

di ALEXANDER STILLE
Mentre scrivo, l'aeronautica e l'esercito della Libia stanno massacrando i manifestanti a Tripoli e il primo ministro Silvio Berlusconi cerca di non "disturbare" troppo il suo amico Gheddafi. Berlusconi e il suo ministro degli Esteri, contraddistinguendosi dai loro colleghi europei, hanno tentennato, esitando a condannare le azioni del dittatore libico, difeso fino a poco tempo fa come importante alleato dell'Italia. I legami personali particolarmente calorosi con il premier italiano erano considerati un bene prezioso per il Paese. Non si sa se piangere o ridere, ma ci troviamo davanti alla politica estera del bunga bunga.
Non è meramente una battuta umoristica; è chiaro che da anni i rapporti più cordiali che Berlusconi è riuscito a instaurare con i leader mondiali hanno sempre privilegiato i peggiori dittatori: Vladimir Putin, Gheddafi. E non sarà un caso che sia ricorso al nome di Mubarak per giustificare il suo intervento per tirar fuori dai guai, e dalle mani della polizia, la ragazza (allora) minorenne Ruby Rubacuori. E infatti il destino giudiziario di Berlusconi è appeso a questo filo molto sottile: sostiene che lui deve essere giudicato non dal tribunale di Milano ma dal tribunale dei ministri proprio perché avrebbe agito in buona fede, seppur a torto, in quanto credeva realmente che Ruby fosse la nipote del raìs egiziano. Naturalmente, se avesse pensato davvero che la ragazzina fosse la nipote di Mubarak, l'avrebbe consegnata a qualche ufficiale del consolato egiziano, e non al consigliere regionale del Pdl Nicole Minetti.
Può sembrare una forzatura legare i festini di Berlusconi con la politica estera italiana, ma purtroppo non lo è. Infatti, è piuttosto chiaro che lo stile "personalistico" del primo ministro italiano (per usare un termine eufemistico) sconfina chiaramente con la sfera erotica della sua vita. Secondo le parole di Ruby stessa: "Dopo la cena Berlusconi mi ha proposto di scendere al bunga bunga, termine che ha preso dal suo amico Gheddafi, che si riferisce a una specie di harem femminile nel piano inferiore della villa".
E non dimentichiamo che, nel suo incontro di amore con la escort Patrizia D'Addario, Berlusconi le indica il cosiddetto "lettone di Putin". Come mai il primo ministro italiano ha un grande letto che usa per le orge regalatogli dal capo di un altro stato?
Ci sono forti sospetti nutriti perfino dal governo americano che Berlusconi approfitti dei suoi legami personali con Putin e Gheddafi per fare grandi affari col petrolio. Per di più, tra questi leader, ci sono indubbiamente affinità culturali: ricordiamo la famosa conferenza stampa in Sardegna dove, dopo una domanda un po' diretta rivolta a Putin, Berlusconi ha preso in mano un mitra immaginario per dimostrare chissà che cosa: forse quali rischi stava correndo la giornalista impertinente?
Ricordiamo anche lo spettacolo grottesco e assurdo di Gheddafi a Roma: viene permesso al dittatore libico di mettere la sua tenda nomade nel grande parco Doria Pamphilj al Gianicolo, sottraendo per giorni un bene pubblico ai cittadini per soddisfare i capricci narcisistici di un dittatore. In nessun altro paese democratico sarebbe stata permessa una cosa del genere, ripagata da Gheddafi con varie pagliacciate e offese al pubblico italiano fatte in quei giorni. Quando Gheddafi ha chiesto di soggiornare in tenda a New York in occasione di una visita alle Nazioni Unite, il governo americano giustamente rispose con un secco rifiuto, dicendogli di stare in albergo come tutti gli altri leader mondiali.
Nell'Italia di Berlusconi, a Gheddafi è stato permesso molto di più: c'era quello show stranissimo in cui Gheddafi ha riunito duecento ragazze italiane (scelte per la loro bellezza e pagate per la loro presenza) per predicare la sua versione dell'Islam: in fondo una sorta di versione in salsa libica delle feste di Berlusconi.
Che questi rapporti personali di Berlusconi abbiano influito in qualche misura nella sua politica estera è fuori dubbio: è stato dalla parte di Putin in eventi complessi e controversi, perfino in occasione della guerra con
Durante il soggiorno a Roma, attorniato da duecento ragazze, il premier italiano non ha esitato a visitare Gheddafi nella sua tenda. E per rispondere ai critici del suo stretto rapporto con il leader libico Berlusconi ha affermato: "Chi non capisce i vantaggi di questa nuova amicizia appartiene al passato. Noi invece guardiamo al futuro". Ma di quale futuro stiamo parlando?
25 febbraio 2011

3 commenti:
A me viene da piangere!!!
Se Berlusconi ha grandi amici italiani come Tarantini, Lele Mora, Emilio Fede e simili... non c'è da porsi troppe domande sulle sue amicizie con i dittatori... Gli avranno fornito la stessa merce per ottenere di dissanguare l'Italia. Ghedini dichiara e ammette che Berlusconi è l'utilizzatore finale... che politica balorda, e i politici italiani sono tutti complici di questo bordello! Almeno ci costasse poco il petrolio.
NON V'E' DUBBIO CHE E' UN GRAN BASTARDO.
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