mercoledì 2 febbraio 2011

LA FICTION BARBARESCHI



Due film tv valgon bene le dimissioni dalla Camera: regalo a Berlusconi

di Chiara Paolin

Luca Barbareschi, falco finiano della prima ora, titolare del marchio Futuro e libertà, pronto al passo indietro. Rientrare nel Pdl sarebbe troppo, ma dimettersi dalla Camera e farsi sostituire da un berlusconiano doc potrebbe essere la giusta soluzione.

Due fiction forse valgono la mossa (la sua società, Casanova, le propone alla Rai per complessivi 14 milioni di euro proprio in questi giorni).

Ieri è stato il suo giorno, in giro per radio e tv, per spiegare l’incomprensibile. Il massimo lo ha dato alla Zanzara su Radio24: “Nell’inchiesta ci sono delle foto fatte in casa di Berlusconi con strumenti professionali usati per lo spionaggio. Nelle notizie importanti, ad esempio sulle stragi di Bologna, di Piazza Fontana, non sono mai uscite foto o intercettazioni, ma quando si vuole esistono e sono fatte con strumenti professionali per lo spionaggio e strumenti per le intercettazioni. Sappiamo che questi apparecchi costano più di 25 mila euro l’uno. Gli investigatori hanno fatto delle foto e sono notizie certe. Non sono foto fatte dalle ragazze con i telefonini ma foto scattate con strumenti professionali. Non è più un Paese libero. Se dovessi vedere una foto di Berlusconi io come cittadino italiano mi sentirò offeso”.

“SCUSA, ti dispiace dirlo più forte?”. Qualche ora prima ci aveva provato Claudio Sabelli Fioretti a fare il cavadenti con Luca Barbareschi. Un giorno da pecora, Radiodue, sotto i ferri il deputato fatica ad aprire la bocca. Poi pronuncia la frase topica, ma senza troppa convinzione: “Non esco da Fli”. Insomma niente, Barbareschi nega che la chiacchierata di lunedì scorso ad Arcore col premier sia stato il passo decisivo per uscire dalla neoformazione di cui è fondatore. Continua a ripetere che sarà a Milano la prossima settimana per il congresso del partito e ricorda con quanta emozione abbia letto a Bastia Umbra il manifesto di Futuro e libertà, dichiarando guerra a Berlusconi.

Sabelli tenta l’affondo chirurgico riproponendo gli audio di registrazioni precedenti in cui l’attore-produttore si scagliava contro il premier: “Ruby? Fossi lui mi dimetterei” (2 novembre 2010), oppure: “È un traditore, non ha realizzato i cambiamenti promessi agli italiani” (6 dicembre). Cura choc, eppure dalle labbra di Barbareschi non esce una goccia di sangue o emozione, giusto qualche smorfia: “Quel che ci siamo detti ad Arcore resta privato, è stato un colloquio tra un deputato e il premier”. Sabelli tenta di distrarlo con la tecnica dell’uccellino: ma ti ha ricevuto giù nella saletta del bunga bunga? Barbareschi non ci casca: “Mai vista, non esiste nemmeno secondo me. Abbiamo parlato di tante cose, dalla politica internazionale ai problemi delle telecomunicazioni fino alla Rai, un’azienda che ha bisogno di essere rivitalizzata”. Ahi, punto delicato: la Rai è soprattutto il miglior cliente di Barbareschi nel ruolo parallelo di produttore di fiction. E anche la direzione del Teatro Valle di Roma potrebbe essere un elemento in ballo nell’uscita da Fli. È Sabelli a incidere netto sul tema quando Barbareschi rivela di esser pronto a chiarire definitivamente la sua posizione in Parlamento solo lunedì prossimo: “Il 7 leggerò un comunicato di due ore. Parlerò del trasformismo in Italia. E risponderò in modo più diretto sul mio futuro politico. Potrei anche dimettermi”. Lasciando così il posto a Giovanni Marras, fedelissimo berlusconiano del Pdl? “Dovete rosolare fino a lunedì. Ma è ridicolo pensare che la contropartita sia la direzione del Valle: ci devo mettere pure dei soldi se accetto, figurati che affare”. Insomma, l’ipotesi non è belluina. Anziché una scelta drammatica tra Pdl, gruppo misto o polo dei Responsabili ecco un vero colpo di teatro: dimissioni, e più tempo libero per pensare a spettacoli e business televisivo. Perché c’è anche un velo di amarezza negli occhi del paziente Barbareschi davanti all’aggressività dello studio. Infierisce Sabelli: “Un mese fa hai detto delle cose tremende su Berlusconi, adesso non parli, ti arrampichi sugli specchi, ma perché? Rispondi almeno a questa: il premier deve dimettersi sì o no?”. “No. E non credo Fli debba perseguire la politica di distruzione di Berlusconi. Bisogna invece correggere il tiro del suo governo. Ma se i dieci punti che abbiamo proclamato fondamentali a Bastia per il futuro di Fli non venissero davvero mantenuti potrei lasciare la Camera io stesso, lo confermo”. Forse Fini dovrebbe dimettersi allora? “Perché mai? Proprio no. L’unica a doversene andare è la Minetti. Non me ne frega niente di Ruby o Noemi, ma gli operai di Marchionne affronteranno nuovi sacrifici mentre la consigliera guadagna 18 mila euro al mese, non è possibile. Ne ho parlato anche con Berlusconi, questo è il classico esempio di scelta sbagliata, il contrario del principio che dovrebbe guidare il governo di centrodestra, cioé premiare la meritocrazia”.

A MOVIMENTARE la seduta arrivano le visite telefoniche di Loredana Bertè e Nicola Porro, vicedirettore del Giornale. Entrambi parlano bene della vittima, ormai martoriata e quasi insensibile ai nuovi affondi. “Alla gente non frega più niente dei politici, fate quello che vi pare ma fate qualcosa che a Milano ci sono certe buche in strada come voragini: mi sono fatta otto mesi a letto per esserci cascata dentro, diglielo alla Moratti”, inveisce la Bertè. Porro, invece, giura di seguire con immutato affetto le evoluzioni del deputato trasformista e avvisa: occhio che il nome Fli è suo, potrebbe anche portarselo via. Ma Luca è sempre più crepuscolare: “Ho altri interessi, e comunque morirò da vecchio socialista”. Per tirar su l’ambiente viene interpellato il Mago Otelma, che emette la sua sentenza sul fumoso destino del Barbareschi politico: resterà in Fli, per oggi. Vaticinio confermato dal successivo incontro dell’attore con Fini e Casini, tra microfoni turlupinati al motto di “mi iscriverò al Pd, o al partito monarchico”. Anche al Tg3, che lo interroga sull’incontro con Fini, Barbareschi risponde sarcastico: “Gli ho detto che non voglio essere diluito”. Nè confuso coi “traditori”. Come le ex colleghe Siliquini e Polidori, così bollate da Barbareschi per il loro rientro nel Pdl dopo la breve permanenza in Fli, proprio nelle ore frenetiche della fiducia a Berlusconi.

Meglio chiudere il sipario prima dell’ultima giravolta.

Nessun commento: