mercoledì 2 febbraio 2011

Minuscole maiuscole

Tra i milioni di giovani italiani senza Papi in paradiso - siano tri bi o monolingua, diplomati o laureati, maschi o femmine, di bella o chirurgicamente migliorabile presenza - uno su tre è senza lavoro.

Chi non gode dei favori del generoso leader, il quale se non tocca con mano non eroga denari, è destinato ad un ingiusto avvenire di stenti.

Nessuna politica di governo, difatti, si occupa della moltitudine di giovani di bel talento e scarsa fortuna. Il governo si occupa semmai personalmente di aiutare quanti, fra costoro, accedano personalmente in villa: meglio se disponibili a slacciare il reggiseno, terza misura minimo.

Una gestione politica figlia di uno stile di vita spacciato come “vincente” nel corso del recente ventennio. Fai carriera se ti scelgono e se sei disponibile, servile, cortigiano.

Ne consegue il Paese che abbiamo attorno, del quale ecco di seguito alcuni fotogrammi di giornata in ordine sparso - politica, sesso e mercato, fa lo stesso, son sinonimi.

Luca Barbareschi fra la spola fra Berlusconi e Fini in cerca del miglior offerente. Le famiglie italiane si indebitano per fare il seno nuovo alle figlie, se c’è da spendere spendiamo bell’a’papà. La mamma di Noemi Letizia, antenata di tutte le minorenni di Arcore, incassa denaro dal ragionier Spinelli agente pagatore di Silvio B. detto “Spin” dalle ragazze del condominio Olgettina.

Spin è anche il presidente della società editrice del Foglio di Ferrara, neoeditorialista di Sallusti che invece dirige in condomino (metaforico, questo) con Daniela Santanchè il Giornale con la G maiuscola, per cui quando esce la notizia poi smentita che il Cav ha dato incarico a Santanchè medesima di armare le piazze e Ferrara commenta che Silvio B. “ha problemi con lo Spin” tutti pensano alla maiuscola, invece è minuscola: spin nel senso di agenda del presidente, ce l’ha con Bonaiuti.

Presto sugli schermi un nuovo gioco a premi, “Il contratto”: un’azienda mette in palio un posto di lavoro i concorrenti si sbranano in tv in una gara di sottomissione.

In un liceo di Napoli gara di fellatio in classe fra sedicenni ripresa dai compagni fra le risate collettive, per la serie che male c’è, le gare di sesso orale a ricreazione in bagno sono molto in voga come gli affranti insegnanti sanno.

Un parlamentare del Pdl sorpreso a cercare puttane sul catalogo nell’Ipad durante il voto di sfiducia a Bondi, è Simeone di Cagno Abbrescia, si giustifica dicendo che “il dibattito non era emozionante”.

Aperto un fascicolo su Frattini, che ha chiesto carte a Santa Lucia senza che nessuno (Nessuno, con la maiuscola) glielo avesse chiesto.

Aperta indagine anche sulla fuga di notizie dal Csm, che uno penserebbe essere un posto sicuro non fosse che è popolato da persone come Matteo Brigandì. (Solidarietà alla collega del Giornale perquisita, se uno lavora al Giornale del resto sa come funziona, le carte o i nastri arrivano sovente direttamente dall’editore. A rifiutarsi si rischia di finire tra i concorrenti del nuovo reality). Non sappiamo se sia stato Brigandì a passare al Giornale le carte su una vicenda (archiviata) di trent’anni fa che riguarda Ilda Boccassini, che non era e non è presidente del Consiglio: sappiamo che lui, membro laico del Csm, le aveva chieste in visione una settimana prima. Brigandì, il leghista che commentò l’elezione di Scognamiglio al Senato con «È stato meglio di una scopata», da quando è al Csm ha fatto aprire una pratica per incompatibilità ambientale contro due magistrati torinesi che si sono occupati di lui in altrettanti processi (una condanna in primo grado per una storia di assegni familiari e una in appello per diffamazione). In caso di condanna definitiva decadrebbe dal Csm. Forse però. Non è detto. Potrebbe sempre cambiare la legge, minuscola.

1 febbraio 2011

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