mercoledì 1 giugno 2011

Il vincitore nascosto delle elezioni

LUCA RICOLFI

Berlusconi voleva politicizzare le elezioni amministrative, voleva farne una sorta di giudizio di Dio su di sé e sul governo. C'è riuscito perfettamente, e ha perso anche per questo. Sconfitta chiara, campale e logica. Su questo non ci sono molti dubbi.

I dubbi, invece, cominciano quando si cambia la domanda. Se anziché chiederci «chi ha perso?» proviamo a chiederci «chi ha vinto?», tutto si complica. Perché di vincitori ce ne sono fin troppi, e forse nessuno lo è fino in fondo. Vediamoli tutti, questi vincitori presunti.

Il primo a passare all’incasso è ovviamente il Partito democratico. Per Bersani e per i suoi è evidente che il vento è cambiato, che anche il Nord non si fida più del centro-destra, che il Paese è pronto a cambiare governo (e infatti ieri Bersani ha chiesto le dimissioni di Berlusconi).

E tuttavia il conto delle amministrazioni vinte, indubbiamente favorevole al Pd e ai suoi scalpitanti alleati (Di Pietro e Vendola), al momento non segnala un apprezzabile rafforzamento del partito di Bersani, la cui forza sembra tuttora abbondantemente al di sotto di quella che aveva nel 2008, ai tempi della corsa (quasi) solitaria di Veltroni.

Soddisfatti del risultato paiono anche i leader del Terzo polo, che molto avevano puntato su una sconfitta di Berlusconi, vista come precondizione per superare l’assetto bipolare del sistema politico uscito dalla seconda Repubblica. Anche qui, però, c'è un problema: è vero che, almeno rispetto alle Politiche del 2008, i due partiti maggiori - Pdl e Pd - si sono entrambi indeboliti a favore dei rispettivi alleati, ma i loro voti sono confluiti sulle liste civiche e sui partiti più arrabbiati, non certo sui partitini di Casini, Fini e Rutelli. La percentuale di consensi di Udc, Fli, Api uscita dalle urne è di poco superiore a quella della sola Udc nel 2008. Il che, a mio parere, indica una cosa soltanto, e cioè che a distanza di quasi mezzo secolo resta vera la spietata diagnosi di Giovanni Sartori, secondo cui il nostro sistema politico non era e non è un caso di «bipartitismo imperfetto» bensì un caso di «pluralismo polarizzato». Gli spiriti animali dei nostri politici spingono alla contrapposizione, alla frammentazione e all’estremismo, non certo al confronto fra due grandi partiti egemoni sui rispettivi alleati. Viste da questa prospettiva le elezioni del 2011 sembrano infrangere sia i sogni dei nostalgici della prima Repubblica, sia quelli dei vagheggiatori della seconda. A quanto pare gli italiani non si lasciano sedurre né dai due partiti maggiori, Pdl e Pd, né da chi vorrebbe superarli in nome di un «grande centro», rifugio dei moderati e delle persone assennate.

Resterebbe il cosiddetto «partito di Santoro», quello degli ospiti eccellenti della trasmissione Anno Zero. Partiti e leader di partito, come Di Pietro e Vendola. Agitatori come Beppe Grillo, che ha lanciato le liste Cinque Stelle (10% nella rossa Bologna!). Giornalisti come Marco Travaglio e i colleghi del Fatto quotidiano. Ma anche folle, piazze, categorie, territori in collegamento con il conduttore e gli ospiti in studio.

Il partito di Santoro non è solo il luogo di precipitazione dell’antiberlusconismo, ma è stato anche, in questi anni, la voce - una voce talora faziosa e unilaterale - delle mille realtà che l'informazione ufficiale tende a ignorare: penso, per fare l'esempio più clamoroso, alla protesta di un’intera regione, la Sardegna, vessata dallo zelo degli esattori del fisco (è un caso che, dopo 17 anni, il centrodestra abbia perso Cagliari?).

Sono dunque loro, Santoro e i suoi, i veri vincitori di questo passaggio elettorale?

A giudicare dai dati, mi sembra che si debba dire di sì. Se consideriamo i consensi ricevuti dalle liste di partito, le sole forze politiche che hanno sfondato sono quelle della protesta (Vendola e Grillo), una protesta fatta di populismo, idealismo, romanticismo anti-economico. Ed è forse non privo di significato che, fra le forze più tradizionali, a reggere non siano stati i partiti-cardine del sistema politico, gli assennati Pd e Pdl, ma i loro alleati più indisciplinati e riottosi, la Lega di Bossi e l'Italia dei valori di Di Pietro.

Così lo scenario che il voto ci consegna è più ricco di interrogativi che di certezze. Berlusconi ha perso, ma solo il partito di Santoro ha vinto. Questa è certamente una buona notizia per i molti nemici di Berlusconi, ma non è detto che lo sia per il centrosinistra. A mio parere, infatti, il ruolo storico del partito di Santoro è sempre stato duplice: avvicinare il momento dell’uscita dal berlusconismo, allontanare il momento in cui il centrosinistra saprà prendere in mano il destino dell’Italia; rendere più probabile la caduta del centrodestra, rendere più difficile la sua sostituzione con un governo di centrosinistra.

Oggi siamo a un bivio cruciale. La vittoria del centrosinistra rende più probabile la caduta del governo. La «gioiosa macchina» da guerra con cui ci stiamo preparando alla defenestrazione di Berlusconi rende più probabile l’eventualità che quella di oggi, alla lunga, si riveli una vittoria di Pirro. Perché domani, quando Berlusconi sarà uscito di scena, il gioco sarà diverso da quello del «ventennio» berlusconiano: non più uno scontro fra berlusconiani e anti-berlusconiani, ma il confronto fra una destra e una sinistra entrambe deberlusconizzate. E a quel punto quel che conterà non sarà (solo) chi ha buttato giù Berlusconi, ma chi ha le carte più in regola per prendere il timone della nave.

4 commenti:

Marianna ha detto...

io sono felice!!!!
il vero vincitore è a Napoli de Magistris mi piace come parla e come espone i fatti e speriamo che gli mandi veramente la torta a Berlusconi

LUIGI A. MORSELLO ha detto...

Vedrai che lo farà!

Francy274 ha detto...

Appunto, hanno vinto Santoro e Travaglio, e mettiamoci pure Vauro. La gente ha bisogno di sentire parlare dei propri problemi e di trovarsi davanti un rappresentante degno che li risolva, visto che le tasse le paga a questi cialtroni. Non abbiamo assistito ad altro che al sentirci rispondere con parole al vento, sia da destra che da sinistra. Vent'anni di ciarle stancherebbero anche il paziente Giobbe, figuriamoci un popolo abbandonato alla disperazione. Speriamo che Pisapia e De Magistris non deludano le aspettative di un popolo diventato molto attento e pretenzioso del proprio vivere, e del proprio futuro.

LUIGI A. MORSELLO ha detto...

Francesca, sono tosti,tutti e due!