martedì 1 novembre 2011

Brigate Costituzione


di Marco Travaglio

Sono amico di Ingroia e me ne vanto. Avrei voluto esserlo anche del suo maestro, Borsellino: purtroppo non ho fatto in tempo e invidio molto i colleghi che quel tempo l’hanno avuto. Da Ingroia non ho mai avuto una notizia in anteprima. E dire che mi avrebbe fatto comodo. Ma quelli che passano notizie sono pessimi magistrati, di cui mai diventerei amico.

Culturalmente, Antonio è un progressista e io un conservatore. Ma ci incontriamo sui valori della Costituzione, che non è né di destra né di sinistra: è di tutti. Perciò Antonio andava d’accordissimo con Borsellino, che da ragazzo era nel Fronte della Gioventù e i colleghi burloni lo salutavano romanamente.

Ogni anno, a Palermo, i giovani ex-An ricordano Borsellino perché era “di destra”. Ma nessuno s’è mai sognato di accusarlo di non essere imparziale: di fronte a un mafioso non si domandava se fosse di sinistra o di destra, lo indagava e basta. Esattamente come fa Ingroia, che negli ultimi mesi s’è imbattuto nelle trattative fra Stato e mafia fra il 1992 e il ’94 sotto governi di centrosinistra (Amato e Ciampi) sia di centrodestra (B.). E ha interrogato esponenti di centrosinistra (Scalfaro, Mancino, Amato, Conso, Ciampi, Martelli) e di centrodestra (Dell’Utri e altri).

L’altro giorno Ingroia ha accolto l’invito a parlare di lotta alla mafia al congresso del Pdci, così come aveva fatto in convegni e feste di Fli, Idv, Sel, Pd. Anche Borsellino andava alle Feste dell’Unità come a quelle del Secolo d’Italia, quando l’antimafia non era né di destra né di sinistra: era di tutti.

Ora che governa l’amico di Mangano e Dell’Utri, i pm antimafia vengono invitati solo dai partiti di opposizione (e nemmeno tutti: alla convention di Renzi l’antimafia non era proprio prevista).

Dovrebbero rifiutare solo perché il Pdl non li invita? È quel che sostiene il fronte trasversale che va dal Giornale al Corriere, dal Pdl all’Anm.

Sallusti, poveretto, scrive che “Ingroia andrebbe allontanato subito dalla magistratura”; “qualsiasi elettore del centrodestra che capitasse in una sua inchiesta dovrebbe ricusarlo per dichiarata imparzialità” (voleva dire “parzialità”, ma va scusato: non sa mai quel che dice); e “tutto il suo lavoro passato andrebbe rivisto alla luce di questa ammissione, a partire dall’accanimento che ha portato alla condanna a 7 anni in secondo grado di Dell’Utri”.

Forse Sallusti pensa che Dell’Utri l’abbia condannato Ingroia: non sa che l’han condannato tre giudici di tribunale e tre di appello. Ma soprattutto: quale sarebbe l’“ammissione” che lo renderebbe parziale (o, per dirla col povero Sallusti, imparziale)? Questa frase, pronunciata alle assise del Pdci: “Un magistrato dev’essere imparziale quando esercita le sue funzioni. Ma, fra chi difende la Costituzione su cui ho giurato e chi cerca di violarla, violentarla e stravolgerla, io so da che parte stare: mi sento un partigiano della Costituzione”.

Beh, che c’è di strano? Solo i magistrati-partigiani della Costituzione sono imparziali, considerando (art. 3) “tutti i cittadini uguali davanti alla legge”.

Ma i tartufi dell’Anm raccomandano “particolare prudenza nell’esprimere valutazioni di carattere generale sulla politica del Paese”. Come se dirsi fedeli alla Costituzione fosse fare politica.

La Palma d’Oro della critica più demenziale spetta però al Corriere, che parla di “toni sbagliati” (questione di decibel?) e invita Ingroia a “evitare di esporsi alle critiche”. Oh bella. Ma, per non esporsi alle critiche, i pm dovrebbero evitare certe indagini, non certi toni.

Il pm Alfredo Robledo ha appena chiesto i danni a B. che l’aveva accusato di “tramare infamità” e di essere “indegno”. Eppure non ha mai partecipato a raduni di partito. In compenso è uno dei pm che hanno scoperto lo scandalo Mills. Se si fosse girato dall’altra parte, gli avrebbero lasciato fare tutti i raduni che voleva.

I magistrati vengono attaccati non per quello che dicono, ma per quello che fanno.

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