
Berlusconi denuncia e chiede un’indagine sul tentativo di modificare la data di nascita di Ruby. E se lo dice lui
di Gianni Barbacetto
“Bravi, bravi”, ripete al telefono l’avvocato Niccolò Ghedini, al cronista del Fatto Quotidiano che gli chiede le sue reazioni a quanto scritto ieri dal giornale. Un’impiegata dell’anagrafe della città marocchina di Fkih Ben Salah racconta ai nostri inviati che due italiani le hanno offerto del denaro, chiedendole in cambio di cambiare la data di nascita di Karima El Mahroug detta Ruby. Karima doveva risultare più vecchia di due anni.
Televideo ieri annunciava che gli avvocati di Silvio Berlusconi avevano deciso per questo di querelare il Fatto. “Ma no”, spiega Ghedini. “Voi avete fatto il vostro lavoro. Noi abbiamo semplicemente comunicato che il presidente Berlusconi ci ha dato mandato di depositare una specifica denuncia all’autorità giudiziaria, per accertare se la vicenda che voi raccontate è vera oppure no. Perché, in ogni caso, è una storia che tende surrettiziamente a danneggiare il presidente del Consiglio, che è totalmente estraneo a ogni eventuale comportamento illecito”.
Questa storia inizia a metà febbraio, quando il Fatto comincia a raccogliere e vagliare testimonianze sull’intervento di misteriosi personaggi italiani in Marocco. Una fonte racconta che sono stati offerti molti soldi a un’impiegata dell’anagrafe che lui conosce molto bene. E aggiunge la sua preoccupazione, per il fatto che nel paese di Fkih Ben Salah il registro dove vengono annotate a mano le nascite è scomparso. La fonte spiega anche che i dati anagrafici sono annotati in più registri, conservati in luoghi diversi. Ma ipotizza che ci sia sempre la possibilità che, nel tempo, tutti i registri possano essere via via falsificati.
DOPO QUALCHE giorno, la stessa fonte racconta che in realtà il registro non è scomparso: era solo stato spostato, proprio perché gli impiegati erano allarmati dopo la visita degli italiani. Iniziano i controlli e le verifiche. La fonte appare una persona affidabile, con legami certi con il paese di Ruby. Ma la ricomparsa del registro anagrafico sembra sgonfiare la notizia.
Il 3 marzo, però, avviene un fatto nuovo. Il Giornale titola in prima: “Il Cav ottimista: Ruby era maggiorenne”. E a pagina 5 : “Il premier cala l’asso: Ruby era maggiorenne”. Il quotidiano riporta tra virgolette una frase di Berlusconi: “Abbiamo la prova che Ruby è stata registrata all’anagrafe marocchina due anni dopo la sua nascita. Una prova che presenteremo durante il processo”. Quel giorno, anche il Corriere della sera riporta la stessa dichiarazione del presidente del Consiglio: “È stata registrata all’anagrafe due anni dopo essere nata”. Chi ha dato questa informazione a Berlusconi? Perché il presidente del Consiglio è così ottimista quel giorno?
A questo punto il Fatto, con la collaborazione di Radio popolare, interpella al telefono diversi testimoni in Marocco e chiede informazioni agli uffici comunali del paese di Karima e all’ufficio provinciale in cui è conservato un secondo registro anagrafico. Al municipio risponde una donna che, molto imbarazzata, nega che si siano presentati italiani, ma aggiunge di sapere che in paese alcuni nostri connazionali erano andati alla ricerca dei famigliari di Ruby. All’ufficio provinciale vengono invece espressi molti dubbi sulla figura del sindaco di Fkih Ben Salah. A questo punto il Fatto, dopo aver visto una fotografia del certificato di nascita di Ruby inviata dal suo paese, decide di partire per il Marocco per incontrare direttamente l’impiegata dell’anagrafe (che abbiamo chiamato “Fatima”), la quale accetta di parlare soltanto dietro garanzia dell’anonimato. “Fatima” racconta il tentativo di corruzione.
Una corruzione impossibile, secondo Ghedini. “Abbiamo fatto indagini difensive in Marocco: abbiamo chiesto ad avvocati locali quali sono le procedure per la registrazione delle nascite. E abbiamo così scoperto che sono procedure blindate. I dati sono scritti in tre registri: quello dell’ufficio anagrafe locale, quello del ministero dell’Interno a Rabat e quello del ministero dell’Istruzione, sempre nella capitale.
Impossibile falsificare tutto. La certezza documentale è granitica”.
DUNQUE Karima è nata certamente il 1 novembre 1992, come dicono tutti i suoi documenti. Ghedini lascia però aperto ancora uno spiraglio: “Bisogna vedere se la data di nascita è diversa da quella di registrazione: anche in Italia Enzi Ferrari è stato iscritto all’anagrafe in un giorno diverso da quello della sua vera nascita”.
Intanto però Ghedini e il suo collega Piero Longo chiedono che la magistratura verifichi la storia raccontata dal Fatto. “Se le vostre notizie sono vere, è evidente che c’è stato un grave, anche se maldestro, tentativo di falsificazione che danneggia il presidente del Consiglio. Se qualcuno ha davvero fatto quel tentativo, è bene che le autorità ricostruiscano i fatti e l’identità delle persone coinvolte, per sventare strumentalizzazioni ai danni di Berlusconi”.
I suoi difensori hanno presentato questa istanza alla Procura di Roma:“Perché di solito è Roma a procedere per reati commessi all'estero, quando non è nota l’identità di chi li ha commessi e dunque non è chiara la competenza territoriale. Ma abbiamo avvertito anche la procura di Milano, se ritenesse di indagare sulla vicenda”. Il procuratore di Milano Edmondo Bruti Liberati dichiara al Fatto che la sua procura studierà il caso e poi deciderà se aprire un fascicolo. Un caso giuridicamente complesso (come spiega a pagina 18 Bruno Tinti), perché riguarderebbe un reato di tentata corruzione commesso all’estero da cittadini italiani non identificati.

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