martedì 26 aprile 2011

Ciancipietro


di Marco Travaglio

In evidente imbarazzo per l’arresto di Ciancimino jr, issato agli onori delle cronache dal suo Panorama nel 2007, Maurizio Belpietro scrive: “Non sappiamo da chi abbia imparato a manipolare i documenti. Ma quale che sia il suo maestro, non sarà mai sufficientemente abile da competere con Travaglio”.

Troppo buono. Ma, come si suol dire: prego, dopo di lei.

Ciancimino è stato arrestato per aver taroccato un documento contro De Gennaro. Accusa ancora tutta da provare (per ora si sa solo che il documento è stato falsificato, ma non da chi né perché), anche se i “garantisti” Pdl l’hanno già condannato in via definitiva.

In compenso è ormai fatto notorio che da 17 anni gli house organ di B., diretti o vicediretti da Belpietro, han preso per oro colato una serie innumerevole di panzane.

Nel ‘95 il Giornale rilancia le “notizie agghiaccianti” che B. dice di aver appreso sul pool Mani Pulite, denunciato a Brescia per “attentato a organo costituzionale” (art. 289 Codice penale, pena massima 10 anni di carcere).

Naturalmente – vedi pagina 2 – il pool viene assolto, mentre i supertestimoni delle notizie agghiaccianti, i marescialli Strazzeri e Corticchia, vengono arrestati e condannati per calunnia.

Sempre nel ‘95 il Giornale vicediretto da Belpietro avvia una lunga campagna per dimostrare che Pacini Battaglia ha corrotto Di Pietro con “una valigetta con 5 miliardi”. Poi, nel novembre ‘97, i lettori del Giornale trovano in prima pagina un articolo di Feltri: “Caro Di Pietro, ti stimavo e non ho cambiato idea”. E due pagine di ritrattazione completa: “Di Pietro è immacolato”, “i famigerati miliardi di Pacini” sono una “bufala”, una “ciofeca”, una “smarronata”, “dissolto il grande mistero: non c’è il tesoro di Di Pietro”. Cioè: Il Giornale vicediretto da Belpietro “dissolve” un mistero che ha inventato lui, per salvarsi dalle denunce dall’ex pm (Paolo Berlusconi deve pure sborsare 700 milioni di lire).

Anche Giuliano Ferrara porta la sua acqua al mulino della calunnia: nel ’97, direttore di Panorama, allega il pamphlet di Giancarlo Lehner “Attentato al governo Berlusconi. Art. 289 Codice penale” che rilancia le “notizie agghiaccianti” e che viene puntualmente condannato per aver descritto fatti mai accaduti. Ora Ferrara ripesca l’articolo 289 per mandare in galera i pm di Palermo. Ed è perfino costretto a difendere De Gennaro, che il Foglio insulta da 15 anni per la penna di Lino Jannuzzi, lo stesso che nel ’91 scriveva: “Falcone e De Gennaro sono i favoriti per la Dna e la Dia... È una coppia la cui strategia... ha approdato al più completo fallimento: sono Falcone e De Gennaro i maggiori responsabili della débâcle dello Stato di fronte alla mafia. Quando si arrivasse a queste nomine, dovremo guardarci da due ‘Cosa Nostra’, quella che ha la Cupola a Palermo e quella che sta per insediarsi a Roma. E sarà prudente tenere a portata di mano il passaporto”.

Del resto gl’investigatori prediletti da Ferrara sono altri: per esempio Squillante, che lui definisce “uomo probo” anche quando finisce dentro per un conto in Svizzera con 10 miliardi, comunicante con quello di Previti. Quando poi Igor Marini infanga Prodi & C. per Telekom Serbia, Il Giornale di Belpietro rilancia pure le sue balle, almeno finché Marini non viene arrestato per calunnia.

Ora, a corto di fornitori di bufale, deve inventarsele in proprio: tipo l’attentato subìto per mano della “sinistra dell’odio” o il progetto di un falso agguato a Fini per accusare B.

Sapete come sono finite?

La Procura ha appurato che l’attentato a Belpietro non è mai avvenuto e quello a Fini è una patacca rifilata al direttore di Libero da un imprenditore pugliese che voleva dimostrare come sia facile ammollare patacche a certi giornali. Infatti mica era andato a casaccio: si era rivolto proprio a Belpietro (di cui il pm Spataro ha chiesto la condanna per procurato allarme).

Quel dilettante di Ciancimino, con un solo documento falso, non si monti la testa: deve farne di strada, per diventare un Belpietro.

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