
Due parole sole: «Stai attenta», in un sms partito dal centralino di un ufficio pubblico, con una numerazione che fa pensare al centro di Roma. A riceverlo è stata una delle ragazze che Tarantini portava a cena dal premier, per svago o per sesso, non è ancora chiaro.
Il particolare è emerso ieri, nel corso dell’udienza di convalida del fermo di Giampaolo Tarantini, quando è stata riletta l’informativa della Gdf sui numerosi tentativi di intossicare questa indagine, messi in atto dal giovane imprenditore rampante ma anche da entità diverse, pure interessate a inquinare il lavoro dei magistrati.
Per capire il significato di quel messaggino è sufficiente collocarlo temporalmente: è stato inviato poco prima che la ragazza venisse ascoltata dagli investigatori della Finanza per avere un riscontro con quello che aveva raccontato Tarantini sul suo ruolo alle feste. E avrebbe sortito i suoi effetti, perché nei giorni scorsi la ragazza ha effettivamente ridimensionato i racconti di Giampi sulle feste, sulle escort, sui rimborsi alle ragazze e sull’eventuale coinvolgimento di politici in questa vicenda.
L’episodio non sarebbe isolato. Gli investigatori ritengono che altre pressioni e altre intimidazioni potrebbero essere arrivate alle ragazze, con modalità diverse e da persone in grado di esercitare su di loro una certa influenza.
Si tratta di uno degli aspetti che venerdì scorso avevano convinto il procuratore capo Laudati a fermare Giampaolo Tarantini in fretta e furia; non perché potesse essere lui il principale sospettato per questo tipo di intimidazioni, ma perché gli investigatori avevano segnalato l’improvviso innalzarsi di una cortina fumogena e inquinante fatta di fughe di notizie su fatti inventati, interviste che lanciavano messaggi in codice e pressioni indebite e trasversali da ambienti esterni al palazzo di Giustizia.
A testimoniare la tensione che si respira in procura c’è il tentativo del procuratore capo Antonio Laudati di spersonalizzare le inchieste per evitare la sovraesposizione dei suoi sostituti, tanto che ieri ha inviato all’udienza di convalida di Tarantini un sostituto diverso da quello che aveva firmato il fermo.
«Le difficoltà maggiori di quest’indagine stanno fuori dal fascicolo» sibila uno dei magistrati maggiormente esposti. E poi spiega che è davvero difficile da capire il motivo di questa sconfessione da parte del gip Fanizzi: «E’ come se ci chiedesse, a noi che lo abbiamo fermato solo per la droga, di mettere tutte le carte in tavola. Come se non le conoscesse, le prove a carico di Tarantini, visto che segue il processo fin dall’inizio». C’è da giurare che la procura lo farà presto. Che verrà fuori la rete di contatti e di protezione che il giovane imprenditore si era creato anche all’estero, sostenuta da notevolissime disponibilità finanziarie. Ma prima di essere accontentato, il gip Fanizzi dovrà aspettare che gli effetti della sua stessa decisione vengano metabolizzati dai suoi colleghi.


1 commento:
HO IL DUBBIO CHE IL NUOVO CAPO DELLA PROCURA NON VOGLIA FARE SUL SERIO, E VOI?
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