
STUDIANO
di Gianni Barbacetto e Antonella Mascali
“Stiamo studiando”. Così il procuratore di Milano Edmondo Bruti Liberati spiega la riflessione in corso al quarto piano del palazzo di giustizia. Le carte dell’indagine su Silvio Berlusconi sono pronte, o almeno così ripetono da giorni i magistrati. Pronte per essere mandate al settimo piano del palazzo, dove le aspetta il gip Cristina Di Censo, che dovrà decidere se concedere il rito immediato, cioè il processo subito per il premier, senza fare prima l’udienza preliminare. Ma ora, al momento di chiudere, giungono al pettine i nodi della complicata procedura processuale italiana. E, in più, stanno affluendo nell’inchiesta nuovi elementi. Da Milano, c’è l’entrata in scena di un’altra minorenne (dopo Ruby): Iris Berardi, la ragazza brasiliana che è stata tra le più assidue frequentatrici (a pagamento) delle feste di Arcore; era a villa San Martino anche la notte tra il 12 e il 13 dicembre 2009, quando aveva ancora 17 anni. Da Napoli, fa il suo ingresso nella vicenda Sara Tommasi, altra ragazza del bunga bunga, che è tra le protagoniste di un’indagine dei magistrati napoletani su camorra, prostituzione e banconote false.
I MAGISTRATI della procura di Milano “stanno studiando” perché devono prendere una decisione determinante per il futuro processuale del caso Ruby. Berlusconi è accusato dai pm Ilda Boccassini, Pietro Forno e Antonio Sangermano di due reati: concussione e prostituzione minorile.
Concussione, perché Berlusconi avrebbe abusato della sua autorità chiedendo ai funzionari della questura di Milano, la notte del 27 maggio 2010, di “liberare” la minorenne Karima El Mahroug, in arte Ruby, fermata per furto. La presenta come la “nipote di Mubarak” e ottiene che sia affidata, contro il parere del magistrato dei minori, alla consigliera regionale Nicole Minetti.
La seconda contestazione, prostituzione minorile, perché il presidente del Consiglio avrebbe avuto rapporti sessuali a pagamento con ragazze minorenni (Ruby Rubacuori e, forse, anche Iris Berardi).
Fin dal 14 gennaio, quando si è scoperto che Berlusconi era indagato, i pm hanno annunciato che avrebbero chiesto il rito immediato, che viene concesso quando le prove a carico dell’indagato sono “evidenti”. Ma uno dei due reati contestati a Berlusconi, la prostituzione minorile, non prevede la possibilità del giudizio immediato. È un reato invece che prevede la “citazione diretta”: i pm mandano l’imputato direttamente sotto processo davanti a un giudice monocratico, senza passare da un giudice delle indagini preliminari.
A questo punto, che cosa decide la procura? Può tenere insieme i due reati, chiedendo per entrambi il giudizio immediato. Con il rischio però di subire una bocciatura dal gip. O può separare i due reati, chiedendo per la concussione il giudizio immediato e per la prostituzione la citazione diretta. Ma attenzione: per la prostituzione minorile è competente a indagare Milano, ma a giudicare il tribunale di Monza (poiché l’attività delle prostitute minorenni si è svolta ad Arcore). Come può la procura mandarla a un giudice di Milano? Con la spiegazione che quel reato è quello che spiega un reato più grave (la concussione) e con la richiesta al giudice di “connettere” dunque il suo processo a quello per concussione.
Non solo il codice è complicato, ma anche le sentenze della Cassazione su questi temi sono non univoche. Nel caso Ruby, spiega Bruti, c’è la “concorrenza di due riti speciali” (il giudizio immediato e la citazione diretta). Ecco perché il procuratore dice “stiamo studiando”. Per individuare la soluzione migliore e raggiungere l’obiettivo di tenere insieme le due imputazioni in un unico processo a Milano. L’alternativa è che i processi diventino due e che quello per prostituzione approdi a Monza. Per un imputato normale non sarebbe un gran problema. Ma qui l’imputato si chiama Silvio Berlusconi, è presidente del Consiglio, controlla un partito, una bella fetta di giornali e tv e anche la maggioranza parlamentare. Con due avvocati, Niccolò Ghedini e Piero Longo, pronti a fare fuochi d’artificio per rallentare, e magari inceppare, l’iter processuale. Con la speranza di arrivare alla “soluzione finale”: far dichiarare (ricorrendo alla Cassazione e alla Corte costituzionale) la concussione “reato ministeriale”, commesso da Berlusconi in quanto presidente del Consiglio (magari per non compromettere le relazioni tra l’Italia e l’Egitto di Mubarak). Se il reato è ministeriale, la competenza è del “tribunale dei ministri”. Ovvero di tre giudici estratti a sorte tra quelli del tribunale milanese. Ma con un obbligo: di aspettare, per giudicare, l’autorizzazione a procedere della Camera dei deputati. In questo caso la decisione diventerebbe politica. Intanto Ghedini e Longo hanno depositato altri verbali delle loro indagini difensive: 25 pagine di testimonianze di almeno due poliziotti e un funzionario della questura, i quali sosterrebbero di aver preso di loro iniziativa la decisione di affidare Ruby a Minetti, senza cedere a pressioni di Berlusconi. Se dunque non ci sono concussi, non ci può essere neppure un concussore. Da Napoli arrivano elementi a sostegno dell’accusa: l’indagine su camorra, prostituzione e saldi falsi che ha lambito Sara Tommasi coinvolge Fabrizio Corona e soprattutto Lele Mora, già imputato a Milano.

1 commento:
L'IMPRESSIONE E' CHE IL CONTAGIO ETICO-MORALE SI SIA DIFFUSO A 360° E SIA DIVENTATO QUINDI ENDEMICO.
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