mercoledì 23 dicembre 2009

“D’ALEMA AL COPASIR? DEGNO DI PUTIN”


Gli scenari di Pannella: B. ormai è l’anello debole
di Luca Telese


Intervistare Marco Pannella non è mai un compito facile. Questa volta, per esempio non mi ero ancora seduto, che lui già affondava la lama: Il Fatto è un giornale di regime, ma non dei peggiori. Ecco perché non mi dispiace questa occasione.
Se persino il Fatto è di regime, chi non lo è?
Noi. Lo dimostrano settant’anni di battaglie contro la partitocrazia. Le datazioni con Pannella sono variabili: a volte risalgono alla sua data di nascita, a volte alla Rivoluzione francese, altre volte all’università: “La democrazia della rappresentanza l’abbiamo inventata noi, all’Ugi”, mi dice. Il luogo, invece, è sempre lo stesso. L’Ufficio-non-ufficio a via di Torre Argentina. Un grande tavolo ovale, lui, come sempre, a capotavola: scrive, legge, corregge. Questa volta i capelli argentei sono lunghi, pare il generale Custer. Non resisto, gli chiedo perché. Mi rivela che per andare da Fazio se li è raccolti con un codino. Non li taglia per una forma di protesta contro il suo storico barbiere abruzzese, Zazzera: “Ha avuto la cattiva idea di andare in pensione”, dice, nell’unica nota di colore. Poi inizia a parlare con furia alluvionale di quel che gli sta a cuore.“C’è un nuovo patto del regime, il Dalesconi”. Ma prima, ovviamente, mi mette un po’ allo spiedo. Gli do del tu: con Pannella è impossibile il lei: “Vediamo cosa mi attribuisci, questa volta!”, ammonisce
Quello che mi dirai, più o meno.
Nell’ultima intervista hai stravolto persino il mio lessico. Non rispetti la letteralità delle mie parole!.
Se avessi sbobinato l’integrale ci sarebbe voluto un libro.
Per dire: tu scriveresti dalemoni, e non dalesconi”.
Pansa ha inventato l’espressione.
Non mi importa. Io dico dalesconi, il peso onomastico deve essere equilibrato. C’è dale e sconi.
Quale è il nuovo patto?
Prima delle domande, se permetti, partiamo dalla cosa più seria.
Quale sarebbe?
L’immagine di Silvio ferito a Milano. E vorrei che tu scrivessi Silvio.
Cos’ha quell’immagine?
E’ il simbolo più eloquente di come l’Italia sta oggi. E di come Berlusconi sta oggi.
Intendi dire ferito?
Intendo quel che tutti hanno visto. Se dico sta così, ognuno capisce.
Perché allora bisogna partire da questa immagine?
Il disegno di Berlusconi è in crisi.
Sembrerebbe il contrario.
Non mi importa quel che sembra, ma quello che vedo.
Dici che stanno costruendo un nuovo patto.
Oh, sì! Ma questo non toglie che non riusciranno a fare né la riforma, né la conservazione. Nemmeno Berlusconi si salva con il processo breve.
Tecnicamente sì, direi.
Ma politicamente no, ed è questo quello che conta.
Quindi pensi che Berlusconi sia sconfitto?
Non ho detto questo. Ma che il disegno che Berlusconi aveva in mente fino a ieri non c’è più. E che ora il regime ha bisogno di un nuovo assetto. Di cui Berlusconi è l’anello debole. Come lo fu Gelli.
Gelli? Anello “debole”?
“Come il regime in crisi nel 1978 fu costretto alla grande alleanza del compromesso, a vagheggiare il governo degli onesti – era contro solo Malagodi! – così adesso il regime ha bisogno del dalesconi”.
Ti sei pentito dello slogan Pci-Pscalfari-P2-p38?
“Lo rivendico! Era così vero che quando il patto è saltato hanno scoperto, guarda caso, gli elenchi della P2. Così vero che quando cercavano Moro non lo hanno trovato. Ma quando le Br hanno preso Dozier le hanno beccate subito. Ma torniano ad oggi.
Non sei andato da Silvio.
Non vado né ai matrimoni né ai funerali. E’ un modo per andare in tv.
Cosa pensi del discorso di D’Alema sull’Inciucio?
Non usiamo quella parola, è una cosa troppo piccola.
Cos’è abbastanza grande?
Quel che torna è l’essenza del compromesso storico che portò all’assassinio di Moro.
Addirittura?
Cosa fa D’Alema? Esalta il togliattismo degli anni ‘50 e l’articolo 7, a favore del concordato: il primo atto del regime clerico-fascista che abbiamo combattuto coi diritti civili.
Nientemeno.
Tant’è vero che nello stesso tempo rispolvero l’odio contro gli azionisti e i liberali.
E Berlusconi che c’entra?
“D’Alema fa il komunista – e scrivilo con la K! – e Berlusconi lo candida alla carica più importante a livello europeo. Tous se tien”.
Mica tanto. La candidatura non è andata in porto.
(Sgrana gli occhi). Già! E allora ecco che sconi propone dale alla guida dei servizi segreti. Il cerchio si chiude di nuovo.
Il Copasir non è i servizi!
Peggio. E’ la politica di controllo e di indirizzo.
E’ come la Vigilanza Rai...
Col cavolo. La Vigilanza è pubblica. Il Copasir segreto.
Se c’è Rutelli è sicuro, se c’è D’Alema è un golpe?
Francesco infatti l’ha tenuta con grande correttezza.
Vuoi dire che D’Alema non farà altrettanto?
Dico che la storia combinata di Berlusconi, che non senso dello Stato. E quella di D’Alema, che lo subordina alla ragion di partito, produce un’unità di intenti putiniano-gheddafiana. Putiniano evoca il liberticidio, l’omicidio politico della Politkovskaja
Anche questa unità può produrli. Non commissionarli, ma produrli.
E’ un modo per distendere i toni.
“Cerchi il retroscena e non vedi la scena. Ho detto, non a caso, anche gheddafiana...
Insinuai che c’è di mezzo la geopolitica del gas?
Dico che il patto su cui si regge il dalesconi è così fragile che non ci sarà nessun 25 luglio. La partitocrazia è debole.
E Quindi?
L’unica possibile alternativa di regime è il sentimento di massa del popolo.

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