mercoledì 2 febbraio 2011

ABUSO D’UFFICIO, INDAGATO IL CONSIGLIERE DEL CSM BRIGANDÌ


di Rita Di Giovacchino

Il consigliere leghista del Csm Matteo Brigandì, sospettato di aver passato informazioni al Giornale di Sallusti che hanno ispirato un articolo al vetriolo su Ilda Boccassini, è da ieri indagato dalla Procura di Roma per abuso di ufficio. Sigilli sono stati apposti sulle porte del suo ufficio a Palazzo dei Marescialli dai carabinieri del Nucleo investigativo, mentre nelle stesse ore veniva perquisita l'abitazione della giornalista Anna Maria Greco, autrice dell'articolo, e la redazione romana del quotidiano. Forse alla ricerca di appunti o fotocopie, ma sono stati sequestrati anche un paio di computer. Il decreto di perquisizione è stato firmato dal pm Silvia Sereni che ha contestato a Brigandì l'articolo 323 del codice penale e altri reati minori, l'indagine è coordinata dal pm Filippo Laviani, titolare della pubblica amministrazione. Non si può dire che la Procura di Roma stavolta si sia mossa in punto di fioretto, ma mai prima d'ora era accaduto che il Consiglio Superiore della Magistratura denunciasse un suo componente e neppure che lo stesso fosse sospettato di aver agito in modo subdolo contro un magistrato in prima linea nella lotta al crimine. Fatti senza precedenti che hanno provocato reazioni furibonde anche da parte di esponenti del Pdl, come Gasparri e Quagliariello, che si sono detti sconcertati per l'intervento della Procura.

IL DIRETTORE Sandro Sallusti, dal canto suo, ha inveito contro la magistratura che “per l'ennesima volta ha mostrato il suo volto violento e illiberale”. Per meglio capire la portata dello scontro va ricordato che il quotidiano perquisito appartiene alla famiglia Berlusconi e che il pm oggetto dell'operazione di discredito è proprio quell'Ilda Boccassini che a Milano sta indagando su Ruby e i festini di Arcore. Ma andiamo con ordine.

Una settimana fa Matteo Brigandì, notissimo esponente leghista, nato a Messina ma ormai nordista sfrenato, ha chiesto visione presso l'archivio del Csm di un vecchio fascicolo, che risale al 1982, relativo a un procedimento disciplinare sulla magistrata peraltro archiviato pochi mesi dopo. La richiesta, tanto insolita, non è passata inosservata, anche perché si tratta di atti segretati, come le norme dell'epoca prevedevano. Brigandì aveva comunque diritto di prenderne visione e l'ha fatto.

ANCHE SE lui nega e minaccia querele. Ma chi poteva avere interesse a una storia tanto polverosa come le effusioni avvenute nei pressi di palazzo di giustizia 31 anni fa tra un giovane magistrato, che oggi ha 62 anni, e un giornalista di Lotta Continua (che oggi lavora al Sole 24 ore) ? Dicono che il consigliere leghista qualche interesse ce l'abbia, ha un paio di procedimenti in corso che mettono a rischio la sua carriera politica, e un certo attrito con Bossi che al suo posto avrebbe preferito Mariella Ventura Sarno. Pochi giorni dopo la richiesta fatta da Brigandì in archivio, i fatti contenuti nel fascicolo ingiallito sono stati riproposti con ampio risalto in prima pagina proprio dal Giornale. La vicenda è esplosa provocando forti reazioni all'interno del Csm. Brigandì del resto non era ben visto, anche perché nei pochi mesi del suo insediamento si è fatto latore di una proposta sul legittimo impedimento e di un'altra per inasprire le norme sulla responsabilità civile dei magistrati. Ad aggravare la tensione è arrivata poi una telefonata del procuratore di Milano Edmondo Bruti Liberati al vicepresidente Michele Vietti, che per anni su fronti contrapposti hanno animatamente discusso della riforma della giustizia. Al termine del colloquio, appresi i fatti, Vietti ha ritenuto di non poter far altro che informare la Procura di Roma.

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