condizioni per procedere alla richiesta emanazione, non essendosi con tutta evidenza perfezionato il procedimento per l'esercizio della delega previsto dai commi 3 e 4 dall'art. 2 della legge n. 42 del 2009 che sanciscono l'obbligo di rendere comunicazioni alle Camere prima di una possibile approvazione definitiva del decreto in difformità dagli orientamenti parlamentari". Pertanto, riferisce ancora il Quirinale, "il capo dello Stato ha comunicato al presidente del Consiglio di non poter ricevere, a garanzia della legittimità di un provvedimento di così grande rilevanza, il decreto approvato ieri dal governo".
E' questo il passaggio centrale della nota in cui il Quirinale spiega il motivo della irricevibilità del decreto sul federalismo municipale. Nota alla quale ha risposto, nel corso di "una lunga e cordiale telefonata", come l'ha definita il leader della Lega Umberto Bossi assicurando che si recherà in Parlamento insieme a Roberto Calderoli a dare comunicazioni sul decreto. Bossi, informa una nota, ha preso il duplice impegno di salire al Colle, la prossima settimana e, come preannunciato in conferenza stampa, di andare con il ministro Calderoli nelle aule parlamentari a dare comunicazioni sul decreto sul federalismo fiscale municipale.
Dispiaciuto di "perdere così 10/15 giorni" per quelle che ha definito "sterili polemiche" è proprio Calderoli che si è detto comunque orgoglioso del decreto. "Non ho paura di andare a mostrare in Parlamento un prodotto di cui siamo orgogliosi", ha detto parlando a Radio Padania Libera il ministro. Per lui la scelta del presidente della Repubblica sul federalismo è solo "un'interpretazione". "Io - ha spiegato Calderoli - pensavo che una volta recepite le osservazioni delle commissioni di Camera e Senato potessimo passare all'approvazione. Il Colle ritiene sia necessario un passaggio in aula in base al quarto comma dell'articolo 2 della legge 42. Sono convinto che questo federalismo sarà approvato dalle Camere". E se i gruppi parlamentari decideranno di presentare dei testi da mettere al voto dell'aula "sulle comunicazioni che farò" sul federalismo municipale, allora "io chiederò il voto di fiducia", ha annunciato il ministro da Radio Padania sottolineando che avrebbe però preferito un provvedimento "ancora più federalista. Ma questo è un gradino".
Le reazioni. "Sul federalismo dico al centrodestra fermatevi, fermatevi. Non si può forzare la mano su un tema così delicato", ha detto il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, parlando dal palco dell'Assemblea Nazionale del partito. Bersani ha detto alla Lega: "Con Berlusconi il federalismo non lo farete".
Per il presidente dell'Italia dei Valori, Antonio Di Pietro: "Dopo lo stop intimato dal Capo dello Stato e, soprattutto, dopo la bocciatura da parte del Parlamento al decreto sul federalismo, approvato ieri in fretta e furia dal Cdm, abbiamo la prova provata che il Paese si sta avviando verso un pericoloso regime. Se Berlusconi non viene fermato in tempo, e ci auguriamo che si dimetta, questo processo sarà irreversibile e peserà come un macigno sul futuro economico, politico, sociale e morale dell'Italia. Per il bene del Paese si restituisca subito la parola ai cittadini".
"Era evidente fin da ieri che sarebbe andata a finire così. Dopo la bocciatura della commissione bicamerale, tutti sapevano, anche quelli che nella maggioranza hanno fatto finta di niente, che il provvedimento sul federalismo non avrebbe potuto proseguire il suo iter". Ha affermato il presidente dei senatori del Pd, Anna Finocchiaro, che ha aggiunto: "Da Napolitano, garante come sempre assoluto delle nostre istituzioni, è venuto un atto ineccepibile che blocca una norma illegittima".
La decisione del capo dello Stato, Giorgio Napolitano, di considerare "irricevibile" il decreto sul federalismo municipale, senza che il governo abbia riferito alle camere, rappresenta "un atto dovuto", ha detto il leader dell'Udc, Pier Ferdinando Casini, lasciando Montecitorio. Per l'ex presidente della Camera "sarebbe stata una follia prendere una scorciatoia di questo tipo".
Su questo punto non è del tutto d'accordo il capogruppo del Pdl alla Camera, Fabrizio Cicchitto: "Per ciò che riguarda il federalismo è evidente che deve esserci un passaggio parlamentare nelle aule di Camera e di Senato. Rispetto a polemiche del tutto strumentali o forzate della sinistra per la quale il federalismo è solo una sorta di grimaldello per destabilizzare il quadro politico, non si può far finta comunque che finora sul tema ci sono stati molteplici riscontri in almeno sei commissioni parlamentari".
A nome di Futuro e libertà, Fabio Granata ha commentato: "Dopo lo stop di Napolitano, cosa aspetta
Per il presidente della Corte Costituzionale Ugo De Siervo, quello di cui si sta parlando "non è federalismo". Anticipando il contenuto del suo intervento al convegno di Eunomia dal titolo "Il titolo V della Costituzione: lo Stato dell'arte nella giurisprudenza costituzionale", De Siervo ha così commentato: "Se nascesse, in ipotesi, un conflitto giuridico, non politico, arriverebbe davanti alla Corte e quindi
(04 febbraio 2011)

3 commenti:
MI PIACE IL PARLAR CHIARO DI UGO DE SIERVO: ALLA BUONORA!
Ohh finalmente! Evvia il presidente della Corte Costituzionale.
Lo vado dicendo che ciò che ci propinano non ha nulla a che vedere con il federalismo. Si riempiono la bocca di paroloni per rimbecillire la gente, ma ciò che stanno facendo è davvero molto pericoloso per la popolazione già gravata di tasse.
Il nord non esulti troppo, perchè molti comuni cadranno in ginocchio prima e peggio che a Sud , se questa legge dovesse passare.
La cosa grave è che resterebbo le attuali tasse da pagare a Roma, più quelle che i comuni saranno costretti a emanare anche solo per pagare l'illuminazione pubblica, figuriamoci per il resto!
HAI RAGIONE!
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