lunedì 14 marzo 2011

Che ipocriti questi atei devoti


di Eugenio Scalfari

La campagna di Giuliano Ferrara contro i «moralisti» serve solo a confondere le acque: qui è in corso un'inchiesta penale per accertare dei reati gravi. Cosa c'entra il peccato?

(11 febbraio 2011)

Dedicare per la seconda volta di seguito il mio "Vetro soffiato" a Giuliano Ferrara e al suo codice estetico-morale non era nei miei pensieri, ma dopo aver letto il suo Elefantino di lunedì scorso non posso farne a meno. Si tratta di una "Lettera alle belle anime azioniste (nella loro miseria)" ed è la prima violazione del canone estetico: usare l'aggettivo sostantivato di azionista nel suo doppio significato di militante del partito d'azione (che è scomparso dalla scena politica 62 anni fa) e di portatore di azioni d'una società è un giochetto talmente banale da ricordare lo stridore d'una lama di coltello sul marmo. I foglianti non possono usarlo senza venire clamorosamente meno alla loro estetica. Potremmo semmai farlo noi "nella nostra miseria" ma la raffinata sensibilità vostra non ve lo consente.

Il testo di quella lettera aperta contiene però molto di peggio. Racconta la serata al Palasharp di Milano, affollata da 12 mila persone per iniziativa di "Libertà e giustizia". Cito: "Abbiamo visto il moralismo dei finti perseguitati, degli autori che dicono di andare a letto presto, sì, "ma solo perché leggo Kant" (così ha specificato Eco ammiccando con una battuta miserabile a una platea di devoti dell'onore d'Italia). E che orrore la fosca antropologia di Zagrebelsky, la voce chioccia e la perfidia negli occhi. Il cattolicesimo reazionario e sessuofobo d'uno Scalfaro. La mediocre telefonata di Ginsborg, le banalità di Saviano e che delusione la Camusso a rapporto dai suoi nemici di classe, gli azionisti billionaires".

Un elenco dozzinale di insulti, ma attenti agli aggettivi e ai sostantivi: la voce chioccia, e passi per chioccia, ma l'Elefantino non aveva fatto il tifo per il film "Il Discorso del Re"? La perfidia degli occhi: come fa a scorger perfidia attraverso le immagini televisive? Il cattolicesimo sessuofobo e reazionario; sta forse pensando al cardinale Ruini? Ginsborg mediocre, Saviano banale, Camusso e gli azionisti nemici di classe. Dov'è il Ferrara prezioso che gareggia in abiti di flanella o di lino bianchi con parole ficcanti che lasciano il segno? Ha perso il gusto di ferire l'avversario con un vocabolario mantenuto sotto la canfora e sguainato al momento giusto? Ci contentiamo di banale, mediocre, L'Elefantino dovrebbe stare molto attento a rinverdire il suo canone estetico per una ragione che lui del resto conosce perfettamente: quando si affronta l'avversario sul terreno della morale bisogna avere una
morale oppure un'estetica o magari e meglio ancora entrambi quei codici. Poiché l'Elefantino non dispone del primo requisito per sua volontaria rinuncia, gli resta il secondo che va coltivato con la massima cura per non lasciarlo appassire. L'estetica è fatta di finezza e di sottintesa ironia, la radicalità la devasta.

"All'inflessione piccolo dialettale di Zagrebelsky in fondo in fondo preferisco la banda Cavallero" e poi oltre: "Per fortuna quel mondo ha prodotto anche i Violante, persone di razza che ne hanno fatte più di Carlo in Francia ma non si abbasserebbero mai a scrutare i giorni, le notti e le vite degli altri". Davvero? Carlo in Francia? Il buco della serratura? Siamo arrivati a questo? Tra poco i lettori foglianti dovranno leggere che "si combatte alla grande, si vincerà tra un attimino e sì, è assolutamente così". E allora meglio "Libero" di Belpietro e il "Giornale" di Sallusti.

Però alla fine arriva il colpo di reni. Eccolo ri-finalmente, il Ferrara dei bei tempi: una citazione di Emerson, Ralph Waldo, in inglese nelle note (ma non era meglio mettere in nota la traduzione italiana?) "Ho tutto sommato l'impressione che dove ci sia una grande ricchezza di vita, sebbene intrisa di grossolanità e di peccato, lì troveremo anche l'argine e la purificazione e alla fine si scoverà un'armonia con le leggi morali". Fin qui la citazione di Waldo. Segue il finale speranzoso dell'Elefantino: "La pazzia di Berlusconi sarà in qualche modo riscattata, belle anime azioniste, la vostra mancanza di vita è inescusabile".

Nessun commento: