martedì 6 settembre 2011

NESSUNO SI FIDA PIÙ DI NOI



La manovra bluff scatena i mercati: la Borsa sprofonda
Gli investitori in fuga dai nostri titoli di Stato

di Vittorio Malagutti

L’estate sta finendo, ma i mercati ballano ancora al ritmo dei primi d’agosto. Anzi, peggio. Perché in Borsa, con lo scivolone di ieri (meno 4,83 per cento), l’indice è precipitato addirittura ai minimi da marzo 2009. Ed è allarme rosso, ancora una volta, per lo spread, il differenziale di rendimento tra i Btp decennali e i Bund tedeschi che è arrivato a quota 372 punti. Non accadeva dalla fine di luglio, quando il differenziale prese il volo fino a toccare 416 punti. Solo che adesso la situazione appare molto più grave rispetto a un mese fa.

AD AGOSTO sono stati i massicci acquisti di titoli italiani da parte della Banca centrale europea (Bce) a raffreddare le tensioni. Nel frattempo però l’incredibile manfrina del governo sulla manovra ha quasi prosciugato le riserve (già molto scarse) di credibilità dell’Italia. L’impressione, a questo punto, è che a Francoforte non siano più disposti a coprire l’incapacità evidente della coppia Silvio Berlusconi-Giulio Tremonti. E allora basta che la Bce stacchi un po’ il piede dall’acceleratore degli acquisti per provocare una frana che è solo l’anteprima di un possibile imminente disastro. Non per niente ieri si è impennata fino a 422 punti anche la quotazione dei cds (credit default swap) sull’Italia, ovvero il prezzo richiesto sui mercati per assicurarsi contro il fallimento dello Stato italiano. Se aumenta il costo della polizza vuol dire che cresce anche il rischio percepito dagli operatori.

C’è poco da fare, allora. Il cielo sopra i mercati è più nero che mai. Dalle nostre parti azioni e titoli di stato vanno ai minimi, ma anche nel resto d’Europa prevale il pessimismo. A Francoforte l’indice di Borsa ha perso il 5,3 per cento, a Parigi il 4,6 a Londra il 3,6 per cento. E per fortuna Wall Street era chiusa per il Labour Day.

I MERCATI hanno ripreso il discorso esattamente allo stesso modo in cui l’avevano interrotto venerdì scorso. E cioè a suon di ribassi. E se tre giorni fa erano state le deludenti statistiche sul mercato del lavoro Usa a provocare lo scossone, ieri le vendite sono state innescate dalle brutte notizie dal fronte dell’euro e dei debiti sovrani. Ci sono nuovi timori sul piano di salvataggio della Grecia, che fa sempre più fatica a rispettare gli impegni sui tagli in bilancio presi con l’Unione europea e il Fondo monetario internazionale. Questo potrebbe portare a un blocco della prossima tranche di prestiti di emergenza pari a 8 miliardi di euro. A questo punto però le preoccupazioni maggiori riguardano l’Italia. Se il governo della terza economia della zona euro non riesce a mantenere i recenti solenni impegni al risanamento dei conti pubblici, anche la valuta unica rischia di essere travolta. Per il momento sono le quotazioni dei titoli italiani a perdere ancora terreno e questo espone le banche a possibili perdite.

Risultato: ieri mentre lo spread tornava a livelli record anche le quotazioni di Borsa dei maggiori istituti di credito tricolori hanno fatto segnare nuovi minimi storici. Unicredit a fine seduta ha perso il 7,3 per cento, Intesa quasi il 7 per cento, dopo che entrambi i titoli erano stati sospesi più volte per eccesso di ribasso. Giornata nera anche per le altre grandi banche europee, tutte in forte ribasso per la crisi dell’euro. In Italia però la situazione rischia di prendere una piega ancora peggiore. Non potrebbe essere altrimenti visto che le banche italiane hanno in bilancio qualcosa come 150 miliardi di Btp, Cct e Bot. Tutti i banchieri hanno alleggerito le posizioni nelle ultime settimane oppure intendono farlo entro breve tempo. Intanto però la crisi del debito targato Italia continua a pesare sulle quotazioni degli istituti. Senza contare che nel giro di qualche mese potrebbe profilarsi un problema supplementare.

GIÀ, perché rifornirsi di capitali sul mercato è diventato sempre più costoso. Le grandi banche hanno fatto provvista di liquidità nei mesi scorsi, prima dell’esplosione della crisi. Se però la situazione non tornasse alla normalità entro l’autunno, per i banchieri sarebbero guai veri. E non solo per loro. L’aumento del costo della provvista per la banche potrebbe scaricarsi sulle imprese. Nel senso che aumenterebbero anche gli interessi sui prestiti. E allora addio ripresa.

2 commenti:

cristiana2011 ha detto...

Se questi avessero la dignità di andarsene, credo che ci tireremmo su, nonostante tutto.
Cristiana

LUIGI A. MORSELLO ha detto...

Dignità? Che è roba che si mangia? Nooo, allora non serve.