giovedì 27 novembre 2008

Infinite parole della crisi

LA STAMPA
27/11/2008
LIETTA TORNABUONI


Nei programmi televisivi detti (esagerando) di approfondimento, come è inevitabile si parla soltanto della crisi finanziario-economica. Tutti la giudicano grave. Tutti la prevedono lunga: 2010 circa. Tutti la immaginano sempre peggiore nel tempo. Su questo, l’unanimità è stata raggiunta. Poi c’è la solita suddivisione politica: i conversatori di centrodestra dicono che il governo in carica lotta e lotterà eroicamente come un leone contro la crisi; gli oratori del centrosinistra ripetono che da quando è in carica il governo ha fatto nulla, che non s’è visto un soldo.

Altra variante, la suddivisione tra ottimisti e pessimisti. I pessimisti, opinionisti trasversali in netta maggioranza, non potrebbero non esserlo, data la situazione (in particolare lo è chi sino a ieri mattina risultava fiducioso e sereno); mentre gli ottimisti hanno piuttosto un certo tono di paziente rassegnazione («Coraggio, tiriamo avanti», «È soltanto una fase»). Questa elencazione non riguarda i comuni cittadini: quelli, bestemmiano o quasi di fronte alla propria realtà, quando non sono disperati perché hanno perduto il lavoro. Eppure, questi diversi stili oratori sono destinati, grottescamente, appunto ai comuni cittadini. E se qualcuno pigia un po’ troppo il pedale, lo fa con la speranza che, nella nera confusione, ci scappi qualche mancia, appalto, soldo, tasso zero, avanzo o simili.

Il motivo determinante di tante chiacchiere, televisive o non, è un altro. Passato il tempo in cui alla gente si poteva tranquillamente dire il contrario della verità, in presenza d’una emergenza o d’un problema grave il metodo adesso è più americano: straparlarne. Parlare compulsivamente della sventura in atto, discuterne il più possibile, dilatare la trattazione fino all’assurdo. In questo modo, già al secondo giorno la gente non ne può più, e appena sente la parola crisi salta altrove, ben sapendo che tante parole non le porteranno il minimo vantaggio. Oppure, come cullate da una nenia ipnotica, le persone si abituano ai discorsi catastrofici, non li temono più, non ci fanno caso, non ci credono: almeno fino a quando non sentono fame.

1 commento:

LUIGI A. MORSELLO ha detto...

Acutissima riflessione di Lietta Tornabuoni, che mi trova del tutto d'accordo, anche perchè anch'io ne ho piene le tasche dopo due-tre tornate televisive del c.d. "approfondimento" !
Solo che io so da che parte sta, probabilmente, la verità.