
IL PAESE DI HIROSHIMA E DELLE 55 CENTRALI
di Ferruccio Sansa
“È un nemico che non si vede, non si sente, ma ti entra nelle ossa. Le autorità, però, dicono che la situazione è sotto controllo”, Takeshi Sarada rispetta alla lettera le istruzioni che arrivano dalla radio. Lui si fida delle autorità, e però lo sguardo gli scivola involontariamente sullo strumento in mano a un tecnico della Tepco (
COSÌ 66 anni dopo Hiroshima e Nagasaki, il Giappone ritrova l’incubo nucleare. Non è una bomba stavolta, ma Fukushima I, una centrale ad appena duecento chilometri da Tokyo e dai suoi 25 milioni di abitanti. È cominciato dodici ore dopo il terremoto: il reattore ha preso a surriscaldarsi. Le autorità rilasciavano messaggi tranquillizzanti, ma ecco il botto, la colonna di fumo. La notizia ha raggiunto il mondo: “È esploso il reattore”. E invece no, assicurano dalla Tepco: “Sono crollati il tetto e una parte delle pareti, il reattore è integro e la temperatura cala”. Vero? Takeshi e gli abitanti della zona hanno deciso di fidarsi. Anche se vedono sfilare auto e gente a piedi che si allontana dalla centrale. Già, all’inizio si parlava di radiazioni deboli. Poi di una fuga che in un’ora rischiava di farti assorbire le radiazioni di un anno. Le crepe nel reattore procedono di pari passo con quelle nell’ottimismo delle dichiarazioni ufficiali.
“Dicono che non c’è pericolo”, ripete Takeshi, e forse ha ragione, perché da queste parti la serietà e la precisione sono una religione. Ma alle 15,30 di ieri ecco un’altra scossa che fa tremare anche la fiducia. Sono migliaia le persone che vivono intorno a Fukushima I, e pochi scappano. Del resto non saprebbero nemmeno dove. Le radiazioni arrivano lontano e poi a dieci chilometri dalla centrale c’è Fukushima 2. In questa regione ci sono 11 reattori. Quello di Onagawa (duecento chilometri più a nord) venerdì aveva già preso fuoco (pare senza conseguenze), poi è toccato a Fukushima I. Gli altri 9 sono stati spenti, ma chissà se basta.
Il Giappone ha deciso di puntare sul nucleare che fornisce il 30 per cento dell’energia. La memoria delle bombe del 1945 ha dovuto cedere alla fame di energia dell’economia, terza nel mondo, ma senza materie prime. Ci sono 11 reattori in costruzione e altri 55 già in funzione. Alcuni non modernissimi, come Fukushima I, uno dei 25 più grandi del mondo. “Al momento del terremoto i 3 reattori in funzione si sono spenti automaticamente”, il tecnico cita a memoria i bollettini della Tepco. Non dice, però, che questo tipo di centrali è stato progettato negli Stati Uniti negli anni Cinquanta (Fukushima I risale al 1971). Così come il tecnico non ricorda gli altri infortuni che hanno segnato la storia dell’impianto: nel 1994 e nel 1997 due incidenti “minori”. Nel 2000 si dovette disattivare un reattore per un buco nella barra di combustibile. Ancora: nel 2002 furono scoperte fessure nelle tubature dell’acqua dell’impianto. Nel 2006 ci fu una perdita di vapori radioattivi. Infine nel 2008 un terremoto provocò la fuoriuscita di liquido radioattivo. Incidenti e scandali: nel 2002
CHISSÀ SE TAKESHI pensa a tutto questo mentre la radio comincia a parlare di persone contaminate. Ma le autorità annunciano l’arrivo di “superpompieri”. E Takeshi si fida perché i giapponesi sono gente seria. Ma anche perché, a questo punto, non ha alternative.

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