domenica 6 febbraio 2011

LE DUE VERSIONI DELLA LEGA


I dirigenti abbassano i toni sul federalismo mentre la base spara contro “Roma ladrona” e Napolitano

di Caterina Perniconi e Davide Vecchi

La rivolta della base leghista viaggia su Radio Padania e su lnternet. Il tanto atteso federalismo in salsa padana potrebbe fare incrinare i rapporti tra la Lega e i suoi elettori. Mentre i dirigenti del Carroccio, capofila Roberto Calderoli, hanno cercato in tutti i modi di abbassare i toni del dibattito, la base è divisa e in tensione.

Non sono bastate la rassicurazioni da parte di Silvio Berlusconi dopo lo stop al decreto del Capo dello Stato. “É solo un problema procedurale” ha detto ieri il premier, “sul federalismo andremo avanti”.

Ma l’elettorato di Umberto Bossi freme e non la fa passare liscia a Giorgio Napolitano: “É emersa la vera natura del presidente della Repubblica – dice un ascoltatore trevigiano di Radio Padania Libera – alla fine è un comunista”. E sul social network Giovanni la pensa come lui: “Napolitano ha rispolverato il suo vecchio partito, il PCI”. Nessuno sconto nemmeno dai leader locali del Carroccio e la rete diventa la piazza per la rivolta.

Ettore Fusco, sindaco di Opera, paese di 13 mila abitanti in provincia di Milano, scrive: “I tempi di approvazione del federalismo si allungano grazie ai traditori ed agli amici della mafia e dei privilegi clientelari della partitocrazia romana. Ciascuno collochi i nomi dei contrari al federalismo nella categoria che ritiene più opportuna!”. Poi chiarisce: “Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, con tutto il rispetto per la carica da lui ricoperta, è tra quelli che difendono la partitocrazia romana e le sue tentacolari ramificazioni”. Gli risponde Simo Sherry: “Porca troia!!! Ci mancava pure quello a rinviare il federalismo!!!!!”.

La linea ufficiale espressa da Radio Padania non è meno dura: “Il presidente della Repubblica non ha potere di veto. La terza volta che gli presenteranno il decreto dovrà firmarlo per forza. Intanto però è riuscito ad ottenere di mettersi contro il programma del governo e questo lo mette a rischio come presidente della Repubblica. Non è super partes di garanzia, ma di partito. Come Fini. Anzi, molto più di Fini. Fa gli interessi della sinistra”.

Piero telefona all’emittente del Carroccio per manifestare la sua rabbia: “Il nostro Umberto deve dare un taglio, devono venire via tutti, siamo stanchi”. Ma a giustificarli ci pensa Roberto Cota: “Chiunque può telefonare a Radio Padania – dice il governatore del Piemonte intervistato dal Tg3 – la verità è che la base vuole il federalismo e ritiene che Bossi sia l’unico in grado traghettare questo Paese verso il decentramento”.

Eppure soprattutto in rete, nei siti dedicati alla Lega, quelli che appena pochi giorni fa si professavano fedelissimi sostenitori ora gridano al tradimento, denunciano l’incoerenza delle dichiarazioni e, soprattutto, continuano a invocare di mollare Berlusconi. Radio Padania è costretta a interrompere la linea per gli sfoghi contro il premier. Sul profilo Facebook di Calderoli Maurizio De Berardi scrive: “Potevamo avere Maroni premier invece continuiamo a coprire quel porco di Arcore e le sue puttanelle. Che schifo”.

Ieri sera, alle 20.15, c’è stato anche il tempo per uno sfogo di Matteo Salvini, europarlamentare leghista, contro la Rai. “Che schifo il Tg1 – ha scritto su Facebook – hanno intervistato Berlusconi, Fini, Schifani, Bersani, Di Pietro, Gasparri, Cicchitto, Pionati... Della Lega nessuna traccia. E il canone RAI se lo pagano loro!!!”. Risponde Lorena: “E cominciare a puntare i piedi su un sacco di temi, no? Sarebbe anche ora, visto che il governo rimane in piedi solo grazie a noi!”. Nonostante gli attacchi, la base continua ad andare al punto: la delusione è nei confronti dei propri dirigenti, troppo moderati (secondo loro) con la politica romana.

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