
"L'ho colpito perché odio la sua politica". Dopo quasi due ore di interrogatorio Massimo Tartaglia, l'aggressore del premier, consegna ad Armando Spataro il magistrato a capo del pool antiterrorismo che lo sta interrogando questa motivazione del suo folle gesto.Il quarantaduenne, "psicolabile da quando aveva 18 anni", ha detto amaramente il padre, ha fornito la sua versione dei fatti. Quando era stato arrestato dalla sicurezza del premier aveva farfugliato: "Non sono io, non sono nessuno", poi negli uffici della Digos ha messo ordine nei sui pensieri confusi ed ha raccontato di essersi diretto in piazza del Duomo dopo che gli era "saltato" l'appuntamento che aveva con un'amica. Dice di aver ascoltato l'intervento del premier e di essersi allontanato infastidito per quello che aveva sentito. Poi, mentre stava raggiungendo la metropolitana ha visto la macchina del presidente del Consiglio parcheggiata, ma soprattutto ha sentito le grida di alcuni contestatori che hanno attratto la sua attenzione, così si è infilato in una strada laterale per tornare indietro e si è trovato davanti Berlusconi. A quel punto, confessa, "l'ho visto ed ho tirato l'oggetto".
Un racconto, quello di Tartaglia, giudicato tutto sommato "coerente nonostante sia chiaramente frutto di una mente disturbata".
Nelle tasche e nella valigetta che l'uomo portava con sé ieri gli agenti hanno trovato un bizzarro "armamentario": una bomboletta di spray urticante, una lastra in plexiglass di venti centimetri, un crocifisso in gesso lungo circa 30 centrimetri, un soprammobile in quarzo e un accendigas di grosse dimensioni. Prima c'era anche la miniatura in alabastro del Duomo scagliata contro il premier. E' andata in frantumi e i pezzi sono stati raccolti sul luogo dell'aggressione.
Ora gli investigatori scavano nelle reti di amicizie dell'uomo; ma che abbia agito da solo sembra ormai appurato. Lo dice il padre Alessandro, che gli amici descrivono "sconvolto" e impotente di fronte alla malattia mentale del figlio che, giura, "non aveva mai avuto atteggiamenti aggressivi contro altri". "Massimo ha agito da solo, non ha mai fatto parte di gruppi politici. Ieri ci ha detto che sarebbe uscito con un'amica". E questo conferma le parole di Massimo mentre il padre non crede all'odio per il premier confessato dal figlio: "Mai manifestato un'avversione violenta per Berlusconi. In casa si parla di politica ma in modo normale e adesso non so come fare ad aiutare mio figlio".
La magistratura intanto procede per lesioni con l'aggravante della premeditazione e del fatto che la vittima è un pubblico ufficiale. La Digos ha inviato in procura l'informativa sull'accaduto ed il procuratore aggiunto Spataro sta preparando la richiesta di convalida dell'arresto. Il legale del premier Niccolò Ghedini ha detto di voler sentire il Cavaliere prima di decidere se denunciare o no Tartaglia. Comunque il reato di cui è accusato è perseguibile di ufficio.
(14 dicembre 2009)

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