giovedì 5 gennaio 2012

I SINDACATI RICHIAMATI ALL’OBBEDIENZA




Cgil, Cisl e Uil nel mirino: ostacolano il premier nel salvataggio dell’Italia
di Giorgio Meletti

Il governo punta all’abolizione dell’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori, che impedisce il licenziamento individuale senza giusta causa nelle aziende con più di 15 dipendenti. Ne aveva già parlato poco prima di Natale il ministro del Lavoro Elsa Fornero, indotta a una precipitosa retromarcia dalle reazioni del sindacato. Ma ieri è sceso in campo direttamente il premier Mario Monti, che si è lasciato attribuire dalla Repubblica alcune frasi virgolettate, non smentite e illuminanti.
   L’OBIETTIVO evidente è una resa dei conti con i sindacati confederali, più energica di quelle tentate da Silvio Berlusconi. Se infatti la strategia del governo di centro-destra, soprattutto attraverso il ministro del lavoro Maurizio Sacconi, puntava a isolare la Cgil, l’attacco all’articolo 18 non distingue tra sindacati amici e nemici. Ce n’è per tutti.
   Monti non avanza nessun argomento sull’utilità dell’abolizione dell’articolo 18 per rilanciare economia e occupazione. Sostiene però che è l’Europa a chiedercelo, e che il governo tecnico è chiamato a fare le cose “anche senza l’accordo di tutti”. E questa “è pure la ragione per cui non possiamo accettare veti”. Per Monti questa linea dura contro i sindacati serve ad affrontare “il nostro problema centrale: il deficit di credibilità”. Una questione di principio, dunque. Monti pensa, stando a queste indiscrezioni non smentite, che dimostrando di poter spezzare le reni al sindacato potrà meglio giocarsi la trattativa con Germania e Francia sull’amara medicina del risanamento dei conti pubblici. E così il confronto sulla riforma del mercato del lavoro assume una dimensione completamente scollegata dal merito delle questioni sul tavolo.
   Il tema dei prossimi giorni è il ridimensionamento del potere sindacale. Secondo Sergio Romano, che ha firmato ieri l’editoriale del Corriere della Sera, bisogna uscire dalla stagione della “concertazione”, che pure è servita in “momenti eccezionali” a “sbloccare situazioni pericolose”. L’ex ambasciatore indica con precisione le eccessive pretese a cui Cgil, Cisl e Uil devono rinunciare per non ostacolare il cammino del governo proteso verso il salvataggio del Paese: “I sindacati non vogliono essere ascoltati. Vogliono concertare, vale a dire concorrere alla definizione delle misure che il governo presenterà al Parlamento e ai suoi partner europei”. La conclusione di Romano è altrettanto netta: “Il sindacato ha funzioni importanti e deve essere in condizione di esercitarle con la massima libertà. Ma tra queste funzioni non vi è quella di concorrere al governo del Paese”.
   Mentre l’editorialista del Corriere indicava questa linea di ridimensionamento dei sindacati, il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, in visita nella sua Napoli, rimarcava i concetti già ben illustrati nel discorso di Capodanno: “Quel che mi auguro è che il movimento dei lavoratori dia di nuovo prova di saper guardare agli interessi generali e non stia sulla difensiva”.
   METTENDO insieme le tre indicazioni, quella data da Monti attraverso la Repubblica, quella di Napolitano e quella del Corriere della Sera, ai sindacati rimane uno stretto sentiero: “guardare agli interessi generali” senza pretendere però di “concorrere al governo del Paese”, cioè senza pretendere nulla più che “essere ascoltati”. Lo scenario dei prossimi giorni si presenta dunque complicato per i tre leader Susanna Camusso (Cgil), Raffaele Bonanni (Cisl) e Luigi Angeletti (Uil): completato il “giro informale” dei colloqui bilaterali con la Fornero, dovranno andare a un tavolo di confronto in cui verrà loro presentato il pacchetto di interventi sul mercato del lavoro senza consentire ai sindacati di interloquire con il governo sulle misure per la crescita e l’occupazione.
   A differenza del passato, quando Cisl e Uil potevano lucrare la posizione di interlocutori privilegiati del governo Berlusconi grazie all’isolamento della Cgil, adesso l’imbarazzo è sostanzialmente uguale per tutti. Come dimostra il sarcasmo di Angeletti, che ha così commentato la battaglia prossima ventura: “Diciamo che tutta la polemica sull'articolo 18 è un falso bersaglio, come avviene nei giochi elettronici”.

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