domenica 6 febbraio 2011

“Le notizie sulle foto? Il garante non può bloccarle”


L’AVVOCATO MALAVENDA: L’ESPOSTO DI GHEDINI CONTRO “IL FATTO” NON REGGE

di Beatrice Borromeo

Quello che più stupisce l’avvocato Caterina Malavenda – tra i legali più esperti nella difesa dei cronisti – è il fatto che il nostro giornale abbia attirato l’attenzione del Garante per la privacy senza aver pubblicato né fatto intendere di possedere le foto che ritrarrebbero il presidente del Consiglio nudo in mezzo a delle ragazze: “Il Fatto Quotidiano non ha trattato dati personali di alcun genere, si è limitato a dare una notizia”.

Avvocato Malavenda, come si spiega allora che il Garante abbia chiesto al nostro giornale di fornire informazioni sulle foto entro le ore 14 dell’8 febbraio?

È una situazione non consueta, perché il Garante ha ricevuto una segnalazione dai legali del premier in un momento in cui non è ancora avvenuta alcuna violazione della privacy.

Cosa si contesta al “Fatto Quotidiano”?

È questo il punto: nulla. Il Garante, ricevuta una segnalazione che vi riguarda, ha chiesto informazioni su quanto avete pubblicato. Ma non può assumere alcun provvedimento. Anche perché il Fatto non ha annunciato l’intenzione di pubblicare le foto, si è limitato a raccontare che è in corso un’asta.

I nostri giornalisti Antonella Mascali e Gianni Barbacetto hanno già risposto che non forniranno l’identità delle loro fonti.

Nessuno potrebbe mai costringerli a farlo, né mi sembra che il Garante lo chieda. D’altronde se il Fatto ha pubblicato solo notizie accertate non deve dare alcun’altra informazione. Mi pare opportuna e legittima la decisione di opporre il segreto professionale.

Come valuta la decisione degli avvocati Niccolò Ghedini e Piero Longo, di segnalare al Garante questi articoli ?

È ancora una volta una procedura inusuale, intempestiva. Mentre è comprensibile la denuncia contro ignoti, perché se queste istantanee stanno circolando, l’eventuale reato potrebbe già essere stato commesso.

I legali sostengono anche che, se queste immagini del bunga bunga esistono, sono state sicuramente manipolate.

Anche se fossero vere potrebbe essere illecito pubblicarle.

Infatti Ghedini ricorda che pubblicare immagini attinenti alla vita privata, procurate indebitamente, è un reato punibile con la reclusione da 6 mesi a 4 anni.

Ci sono molte variabili da valutare: chi ha scattato la foto, dove lo ha fatto, qual è il contenuto, chi la pubblica e perché lo fa. Ma, in sostanza, entrano in gioco il diritto che anche Berlusconi ha di tutelare la sua privacy e quello di cronaca.

Quale prevale?

Dipende. Ammettiamo che le foto esistano e che siano vere. Se pubblicandole si chiarissero aspetti oggetto di indagine penale, magari in corso, la loro diffusione potrebbe essere lecita.

Se invece fossero immagini di Berlusconi con una minorenne su cui però non sta indagando nessuno?

Se fossero attinenti a vicende di cui si è molto parlato e che hanno interessato l’opinione pubblica potrebbero avere un certo rilievo.

Ultima opzione: il Cavaliere che si diverte con donne dall’età non penalmente rilevante.

In questo caso sono fatti suoi: non esiste persona che non abbia diritto alla privacy, anche se ovviamente quella del capo del governo è più limitata.

Si potrebbe però obiettare che, dato che Berlusconi e i suoi uomini hanno affermato in vari videomessaggi che si trattava solo di cene allegre dove al massimo si beveva sanbitter, la prova del contrario potrebbe essere rilevante.

Infatti la domanda è una sola: cosa c’è in quelle foto? Se davvero documentassero situazioni diverse da quelle descritte, potrebbero avere un interesse pubblico. Soprattutto perché lo stesso Berlusconi, parlandone in televisione, ha sdoganato l’argomento.

Che differenza c’è con le foto pubblicate da “El Paìs” in cui Berlusconi è a Villa Certosa con alcune ragazze in braccio?

Erano più gravi quelle, perché scattate dall’esterno, con un teleobiettivo.

E con quelle di Patrizia D’Addario nei bagni di Palazzo Grazioli?

Lì non c’è alcuna violazione, perché lei era un’ospite e nelle immagini non appaiono altre persone.

Significa che una ragazza invitata dal Cavaliere avrebbe potuto tranquillamente scattare fotografie?

Sì, basta che non le divulghi. Tanto più se sono immagini intime: le più tutelate. Il rischio se lo assume chi le pubblica. Tentare di venderle non è reato.

Quindi l’asta può andare avanti indisturbata?

Il Garante può inibire la pubblicazione delle immagini, ma un giornale potrebbe anche decidere di pubblicarle e rischiare il processo. Spetterà al giudice, poi, decidere se prevale il diritto di cronaca o quello alla privacy.


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